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Anthony Joshua può saltare la conferenza con Tyson Fury: nodo VADA prima del lancio

Anthony Joshua valuta di saltare la conferenza con Tyson Fury a Londra: al centro della disputa ci sono i controlli antidoping VADA.

Redazione··3 min di lettura
Anthony Joshua May Skip Tyson Fury Press Conference

Anthony Joshua può saltare la conferenza stampa di lancio con Tyson Fury prevista a Londra, e al centro della tensione c’è il tema dei controlli antidoping. Secondo quanto riportato dalla stampa britannica, il campione inglese difficilmente lascerà il suo training camp di Dubai per presentarsi all’evento di mercoledì se Fury non entrerà prima nel programma di test della Voluntary Anti-Doping Association (VADA).

La posizione del team Joshua è chiara: per un incontro di questa portata, entrambi i pugili dovrebbero sottoporsi allo stesso protocollo antidoping fin dal momento della firma dei contratti. La questione, però, sarebbe legata alle diverse scadenze previste dagli accordi firmati dalle parti. Stando alle indiscrezioni, il team di Fury avrebbe sostenuto di essere pronto a contattare VADA una volta completata ufficialmente la finalizzazione del match.

Eddie Hearn, promotore vicino a Joshua, ha sottolineato che i test avrebbero dovuto iniziare contestualmente alla firma iniziale dei contratti. Allo stesso tempo, ha ammesso che, in base ai termini dell’accordo di Fury, il pugile di Morecambe potrebbe anche non essere stato obbligato a iscriversi nello stesso momento. È proprio questa differenza contrattuale il punto su cui Joshua sta facendo leva.

Dal punto di vista mediatico, l’eventuale assenza di Joshua alla conferenza stampa rappresenterebbe un problema pesante per gli organizzatori. Un faccia a faccia tra i due è infatti fondamentale per promuovere un evento di tale richiamo mondiale. Se Joshua dovesse restare a Dubai, gli organizzatori si troverebbero privi dell’immagine simbolo del lancio del match, con inevitabili ripercussioni sulla comunicazione dell’incontro.

Joshua, inoltre, avrebbe già pubblicato un’email attribuita a VADA nella quale si chiedeva se Fury fosse intenzionato ad aderire al programma di test. Un gesto che ha contribuito ad aumentare la pressione pubblica sulla controparte, pur senza arrivare ad accuse dirette di doping. Né Joshua né Hearn, infatti, hanno accusato apertamente Fury di aver assunto sostanze proibite: il punto contestato riguarda esclusivamente la trasparenza e la tempistica dell’adesione ai controlli.

Un altro elemento emerso riguarda la licenza del British Boxing Board of Control. Secondo le stesse fonti, Fury non risulterebbe in possesso di una licenza attiva del Board e, di conseguenza, non sarebbe stato sottoposto nemmeno al programma antidoping britannico. Anche in questo caso, il dato descrive lo stato della situazione ma non chiarisce il motivo dell’eventuale mancovo rinnovo.

La strategia di Joshua sembra quindi mirata a ottenere una risposta rapida, senza però mettere realmente in pericolo il combattimento. Se Fury dovesse aderire a VADA nelle prossime ore, la polemica perderebbe gran parte della sua forza e la macchina promozionale potrebbe ripartire senza ulteriori scossoni. In caso contrario, la conferenza di mercoledì rischierebbe di trasformarsi in un segnale concreto del peso politico e mediatico che Joshua è ancora in grado di esercitare su uno degli eventi più attesi del pugilato mondiale.

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