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George Groves mette in dubbio la potenza di Ben Whittaker dopo il match con Conor Wallace

George Groves critica Ben Whittaker dopo la vittoria su Conor Wallace: dubbi sulla potenza e sulla preparazione in vista della sfida a Dmitry Bivol.

Redazione··3 min di lettura
George Groves Questions Ben Whittakers Knockout Power

George Groves mette in dubbio la potenza di Ben Whittaker

George Groves ha sollevato interrogativi sulla reale potenza di Ben Whittaker dopo la vittoria ai punti ottenuta sabato contro Conor Wallace a Birmingham. I recenti successi prima del limite avevano contribuito a costruire l’immagine di un pugile capace di chiudere i conti con rapidità, ma davanti a un avversario rimasto competitivo per tutta la serata questo profilo è stato messo sotto pressione.

Whittaker, 29 anni e medaglia d’argento olimpica, ha vinto con verdetto unanime e ha conquistato la posizione di sfidante obbligatorio IBF per Dmitry Bivol. Nonostante il risultato, il round finale disputato in affanno ha riaperto il dibattito su quanto i suoi precedenti knockout raccontino davvero il suo livello attuale.

“Le recenti vittorie per knockout sono state forse un po’ generose per quello che sembrano indicare adesso? Forse non è il puncher devastante che il record lascia pensare”, ha detto Groves sul suo canale YouTube.

Il verdetto e i dubbi emersi a Birmingham

Il successo su Wallace ha un peso importante perché consegna a Whittaker una chance di alto profilo nella corsa al titolo IBF. Allo stesso tempo, però, il match ha evidenziato aspetti che contro un campione del calibro di Bivol potrebbero diventare decisivi. Quando l’avversario ha continuato a rispondere colpo su colpo, Whittaker non è più riuscito a controllare costantemente gli scambi solo con velocità e colpi puliti.

Wallace ha riportato in primo piano un tema già emerso in passato: se l’altro pugile non accetta un ruolo passivo, Whittaker può essere costretto a combattere su ritmi e distanze meno comodi. La sua capacità di segnare per primo non è bastata sempre a impedirgli di subire la replica.

I limiti dei match costruiti per metterlo in mostra

Secondo l’analisi proposta nell’articolo originale, Matchroom e prima ancora Boxxer hanno spesso inserito Whittaker in incontri pensati per esaltarne qualità tecniche e spettacolarità. Questi appuntamenti gli hanno permesso di mostrare mobilità, tempismo e doti di finalizzatore, ma lo hanno preparato solo in parte a gestire una resistenza prolungata da parte degli avversari.

A 29 anni, e con una lunga esperienza da dilettante alle spalle, Whittaker aveva bisogno di un percorso più esigente sotto il profilo dello sviluppo. Il punto non riguarda il talento, che resta evidente, ma quanto quel talento sia stato testato contro pugili capaci di reggere pressione, ritmo e iniziativa per più riprese.

I precedenti che avevano già acceso un campanello d’allarme

L’articolo ricorda alcuni nomi per spiegare perché i dubbi non nascano soltanto dal match con Wallace. Braian Nahuel Suarez aveva perso tre dei sei incontri precedenti. Richard Rivera si presentava dopo circa 17 mesi di inattività e con le sue due vittorie più recenti ottenute contro Roger Guerrero e Devaun Lee, pugili che in quei match avevano record rispettivamente di 17-8-1 e 11-11-1.

Il segnale, in realtà, si era già visto nel primo confronto con Liam Cameron. Prima che entrambi finissero oltre le corde, Whittaker stava già soffrendo la pressione di Cameron. La caduta e l’infortunio hanno poi monopolizzato il dopo-match, mettendo in secondo piano proprio quelle difficoltà emerse negli scambi precedenti. Eppure il testo sottolinea un punto preciso: Cameron non era considerato un pugile di livello mondiale, ma era comunque riuscito a spezzare il controllo di Whittaker.

Perché Wallace ha creato problemi a Whittaker

Come osservato da Groves, Wallace non è rimasto ad aspettare che il pugile più rapido finisse le combinazioni per poi uscire dalla distanza. Al contrario, ha scelto di tirare insieme a Whittaker, costringendolo a scambi più rischiosi. In questo scenario, arretrare in linea retta e affidarsi al clinch è diventato un limite invece che una soluzione.

La mancanza di un lavoro corto realmente dissuasivo non ha frenato con continuità l’australiano, che ha così potuto accorciare. Inoltre, finire verso le corde ha ridotto lo spazio necessario a Whittaker per sottrarsi all’azione e riprendere il controllo con il suo abituale pugilato di velocità e riflessi.

Cosa cambia ora in vista di Dmitry Bivol

Il risultato contro Wallace resta comunque significativo: Whittaker ha fatto il suo dovere, ha vinto e si è assicurato la posizione di sfidante obbligatorio IBF per Dmitry Bivol. In termini di carriera, è un passaggio importante nella categoria dei mediomassimi, divisione in cui il titolo IBF rappresenta uno dei traguardi più rilevanti a livello mondiale.

Allo stesso tempo, la prestazione suggerisce che prima di un eventuale incontro con Bivol resti ancora molto lavoro da fare. Il messaggio finale dell’articolo è netto: Wallace ha mostrato che il salto verso il livello più alto non può basarsi soltanto sull’immagine costruita nei match di vetrina. La posizione da challenger è arrivata, ma le aree da correggere sono ancora evidenti.

Modifiche apportate: articolo tradotto e completamente riscritto in italiano; struttura riorganizzata con sottotitoli più chiari; frasi accorciate e rese più scorrevoli; aggiunto contesto su verdetto, posizione IBF, categoria e implicazioni per il possibile match con Bivol, senza introdurre informazioni non presenti nel testo originale.

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