Tra pugili dal profilo popolare, il possibile futuro di Oleksandr Usyk e il ruolo crescente di Zuffa nel business del pugilato, questa edizione della mailbag affronta diversi temi caldi. Si parla anche di match ipotetici, videogiochi di boxe, ritmi televisivi, prospetti da gestire e incroci tra veterani dei pesi massimi.
Gli “eroi operai” del pugilato
Alla domanda su quale sia il fighter più rappresentativo della dimensione “working class”, il primo nome indicato è Ricky Hatton. Pur non essendo britannico, l’autore spiega di aver sempre amato Hatton per il suo stile, con tutti i suoi limiti e le sue qualità. A renderlo speciale era quell’energia da classe operaia, una passione costante e un’immagine autentica che lo facevano percepire come “uno della gente”. Ed è proprio questo, secondo il ragionamento, che lo ha reso una star capace di parlare a pubblici diversi, al di là del Paese di provenienza.
Tra gli altri nomi citati c’è Erik Morales, spesso presentato nella sua rivalità come il rappresentante del popolo contro un Barrera visto come più raffinato e vicino a un ambiente socialmente più alto. Morales resta uno dei pugili preferiti in assoluto dell’autore.
Un altro esempio è Kelly Pavlik. Il legame, in questo caso, è anche geografico e generazionale: stessa età, stessa area del Paese e un retroterra simile. Youngstown, Ohio, viene descritta come un simbolo ancora più marcato del declino industriale della Rust Belt, ma il discorso si allarga a tutta la regione dei Grandi Laghi e del Midwest. Pavlik ricordava molte delle persone incontrate crescendo, con la differenza di avere molto più talento e colpi decisamente più pesanti.
Marciano vs Usyk: chi vincerebbe?
Nel classico confronto impossibile tra epoche, il verdetto va di misura a Oleksandr Usyk. Il punto di partenza, però, è che paragoni del genere restano sempre complicati, perché entrano in gioco troppe variabili.
La scelta ricade comunque su Usyk, senza però sminuire Rocky Marciano, che non viene affatto considerato un semplice relitto di un’altra era. Al contrario, l’idea è che Usyk sia un pugile davvero speciale, uno di quelli capaci di adattarsi a qualsiasi periodo storico. Il motivo starebbe soprattutto nella mentalità: quella durezza e quel modo di vivere il mestiere che molti critici rimproverano di non vedere abbastanza spesso nei fighter moderni, insieme ad altri aspetti come la qualità dell’addestramento di un tempo.
Il riferimento a Usyk riguarda naturalmente un campione che ha segnato l’epoca tra massimi leggeri e pesi massimi. In un confronto teorico di questo tipo, il suo ring IQ, la mobilità e la completezza tecnica sono gli elementi che spingono la valutazione dalla sua parte.
Con chi bere una birra: Tyson Fury o Billy Joe Saunders?
La scelta è Tyson Fury. La motivazione è semplice: viene considerato un personaggio molto più interessante da ascoltare e, in generale, decisamente più carismatico.
Quando mette da parte la parte più teatrale del suo personaggio pubblico, Fury lascia intravedere, secondo questa lettura, un uomo serio, riflessivo e persino più profondo di quanto spesso lasci intendere.
Avremo mai di nuovo un grande videogioco di boxe?
La risposta non è un no definitivo, ma il pessimismo è evidente: è passato davvero troppo tempo dall’ultima esperienza convincente. Se un buon gioco di boxe dovesse arrivare, probabilmente non nascerebbe con un ampio pacchetto di pugili reali e con licenze ufficiali, ma nemmeno come un prodotto volutamente caricaturale o pieno di gimmick.
Il problema, semmai, è capire chi sarebbe disposto a investire davvero tempo e denaro in un progetto del genere. E anche nell’ipotesi più favorevole, il risultato potrebbe assomigliare più a un prodotto indipendente, magari nostalgico nello stile, quasi da epoca 16 o 64 bit, che oggi però rappresenta a sua volta una trovata di nicchia.
Su Undisputed il giudizio è netto: le idee di base erano buone, ma il risultato finale non ha funzionato. La sensazione è che il progetto fosse molto più vicino a un’operazione commerciale che a un vero tentativo di realizzare un grande gioco di pugilato. L’assenza di titoli seri per così tanto tempo ha facilitato il lancio iniziale presso un pubblico molto appassionato, almeno finché non si è diffusa l’opinione che il gioco, in sostanza, deludesse. Tra lo stato attuale della boxe e quello dei grandi studi videoludici, l’idea che qualcuno possa spendere per licenze importanti e un roster di veri pugili appare, almeno per ora, poco realistica.
Zuffa Boxing può davvero mettere in crisi Top Rank, PBC e Golden Boy?
La possibilità esiste, ma senza certezze. L’invito è a non sbilanciarsi troppo su scenari che dipendono ancora dal sostegno saudita guidato da Turki Alalshikh e dal coinvolgimento del gruppo TKO. Quel supporto, viene sottolineato, potrebbe anche interrompersi all’improvviso, ed è un fattore che tutti dovrebbero tenere in considerazione.
Detto questo, se il progetto dovesse avere ancora un po’ di tempo a disposizione, Zuffa e TKO potrebbero davvero costruire qualcosa di abbastanza solido da imporsi anche nel lungo periodo. Pur accompagnata da molte critiche rivolte a Dana White, Nick Khan e alla dirigenza TKO, la valutazione sulle loro capacità resta alta. Nick Khan viene definito un dirigente eccezionalmente intelligente, mentre Dana White è visto come un promotore carismatico, capace di vendere un prodotto e convincere il pubblico a spendere.
