Canelo Alvarez vuole restare fedele ai piani con Riyadh Season anche in un momento di forte incertezza. Dopo un lungo stop, il messicano si prepara a tornare sul ring contro Christian Mbilli per il titolo WBC dei supermedi, ma intorno all’evento restano interrogativi legati agli attacchi degli Houthi e al clima di tensione nella regione.
La determinazione di Canelo, già emersa più volte nel corso della carriera, si è vista ancora una volta. Dopo la sconfitta contro Terence Crawford dello scorso settembre, Alvarez è rimasto fermo soprattutto per un infortunio al gomito. Ora è pronto al rientro e, nonostante i dubbi sul regolare svolgimento dell’evento, non sembra intenzionato a cambiare rotta.
Parlando con Mike Coppinger, il pugile ha spiegato chiaramente quali siano le sue intenzioni: “Parlerò con Turki per capire cosa ci aspetta. Ma voglio combattere presto, tipo a febbraio, una cosa del genere. Poi vedremo, perché mi restano due incontri a Riyadh. Quindi questo e un altro ancora. Voglio fare questo a Riyadh e poi il prossimo a febbraio, e dopo vedremo cosa succederà.”
L’accordo con Riyadh Season e il piano di Canelo
Le parole di Alvarez rispondono anche ai dubbi emersi di recente sulla sua frequenza di attività. In alcune interviste, infatti, lo stesso Canelo aveva lasciato intendere di non voler combattere troppo spesso. Tuttavia, il suo calendario è strettamente legato all’intesa firmata con Turki Alalshikh e con Riyadh Season.
Nel febbraio 2025 l’ex campione del mondo ha sottoscritto un accordo di quattro incontri con il potente organizzatore saudita e la sua struttura. L’intesa è arrivata dopo l’ipotesi di un match contro Jake Paul, lo YouTuber diventato pugile. Il primo combattimento del contratto si è disputato il 3 maggio 2025, quando Canelo ha battuto William Scull tornando campione indiscusso dei pesi supermedi, cioè a 168 libbre, per la seconda volta in carriera.
Il secondo capitolo dell’accordo è stato il match del 13 settembre 2025 contro Terence Crawford. In quell’occasione Alvarez ha perso ai punti per decisione unanime e, successivamente, è rimasto inattivo dopo essersi sottoposto a un intervento chirurgico al gomito. La sfida imminente contro Mbilli rappresenta quindi il terzo incontro previsto dal contratto, lasciandogli un solo match ancora da disputare per completare l’impegno con Riyadh Season.
Il peso del match con Mbilli
Il confronto con Christian Mbilli ha un’importanza notevole sia per il titolo in palio sia per il momento della carriera di Canelo. In palio c’è la cintura WBC dei supermedi, una delle sigle più prestigiose del pugilato mondiale in una categoria storicamente molto competitiva. Per Alvarez, riconquistare un titolo avrebbe anche un valore simbolico dopo la battuta d’arresto contro Crawford e il successivo periodo di stop.
Secondo le quote, Canelo si presenta come favorito. Se dovesse imporsi e tornare campione, è plausibile che il fuoriclasse messicano cerchi di chiudere in tempi rapidi il suo accordo con Riyadh Season, per poi decidere con maggiore libertà la fase finale di una carriera già celebratissima.
Le prospettive per il finale di carriera
Alvarez avrebbe fatto sapere di immaginare ancora quattro o cinque incontri prima del ritiro definitivo. Ha parlato anche del match d’addio, spiegando di volerlo disputare davanti al pubblico di casa, all’Estadio Azteca di Città del Messico. In quest’ottica, completare il contratto in essere appare un passaggio importante per gestire senza vincoli i prossimi appuntamenti.
Inoltre, le notizie secondo cui il match con Mbilli potrebbe essere trasmesso gratuitamente sulla televisione in chiaro in Messico sembrano indicare la volontà di raggiungere un pubblico ancora più ampio. Sarebbe un segnale significativo per un campione che resta uno dei volti più popolari del pugilato internazionale.
