Derek Chisora ha accusato Dana White di gestire i pugili "come uno schiavista", ma il recente approdo milionario di Conor Benn a Zuffa Boxing offre un elemento concreto che ridimensiona l’attacco del peso massimo britannico.
Le critiche di Chisora riguardano soprattutto il modo in cui White selezionerebbe gli atleti da portare sulla propria piattaforma. Secondo il pugile inglese, alcuni fighter verrebbero respinti con troppa facilità. Un’accusa però che, per come è stata formulata, non spiega fino in fondo il paragone utilizzato, soprattutto alla luce del caso Benn, che secondo quanto riportato avrebbe incassato 15 milioni di dollari già per il suo primo incontro con Zuffa.
Le parole di Chisora dopo Fury-Joshua
Parlando con Fight Hub TV dopo la conferenza stampa legata a Tyson Fury-Anthony Joshua, Chisora non ha nascosto la sua antipatia personale nei confronti del presidente UFC e ora coinvolto anche nel pugilato.
"Dana White non è il mio tipo, a essere onesto con te", ha detto Chisora. "Perché il modo in cui opera è questo: si comporta come uno schiavista, amico. Sai, i pugili vogliono combattere sulla sua piattaforma. Lui gli dice: ‘Non sei abbastanza bravo per me, quindi vattene’. E un pugile cosa dovrebbe fare? Cosa dovrebbe fare dopo? Questo non è giusto".
Il caso Conor Benn come controargomento
Il testo originale mette però in evidenza un caso che rende più difficile sostenere fino in fondo l’accusa di Chisora: quello di Conor Benn. Il welter britannico, secondo quanto riportato, avrebbe ricevuto una borsa da 15 milioni di dollari per affrontare Regis Prograis al debutto con Zuffa Boxing.
Non solo. A quella borsa importante avrebbe fatto seguito anche un’opportunità mondiale contro Ryan Garcia. In altre parole, la piattaforma di White avrebbe garantito a Benn sia un ritorno economico molto elevato sia un match di grande rilievo per la sua carriera. Nel pugilato professionistico, dove le opportunità dipendono da promotori, incastri televisivi e interesse commerciale, questo viene indicato come un dato concreto da mettere sul piatto della discussione.
Accesso alla piattaforma e gestione dei fighter: due temi diversi
Un singolo esempio non basta naturalmente a rispondere a ogni interrogativo sul trattamento dei pugili da parte di un promotore. Tuttavia, nel suo intervento Chisora non ha indicato casi specifici, né ha fatto nomi, per sostenere un’accusa così pesante.
Il punto centrale è anche un altro: Chisora sembra riferirsi all’accesso alla piattaforma di White, non a eventuali restrizioni imposte a pugili che già combattono sotto quella sigla. Sono due questioni differenti. Un promotore deve decidere chi mettere sotto contratto, quanti posti ha a disposizione e quali incontri intende organizzare. Il desiderio di firmare con una piattaforma, da solo, non garantisce automaticamente il diritto a farne parte.
Lo stesso Chisora ha inoltre sostenuto che un pugile autore di una prestazione negativa in una serata possa migliorare in quella successiva. Un’osservazione comprensibile, ma che non cambia il principio per cui spetta comunque ai promotori selezionare gli atleti e stabilire su chi investire.
Il contesto tra White, Hearn e il nuovo scenario del boxing business
Nell’intervista, a Chisora è stato chiesto anche del contrasto tra Eddie Hearn e Dana White. Il peso massimo ha reso molto chiaro il suo giudizio personale. Quello che, secondo il testo, è mancato è stato però un argomento abbastanza solido da sostenere un’accusa tanto forte.
La vicenda si inserisce in un momento in cui l’ingresso di White nel pugilato continua a far discutere. Da una parte c’è chi guarda con interesse alla capacità della sua piattaforma di attirare nomi importanti e offrire borse elevate; dall’altra restano dubbi e critiche sul metodo di selezione e sulla gestione dei rapporti con i fighter. In questo quadro, le parole di Chisora aggiungono polemica, ma il caso Benn rappresenta il principale elemento concreto citato in senso opposto.
Modifiche apportate: testo tradotto e completamente riorganizzato in italiano; periodi spezzati e resi più fluidi; aggiunti sottotitoli giornalistici; ampliato il contesto su Zuffa Boxing, sul caso Conor Benn e sulla distinzione tra accesso alla piattaforma e gestione contrattuale, senza introdurre fatti non presenti nell’originale.




