Canelo Alvarez si affida al team di preparazione atletica di Oleksandr Usyk per migliorare la resistenza in vista dell’incontro del 31 ottobre contro Christian Mbilli, a Riyadh. La sfida sulle dodici riprese metterà alla prova la sua tenuta, soprattutto nelle fasi avanzate del match.
Il camp di allenamento è a Gandia, in Spagna. Canelo ha coinvolto specialisti esterni per il lavoro atletico, mentre Eddy Reynoso continua a seguire la preparazione pugilistica. L’obiettivo è farsi trovare pronto quando la fatica comincerà a pesare: Mbilli, infatti, è un avversario giovane e abituato a mantenere una pressione costante.
«Nel lavoro di forza e condizionamento sto imparando cose nuove», ha raccontato Canelo a The Ring. «Lo apprezzo, perché stanno mettendo tutta la loro energia su di me e stanno facendo tutto in base a ciò di cui ha bisogno per la boxe il mio allenatore, Eddy Reynoso».
La pressione di Mbilli mette alla prova la tenuta di Canelo
Il ritmo insistente di Mbilli è il motivo principale di questo cambiamento nella preparazione. Canelo sa punire chi gli entra nella distanza, ma per conquistare i round potrebbe aver bisogno di mantenere un volume di colpi costante. Affidarsi soltanto a contrattacchi precisi e sporadici rischia di lasciare troppo spazio a un avversario che avanza e continua a colpire.
La domanda centrale è se Alvarez riuscirà a sostenere l’offensiva oltre la metà dell’incontro. A 36 anni, torna dopo la sconfitta contro Terence Crawford e l’intervento chirurgico al gomito sinistro; alle sue spalle c’è inoltre oltre un anno lontano dal ring. La sua condizione e la capacità di esprimersi con continuità per dodici riprese saranno quindi aspetti decisivi.
Il lavoro atletico dovrà tradursi in continuità sul ring
Il testo originale sottolinea che l’efficacia del metodo di Usyk non si trasferisce automaticamente a un pugile con caratteristiche diverse. Usyk ha costruito nel tempo una preparazione orientata al movimento e a un’attività continua; Canelo, invece, basa parte del suo stile su una posizione più stabile e sulle rotazioni del busto per generare potenza. La sfida sarà adattare il lavoro atletico alle sue esigenze pugilistiche, senza dare per scontato che esercizi pensati per un altro stile risolvano ogni problema di tenuta.
Mbilli viene descritto come un avversario che può arrivare a lanciare oltre 80 pugni per ripresa, accettando di incassare pur di restituire i colpi e accorciare la distanza. Un ritmo del genere può rendere difficile trovare pause e imporrà a Canelo di gestire bene energie e difesa. La nuova preparazione può offrire stimoli diversi, ma la prova concreta sarà la capacità di mantenere il lavoro quando la fatica si farà sentire.
Allenarsi in Spagna aiuta anche ad abituarsi al fuso orario dell’Arabia Saudita. Canelo ha raccontato di essersi sentito «davvero strano» in occasione del suo incontro mattutino contro William Scull e ha detto di aver chiesto a Turki Alalshikh di programmare l’ingresso sul ring non oltre la mezzanotte o l’una di notte. Un orario più adatto può favorire la preparazione all’incontro, ma non elimina la pressione che Mbilli porterà sul ring.
In vista del 31 ottobre, il lavoro con il gruppo di Usyk dovrà quindi dimostrare di poter aiutare Canelo a mantenere un’offensiva regolare anche nei round conclusivi. Il confronto con Mbilli sarà il primo banco di prova descritto nell’articolo per valutare se il nuovo approccio atletico si tradurrà in maggiore continuità durante il match.




