Canelo Alvarez-Christian Mbilli resta uno dei match più attesi dell’autunno pugilistico, ma a poche settimane dalla data prevista del 31 ottobre a Riad cresce un interrogativo pesante: al momento non risulta ancora attivato il programma di test antidoping VADA atteso per l’incontro.
Secondo quanto riferito a BoxingScene da una fonte a conoscenza della situazione, la Voluntary Anti-Doping Association, con sede in Nevada, non avrebbe ancora ricevuto alcun pagamento per testare né Saul “Canelo” Alvarez, campione in quattro categorie di peso con record di 63-3-2 (39 KO), né il canadese Christian Mbilli, imbattuto con 29-0-1 (24 KO), attuale campione WBC dei supermedi.
Il nodo ruota attorno all’organizzazione dell’evento, affidata al promoter saudita Sela. Richard Schaefer, consigliere di Alvarez, ha scaricato la responsabilità sugli organizzatori: “È una domanda da fare a Sela. Canelo è pronto, disponibile e favorevole ai controlli, e per quanto mi risulta Sela è in contatto con VADA”. Tuttavia, più tardi nella stessa giornata, un’altra fonte vicina al dossier ha ribadito che VADA non sarebbe stata ancora formalmente coinvolta per questo combattimento.
La questione assume particolare rilevanza perché il WBC richiede ai propri campioni e ai primi 15 classificati di aderire al Clean Boxing Program, che prevede controlli casuali e comunicazione della reperibilità degli atleti. Per i match titolati, però, l’attenzione è normalmente ancora più alta, proprio per garantire un confronto il più possibile trasparente e regolare.
Il tema antidoping, nel caso di Canelo, non può passare inosservato. Nel 2018 il messicano venne sospeso dopo essere risultato positivo al clenbuterolo, episodio che fece slittare la rivincita poi vinta contro Gennady Golovkin. Alvarez sostenne allora di aver assunto involontariamente la sostanza attraverso carne contaminata in Messico. Da quel momento, il fuoriclasse di Guadalajara ha progressivamente consolidato la propria adesione ai programmi VADA. Mbilli, invece, non è mai risultato positivo a sostanze dopanti.
Schaefer ha provato a rassicurare l’ambiente: “Tutti saranno sottoposti ai test antidoping, Canelo si sta allenando duramente e il match si farà. È tutto a posto. Sarà una sfida incredibile”. Lo stesso dirigente ha spiegato che Alvarez, attualmente in preparazione in Spagna con il suo storico allenatore Eddy Reynoso e con il supporto dell’ex campione indiscusso dei massimi Oleksandr Usyk, avrebbe già fornito a VADA i moduli sulla reperibilità. Inoltre, Mbilli risulterebbe iscritto al Clean Boxing Program.
Resta però un dato concreto: gli esperti di antidoping sottolineano da tempo che un protocollo VADA davvero approfondito, soprattutto per un evento di alto profilo, dovrebbe iniziare diversi mesi prima del combattimento o almeno entro una finestra di circa sei settimane. Una tempistica che, a questo punto, sarebbe ormai praticamente scaduta.
Ciò non significa automaticamente che il match salterà. L’incontro può comunque andare avanti, ma con il rischio di affidarsi a un volume di controlli non ancora chiaro e verosimilmente gestito dalla commissione saudita, anziché da un programma VADA strutturato in stile olimpico come inizialmente atteso.
Intanto attorno alla riunione saudita continuano a circolare anche altri dubbi. Nelle ultime settimane si sono diffuse indiscrezioni su un possibile spostamento dell’evento dal Medio Oriente agli Stati Uniti, sullo sfondo delle tensioni geopolitiche nell’area dopo attacchi con droni attribuiti all’Iran in Arabia Saudita. Anche su questo fronte Schaefer ha minimizzato, sottolineando che gli attacchi non avrebbero colpito Riad.
Nonostante l’enorme interesse attorno al ritorno di Canelo, né Sela né il potente finanziatore della boxe saudita Turki Alalshikh hanno ancora annunciato ufficialmente la card. E, secondo ulteriori informazioni raccolte da BoxingScene, almeno due pugili destinati a comparire nello stesso evento, il campione dei piuma Rafael Espinoza e il contender dei superleggeri Lindolfo Delgado, non avrebbero ancora ricevuto i contratti per i rispettivi incontri.
Il quadro, in sostanza, resta aperto su più fronti: organizzazione, contratti, logistica e soprattutto antidoping. Il match tra Alvarez e Mbilli conserva tutto il suo fascino tecnico e commerciale, ma l’assenza di una conferma chiara sul programma VADA rischia di trasformarsi in un tema ingombrante da qui al gong iniziale.




