Il silenzio artico per ritrovare l’estro sonoro di raccontare cosa si prova nel mezzo del bianco assoluto, oltre il sessantottesimo parallelo nord nella Groenlandia occidentale. Una “vacanza” particolare cercata da Flavio Stroppini che ha trascorso un mese sul Manguier, una piccola e vecchia nave, bloccata dal ghiaccio in un fiordo attorniato dal nulla, in un silenzio fragoroso e assoluto. Prima di questa esperienza aveva cercato l’alternativa alle multiformi attività che svolgeva tra Italia e Svizzera dove viveva, isolandosi in un rifugio posto in Valtellina. “Mi presi due mesi di tempo per staccare dal mondo, capire dove sono, cosa voglio fare, che storie voglio raccontare e perché”. L’esperimento non funzionò. “Cucinavo, giocavo, camminavo e provavo a cercare una storia, ma non trovavo niente, Cercavo di stare tranquillo, ma dentro mi mangiava qualcosa. Niente si accendeva”. L’opportunità artica fu un segnale, anche se con molti punti interrogativi. Cercando una nuova giostra dove afferrare la luce perduta. La nuova casa è un ex rimorchiatore nato negli anni Sessanta nei cantieri di Tolone in Francia, dove ha lavorato per un ventennio. In età quasi pensionabile lo acquista Phil, trasformandolo nel suo galeone personale per improbali viaggi, che sai dove iniziano e finiscono dove non avresti mai pensato. L’ultimo si è arenato nel nulla. Meglio, è rimasto imprigionato dagli artigli del ghiaccio che lo ha fatto prigioniero, in attesa della liberazione, quando il sole riscalderà il deserto bianco, fino a farlo sciogliere. Per un mese sarà il punto fermo, il faro del ritorno dalle sue esplorazioni quotidiane. Che diventano missioni personali, tra la voglia di vedere oltre il bianco assoluto e il rischio di non saper ritrovare il punto nero del Manguier, il punto base dove potersi riscaldare, alimentarsi e scrivere. Il villaggio più vicino è ad oltre venti chilometri. Ogni giorno, col fedele tuk, il lungo bastone che sonda se il ghiaccio tiene o cede. Giorno dopo giorno l’autore allunga la distanza e scopre quanto nasconda il bianco assoluto. Quanto sia ricco di sensazioni ed emozioni. La traccia di una volpe, la scia di sangue di una foca, i bossoli di un cacciatore. I fiordi e le colline, qualche parentesi di vita degli ultimi inuit, trovato nel bar del villaggio che impreca contro Brigitte Bardot, promotrice contro la caccia alle foche: “Ma che diavolo ne sanno loro di noi?”. La riflessione è amara, per gli inuit, in via di estinzione, al contrario delle foche. Sembra un miraggio, veder sfrecciare una slitta trainata da nove cani e il conducente salutare, mentre il sole, rosso e giallo, infuoca basso il cielo dietro di loro. Impara a pescare, in particolare i kanajooq, dall’aspetto primordiale, grandi una trentina di centimetri, che sembrano provenire da un universo differente. Se va male, l’alternativa delle cozze è abbastanza soddisfacente. L’aurora boreale è l’incendio del cielo, colonne bianche elicoidali scendono verso il basso, un nastro verde acido che come un arco corre da un orizzonte all’altro, abbassandosi quasi volesse colpirlo. Non solo, il nastro si addensa in una gigantesca palla, all’interno della quale si formano immagini spettrali: paesaggi, ossa, teschi, fino a diventare un enorme volto di demone sogghignante. Che lo guarda negli occhi spiritati e apre la bocca come volesse divorarlo. Per non farsi inghiottire corre, cade, trema. Finisce la “vacanza” con rimpianti e nostalgie. I chili perduti, le dita congelate. L’ultimo viaggio verso l’aeroporto di Aasiaat, mentre nevica e l’areo potrebbe non decollare, è un tributo alla terra che lo ha accolto e fatto cambiare. Perché? E’ la domanda che si pone e quella che lo tormenta e non avrà mai risposta spontanea. Resta il grazie alla gente che lo ha accolto senza chiedergli il perché. Mesi dopo riceve la notizia: il Manguier è affondato, colato a picco. Morto. Se aveva un posto sicuro, adesso non c’è più. Mentre il libro sta per andare in stampa, scopre che la vecchia e indomabile barca arrugginita è tornata galleggiare. Per l’autore quella casa nel bianco assoluto non è mai affondata.
Giuliano Orlando
Flavio Stroppini in Groenlandia: il viaggio nel bianco assoluto dell’Artico
Flavio Stroppini racconta un mese in Groenlandia a bordo del Manguier, tra ghiaccio, silenzio, aurore boreali, Inuit e una natura estrema.

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