Christian Mbilli è convinto che la potenza di Canelo Alvarez non sia più quella di qualche anno fa e ritiene che questo sia il momento giusto per affrontarlo. Il francocamerunese, tra i nomi più ambiziosi della scena dei supermedi, ha indicato il 31 ottobre come data ideale per una sfida che potrebbe cambiare gli equilibri della categoria.
Parlando a DAZN con Todd Grisham, Mbilli ha riconosciuto che Canelo resta un pugile estremamente pericoloso, ma ha anche sottolineato come il messicano, secondo lui, stia mostrando segnali di calo sotto il profilo dell’impatto offensivo. “Adesso è più vecchio, ma è ancora molto pericoloso e ha un’ottima potenza. Molto, molto bravo nel contro colpo. Però penso che questo sia il momento migliore per me per fare questo combattimento”, ha spiegato Mbilli.
Quando gli è stato chiesto quale punto debole potrebbe sfruttare, Mbilli è stato ancora più diretto: “Penso che adesso la sua potenza stia scendendo un po’, ma resta pericoloso. È ancora competitivo, però cinque anni fa era su un altro livello. Ora, secondo me, è un po’ calato”.
I numeri, almeno in parte, alimentano questa lettura. Canelo Alvarez non ottiene un successo prima del limite dai tempi della vittoria contro Caleb Plant nel 2021. Da allora, i successivi otto incontri sono tutti arrivati ai punti, comprese le sconfitte contro Dmitry Bivol e Terence Crawford. Un dato che può far pensare a una minore capacità di chiudere i match, anche se da solo non basta a certificare un vero declino della sua potenza.
In realtà, il digiuno di KO può essere letto anche in un altro modo. Contro Crawford, per esempio, Canelo ha dovuto inseguire un bersaglio mobile, costretto continuamente a riposizionarsi e a reagire a finte e cambi di angolo. In un contesto del genere, il problema non è soltanto la forza dei colpi, ma anche la quantità e la pulizia delle occasioni create per piazzarli con piena efficacia.
Mbilli, sul piano tattico, rappresenterebbe un test del tutto diverso. È un pugile che avanza, porta combinazioni e ama lavorare al corpo. Se riuscisse a costringere Canelo a difendersi per lunghi tratti, potrebbe togliere brillantezza e benzina ai suoi contrattacchi. Un singolo colpo pesante ogni tanto potrebbe non bastare per fermare il ritmo di Mbilli, soprattutto se quest’ultimo riuscisse ad assorbire e ripartire subito all’attacco.
Ma è proprio qui che si nasconde il rischio più grande per lui. Per entrare nella corta distanza e lavorare al corpo di Canelo, Mbilli dovrebbe inevitabilmente passare nella zona dei suoi micidiali colpi d’incontro. Sergiy Derevyanchenko, nonostante un bicipite sinistro lesionato, era riuscito comunque a trovare Mbilli con destri puliti: aperture che un fuoriclasse come Canelo saprebbe leggere e punire con ancora maggiore precisione.
Per questo, la chiave di un eventuale match starebbe nell’equilibrio tra pressione e disciplina difensiva. Mbilli dovrebbe far difendere Canelo senza offrirgli bersagli facili in linea centrale, lavorare al corpo, restare vicino e continuare a tirare proprio nei momenti in cui il messicano cercherebbe di rallentare il ritmo. Se però in ingresso dovesse incassare troppi contri netti, quella pressione costante rischierebbe di spegnersi rapidamente.
Il dibattito, dunque, resta apertissimo: Canelo Alvarez è davvero in fase calante oppure sta semplicemente affrontando avversari e situazioni tattiche che rendono più difficile chiudere prima del limite? Mbilli ha lanciato il guanto della sfida e ha indicato il suo momento. Adesso resta da capire se il ring confermerà la sua lettura o se Canelo saprà dimostrare di avere ancora la potenza e il tempismo per respingere l’assalto di uno dei contender più aggressivi della divisione.




