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Canelo Alvarez-Christian Mbilli, si restringe la finestra per i test VADA

La sfida Canelo Alvarez-Christian Mbilli verso Riyadh è già sotto i riflettori: i test VADA non sono ancora partiti e il tempo utile si riduce.

Redazione··3 min di lettura
Canelo AlvarezChristian Mbilli Testing Window Keeps Shrinking

Si restringe la finestra per i test VADA in vista di Canelo Alvarez-Christian Mbilli, il match mondiale dei supermedi WBC in programma il 31 ottobre a Riyadh. A poco più di un mese dall’evento, il programma di controlli antidoping atteso per il grande appuntamento non sarebbe ancora partito, alimentando interrogativi su tempi e gestione di una delle sfide più attese dell’autunno pugilistico.

Secondo quanto riferito da fonti vicine alla situazione, il promotore saudita Sela non avrebbe ancora effettuato il pagamento necessario a VADA per avviare i test sui due pugili. Più tardi, nella stessa giornata, un dirigente avrebbe inoltre confermato che l’agenzia non era stata ancora contattata ufficialmente per questo incontro.

Richard Schaefer, consigliere di Canelo Alvarez, ha rinviato ogni domanda direttamente a Sela. Da parte del team del campione messicano, il messaggio è chiaro: Canelo sarebbe pronto a sottoporsi ai controlli e avrebbe già inviato i moduli con le informazioni di reperibilità. Schaefer ha aggiunto di ritenere che il promotore sia in contatto con VADA e ha ricordato anche l’adesione di Christian Mbilli al programma WBC Clean Boxing, ribadendo la convinzione che entrambi i pugili verranno testati.

Il punto centrale, però, non riguarda soltanto il fatto che i test si facciano, ma soprattutto quando inizieranno. I controlli a sorpresa hanno infatti maggiore efficacia quando coprono una parte ampia del training camp. Un eventuale avvio in ottobre consentirebbe ancora di raccogliere campioni, ma non permetterebbe di recuperare il tempo già trascorso. Fornire i dati di reperibilità è certamente un passaggio importante, ma non equivale all’esistenza di un programma attivo di test.

Il ritardo appare ancor più sorprendente se si considera il peso mediatico ed economico di un evento che ruota attorno a Canelo. Le parole di Schaefer spostano ora l’attenzione sugli organizzatori, che per il momento non hanno spiegato pubblicamente perché il programma previsto non sia ancora operativo. Una risposta chiara, in un contesto del genere, appare necessaria prima dell’arrivo dei pugili a Riyadh.

La vicenda assume inoltre una sensibilità particolare per via della sospensione inflitta a Canelo nel 2018 per clenbuterolo. All’epoca il fuoriclasse messicano attribuì la positività a carne contaminata e da allora ha più volte confermato il proprio impegno a sottoporsi ai controlli VADA. Mbilli, dal canto suo, non è mai risultato positivo a sostanze proibite. Il ritardo attuale non rappresenta una prova di scorrettezze da parte di nessuno dei due, ma finisce comunque per generare dubbi evitabili attorno a entrambi.

Nel frattempo, il quadro organizzativo dell’evento resta incompleto. Sela e Turki Alalshikh non hanno ancora annunciato formalmente la card, mentre altri pugili indicati come possibili partecipanti, tra cui Rafael Espinoza e Lindolfo Delgado, non avrebbero ancora ricevuto i contratti per i rispettivi match. Schaefer continua a garantire che Canelo-Mbilli si farà, ma l’avvio del programma antidoping promesso darebbe senza dubbio maggiore solidità e credibilità all’intera operazione.

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