Il nodo centrale, però, resta sempre lo stesso: la distribuzione e la forza commerciale da sole non bastano. Serve offrire eventi che la gente voglia davvero vedere. Finora, molte card targate Zuffa non hanno ancora raggiunto quel livello di interesse. È anche vero che si tratta del primo anno e di una fase iniziale, quasi esplorativa, quindi il giudizio non vuole essere una bocciatura definitiva. Ma senza acquisire i migliori talenti e senza allestire appuntamenti forti, la portata mediatica non servirà a molto.
Il paragone è con quanto già visto in passato, quando molti promoter di boxe puntavano con entusiasmo al ritorno sulla TV generalista, come se bastasse quello a risolvere ogni problema. In realtà non cambiò quasi nulla, perché senza carte di qualità il pubblico non risponde, soprattutto se le emittenti investono poco e il prodotto finisce abitualmente nelle retrovie degli ascolti.
Hitchins vs Keyshawn Davis: sorpresa possibile?
Oggi la scelta andrebbe probabilmente su Keyshawn Davis, ma Richardson Hitchins viene ritenuto perfettamente in grado di vincere. Sarebbe un incontro interessante, anche nel caso in cui il ritmo d’azione non fosse continuo o spettacolare.
Keyshawn appare più dinamico, più pronto, più atletico nel complesso, con colpi migliori e, al massimo del suo rendimento, persino un pugilato superiore. Sempre che la sua potenza continui a crescere con lui. Tuttavia Hitchins è migliorato negli ultimi anni e il divario tra i due, secondo questa analisi, si è ridotto.
Non è più il periodo in cui entrambi stavano passando professionisti e Davis sembrava chiaramente un prospetto di fascia altissima, mentre Hitchins appariva un gradino sotto, pur con buone prospettive. Se Hitchins riuscisse a partire bene, anche in un avvio lento, e a mettere in banca alcune riprese iniziali, potrebbe innervosire Keyshawn e costringerlo a errori che lui sarebbe poi in grado di sfruttare con precisione.
La prima cosa da cambiare nelle telecronache di boxe
La risposta è secca: il ritmo. Il problema principale delle trasmissioni pugilistiche viene individuato nel pacing, troppo spesso macchinoso e dispersivo.
Si ammette che probabilmente esistano motivazioni studiate e logiche produttive precise dietro la struttura di molti show, soprattutto quelli considerati “major”. Ma dal punto di vista dello spettatore il risultato resta deludente: la fruizione peggiora e l’esperienza complessiva ne risente parecchio.
Floyd Schofield dopo il titolo vinto contro Bahdi: quale strada?
Dopo la vittoria del titolo dello scorso weekend contro Bahdi, la linea suggerita per Floyd Schofield è prudente: evitare per il momento sia Mason sia Zepeda. La lettura è che Mason, oggi, sia superiore, mentre anche Zepeda rappresenterebbe un test molto duro.
Questo non significa che Schofield non possa battere Zepeda, ma a 24 anni ha ancora tempo per arrivare alle sfide più difficili con il massimo della maturazione possibile. In ottica manageriale, la priorità sarebbe costruire il percorso con attenzione.
Le opzioni indicate sono Corey Marksman, che all’ultimo aggiornamento risultava numero 8 del ranking WBA della cintura ora in possesso di Schofield, oppure Francisco Fonseca, numero 12. Non sono match particolarmente elettrizzanti, viene ammesso apertamente, ma dal punto di vista di un manager la missione non è intrattenere il pubblico a tutti i costi, bensì scegliere le mosse più utili alla crescita del proprio pugile.
Zhilei Zhang vs Luis Ortiz: sfida tra veterani dei massimi
Nel possibile scontro tra Zhilei Zhang e Luis Ortiz, entrambi oltre i 41 anni, l’autore sceglierebbe Zhang. Al di là del pronostico, il punto è che il match sarebbe comunque molto interessante da vedere.
Si tratta di due pesi massimi lenti, esperti e ancora capaci di colpire duro. Proprio questa combinazione di limiti evidenti e potenza residua rende l’incrocio appetibile, al punto da volerlo vedere il prima possibile, persino già l’11 dicembre a Cardiff.
Futuro di Usyk: ritiro vero o c’è ancora spazio per un ultimo match?
Il futuro di Usyk resta uno dei temi più intriganti del momento. Alla domanda se Oleksandr Usyk sia davvero ritirato oppure no, la sensazione è che il possibile incontro con Deontay Wilder possa aver perso forza soprattutto per una ragione: oggi non c’è una grande domanda di mercato per questa sfida.
Usyk contro Wilder avrebbe un valore soprattutto simbolico, quasi da voce da spuntare nella lista: battere tutti i nomi principali di quella generazione dei pesi massimi. Ma questo non coincide necessariamente con ciò che il pubblico attivo della boxe nel 2026 desidera davvero vedere. Il richiamo della categoria regina conta sempre, ma Wilder non batte un pugile di alto livello da anni, in diversi incontri è apparso in grande difficoltà e il suo richiamo commerciale si è ridotto sensibilmente.
Viene anche ricordato con favore il match di Wilder contro Chisora, apprezzato proprio per quella sua natura particolare, costruita sui limiti attuali dei protagonisti. Ma questo non basta a rendere irresistibile una sfida con Usyk oggi.
Per quanto riguarda Oleksandr Usyk, non è chiaro se esista davvero un avversario o una motivazione abbastanza forte da convincerlo ad affrontare un altro camp completo e tutto ciò che comporta. Si cita anche la possibilità di un rematch con Rico Verhoeven, ma con l’impressione che il momento giusto possa essere ormai passato. Non c’è una risposta definitiva, ma l’idea che Usyk possa non combattere più non sorprenderebbe affatto.