L’incertezza sull’evento del 31 ottobre
Al di là dei piani sportivi di Canelo, resta aperta la questione più delicata: il combattimento del 31 ottobre si farà davvero come previsto? Mentre la preparazione prosegue, i timori legati alla situazione regionale continuano ad alimentare dubbi.
Un post di Politics Global ha riportato che la General Entertainment Authority starebbe valutando la cancellazione di tutti gli eventi di Riyadh Season dopo i recenti attacchi degli Houthi. Se queste indiscrezioni trovassero conferma, anche il match di Canelo potrebbe finire inevitabilmente sotto esame.
L’evento è guidato dalla stessa compagnia promozionale di Alvarez, con il coinvolgimento di The Ring e di Riyadh Season, mentre DAZN figura come principale partner televisivo. Per questo motivo, le notizie relative all’eventuale stop degli appuntamenti sauditi hanno un impatto diretto anche sull’incontro del 31 ottobre.
Da settimane i media internazionali raccontano delle ostilità nella zona e, con l’aumento delle tensioni, sono tornate le domande sull’opportunità di confermare la riunione senza modifiche. Oscar De La Hoya, da tempo critico sia verso Canelo sia verso Turki Alalshikh, ha messo in discussione il fatto che gli organizzatori stiano privilegiando gli incassi del match di Riyadh rispetto alla tutela della vita umana.
La posizione di Canelo e il messaggio di Turki Alalshikh
Le critiche sono arrivate dopo un messaggio pubblicato da Turki Alalshikh, nel quale il dirigente saudita ha riferito che Canelo gli avrebbe garantito personalmente la volontà di combattere comunque a Riyadh in ottobre. Nel post si legge: “Canelo mi ha contattato e mi ha detto che combatterà comunque a Riyadh questo ottobre, qualsiasi cosa accada. Non ha paura di nulla. Il mio Paese ospita le due Sacre Moschee, terra di pace, sicurezza, grande civiltà, storia profonda e persone dal cuore gentile. Grazie a tutti quelli che ci hanno contattato e mostrato sostegno. I momenti difficili rivelano i veri amici.”
Pur avendo già vissuto cambi di data e sede in occasione del match con Crawford, Canelo non si era mai trovato prima d’ora al centro di un simile livello di attenzione per ragioni legate a tensioni politiche e di sicurezza.
Preparazione, rientro e prossime tappe
Un precedente storico spesso richiamato in casi del genere è il grande evento del 1974 tra Muhammad Ali e George Foreman a Kinshasa, nello Zaire, organizzato anch’esso in un contesto segnato da preoccupazioni politiche e di sicurezza. Il paragone aiuta a inquadrare la delicatezza del momento, anche se la situazione di Canelo resta tutta da definire.
Nel suo caso, sono passati più di dodici mesi dall’ultimo incontro. Dopo l’operazione, Alvarez ha recuperato e ha ripreso ad allenarsi intensamente nella struttura di Oleksandr Usyk in Spagna. Una scelta che potrebbe anche essere legata alla necessità di adattarsi meglio al fuso orario di Riyadh.
Alla luce del contesto e del programma delineato dallo stesso pugile, Canelo sembra intenzionato a chiudere il prima possibile il capitolo Mbilli e a pensare subito al successivo impegno. Resta però da capire se l’evoluzione della situazione nella regione consentirà davvero di rispettare i suoi piani.
Modifiche apportate: traduzione integrale in italiano; riorganizzazione della struttura in paragrafi e sottotitoli; maggiore chiarezza e fluidità; ampliamento con contesto su titolo WBC, categoria dei supermedi, accordo con Riyadh Season e implicazioni per il finale di carriera, senza aggiungere fatti non presenti nel testo originale.




