Oscar De La Hoya ha rivelato che il pugile che lo colpì più duramente in carriera non fu Manny Pacquiao, ma Ike Quartey. L’ex campione messicano-statunitense ha spiegato che i colpi del ghanese erano persino più pesanti di quelli incassati contro il “Pac Man”, arrivando a descrivere quella sensazione come particolarmente dolorosa.
De La Hoya affrontò Pacquiao nel 2008 e venne sconfitto per stop all’ottavo round, in quello che sarebbe poi diventato l’ultimo incontro della sua carriera da Hall of Fame. In quel periodo, però, il “Golden Boy” non era più al massimo della forma e, inoltre, si era presentato a 145 libbre dopo aver combattuto in categorie di peso superiori nei match precedenti.
Per fare un confronto, contro Floyd Mayweather aveva perso con verdetto non unanime a 154 libbre, mentre prima ancora era stato messo KO al nono round da Bernard Hopkins nel loro confronto nei pesi medi del 2004. Nonostante questi grandi nomi affrontati sul ring, De La Hoya sostiene che il pugile che lo mise maggiormente in difficoltà per potenza fu Quartey.
Secondo l’ex campione, il match più duro sotto questo aspetto risale infatti al 1999, quando riuscì comunque a difendere il titolo mondiale WBC dei pesi welter vincendo ai punti con decisione non unanime. Dall’altra parte del ring c’era Ike Quartey, ex campione WBA dei welter, che riuscì anche a mandarlo al tappeto nel sesto round.
Parlando anni dopo con Showboy Sho, De La Hoya ha paragonato quell’incontro a un film di Rocky e ha raccontato quanto fossero pesanti i colpi del rivale: “Pensavo avesse dei mattoni nelle mani. Colpiva così forte. Mi colpiva e io pensavo: ‘Oh, accidenti’. Faceva un male diverso; era doloroso. [Ma] è stato un combattimento divertente. Era come un film di Rocky: lui ha mandato giù me una volta e poi io ho mandato giù lui [due volte]”.
De La Hoya ha poi ricordato anche l’equilibrio del match fino alle battute finali: “L’incontro era in parità [sui cartellini] entrando nell’ultimo round. Così l’ho messo all’angolo, ho tirato circa 35 pugni, l’ho colpito in faccia e lui continuava comunque a rispondere”.
Dopo il knockdown subito, De La Hoya riuscì a mandare al tappeto Quartey nello stesso round, prima di ottenere un altro knockdown nella dodicesima ripresa e chiudere infine con una vittoria ai punti.
Il confronto con Quartey resta uno dei più memorabili della carriera del “Golden Boy” anche per il contesto della categoria. In quel periodo De La Hoya era campione WBC dei pesi welter, una divisione storicamente ricchissima di talento e spesso considerata tra le più competitive del pugilato mondiale. Il fatto che indichi proprio Quartey come il puncher più duro mai affrontato dà ulteriore peso alla reputazione del ghanese.
Quartey, del resto, aveva già conquistato il titolo WBA dei pesi welter e ha chiuso la carriera con un record di 37 vittorie in 42 incontri, 32 delle quali ottenute prima del limite. Numeri che aiutano a spiegare perché De La Hoya, pur avendo condiviso il ring con campioni del calibro di Pacquiao, Mayweather e Hopkins, continui ancora oggi a ricordare il ghanese come l’uomo dai colpi più pesanti.




