Zuffa Boxing avrebbe rallentato la propria avanzata nel pugilato dopo il ridimensionamento del sostegno economico dell’Arabia Saudita. È questa l’analisi di Bob Arum, storico promotore di Top Rank, secondo il quale l’ampia disponibilità di capitali sauditi aveva permesso alla società di proporre compensi molto elevati a pugili come Shakur Stevenson.
Intervistato da Fight Hub TV dopo essersi ripreso da un intervento chirurgico al ginocchio, Arum ha espresso forti dubbi sulla continuità degli investimenti provenienti dal Golfo. «I sauditi si stanno chiaramente tirando indietro», ha dichiarato, come riportato da Bad Left Hook. «Chissà se continueranno a essere coinvolti nel pugilato dopo quest’anno».
Il modello economico di Zuffa Boxing
La questione sollevata da Arum non riguarda una cintura o una singola categoria di peso, ma la sostenibilità finanziaria dell’intero progetto di Zuffa Boxing. Il promotore ha ricordato che la società aveva comunicato ai propri azionisti di non voler utilizzare capitale proprio per organizzare gli incontri.
Secondo il fondatore di Top Rank, un eventuale cambio di strategia in assenza dei finanziamenti sauditi potrebbe esporre l’azienda ad azioni legali da parte degli azionisti. Si tratta dell’interpretazione di Arum, che vede nel denaro esterno il principale elemento alla base delle offerte presentate dalla nuova realtà promozionale.
«Se qualcuno mi desse un barile di soldi per organizzare incontri, farei un buon lavoro? Certo», ha osservato Arum. «Ma chiunque farebbe un buon lavoro». Per il veterano promoter, la vera prova consiste nel costruire eventi di alto livello con un budget collegato alle entrate che il singolo combattimento può realisticamente produrre.
Il caso Shakur Stevenson e l’accordo da 15 milioni
Arum ha indicato come esempio il mancato accordo con Shakur Stevenson. Secondo quanto riportato, il pugile avrebbe interrotto il rapporto con Zuffa prima ancora di disputare un incontro sotto la sua promozione, dopo che le condizioni economiche da 15 milioni di dollari erano diventate impraticabili.
«Una volta capito che dall’Arabia Saudita non sarebbe arrivato il denaro necessario per finanziare un accordo da 15 milioni di dollari, che cosa fai?», ha domandato Arum. Il mancato debutto di Stevenson rappresenterebbe quindi, nella sua lettura, il segnale più evidente del cambiamento in corso.
Il promotore ha citato anche il fallimento delle trattative per un incontro tra Stevenson e Devin Haney. A suo giudizio, il progetto sarebbe saltato perché i compensi promessi da DAZN e Zuffa superavano la cifra che il combattimento avrebbe potuto generare. Il punto centrale resta dunque il rapporto tra le borse garantite agli atleti e la reale redditività dell’evento.
Il precedente di PBC e dei capitali esterni
Guardando al futuro della boxe dopo un eventuale ritiro dei fondi sauditi, Arum ha tracciato un parallelo con precedenti periodi nei quali grandi quantità di capitale esterno sono entrate nel settore. In particolare, ha ricordato il progetto Premier Boxing Champions di Al Haymon, che avrebbe consumato centinaia di milioni di dollari provenienti da un accordo con un fondo comune d’investimento.
Per Arum, tuttavia, il pugilato continuerà anche se il modello dei compensi dovesse cambiare. «Tutto quello che so è che questo sport andrà avanti e che verranno organizzati grandi incontri», ha affermato. «Resta da vedere come saranno pagati tutti». La sua previsione non mette quindi in discussione la sopravvivenza della disciplina, ma il livello delle borse e il modo in cui saranno finanziati i grandi eventi.
Fury-Joshua e lo scontro tra Hearn e White
Arum è intervenuto anche sulla disputa tra Eddie Hearn e Dana White in merito al possibile coinvolgimento di quest’ultimo nell’organizzazione di Tyson Fury-Anthony Joshua. Il confronto, atteso da tempo nel panorama dei pesi massimi, dovrebbe disputarsi in Arabia Saudita, anche se il quadro promozionale non è ancora definito.
Su questo punto Arum si è schierato con Hearn: «Eddie ha ragione. Dana non ha un contratto con nessuno». La questione relativa al potenziale incontro tra Fury e Joshua dovrebbe essere discussa durante un’udienza prevista a novembre a Londra.
Le prossime tappe dipenderanno quindi sia dalle decisioni sui finanziamenti sauditi sia dall’evoluzione delle trattative tra promotori e piattaforme. Per Zuffa Boxing, secondo Arum, la sfida sarà dimostrare di poter organizzare incontri economicamente sostenibili anche senza fare affidamento su capitali esterni sufficienti a coprire compensi fuori mercato.




