Mike Tyson difende Donald Trump e lo fa con parole molto nette. Nell’ultima puntata di Piers Morgan Uncensored, l’ex campione del mondo dei pesi massimi ha parlato del suo rapporto di lunga data con l’attuale presidente degli Stati Uniti, conosciuto negli anni Ottanta, quando Tyson era una giovane stella del pugilato e Trump stava costruendo la propria immagine tra New York e Atlantic City.
"L’ho votato", ha detto Tyson a Piers Morgan. "Mi sono speso per lui. Sapete, ottenere voti, per me, mi rende molto orgoglioso di lui. È una persona di cui tutti dovrebbero essere orgogliosi."
Un legame nato negli anni d’oro di Tyson
Nel corso dell’intervista, Tyson ha ripercorso indirettamente una relazione personale rimasta stabile nonostante i profondi cambiamenti vissuti nella sua carriera e nella sua vita privata. Molti dei legami che accompagnarono i suoi primi anni nel pugilato si sono interrotti nel tempo: il suo storico allenatore Cus D’Amato morì nel 1985, il matrimonio con l’attrice Robin Givens terminò quattro anni più tardi e il rapporto professionale con il promoter Don King si ruppe definitivamente alla fine degli anni Novanta.
Trump, invece, è rimasto una presenza costante. Tyson combatté più volte negli hotel e nei casinò dell’imprenditore, che in seguito entrò anche nella sua cerchia personale. L’amicizia tra i due è proseguita attraverso fasi molto diverse delle rispettive vite pubbliche.
Le parole di Tyson su Trump
Secondo Tyson, proprio la capacità di Trump di superare momenti estremamente difficili è uno degli aspetti che lo rendono, ai suoi occhi, una figura da rispettare. "Ascolta, se non sapessi chi è Donald Trump e non conoscessi il suo nome, penseresti che è nero", ha affermato Tyson.
L’ex campione dei massimi ha collegato questa valutazione alla tenuta mostrata da Trump davanti ai problemi finanziari e alle accuse di cattiva condotta sessuale. "Quando si è candidato alla presidenza, era in bancarotta... Doveva tasse, doveva così tanti soldi", ha detto Tyson, pur in modo non del tutto preciso.
Le aziende di Trump hanno effettivamente dichiarato bancarotta sei volte, ma l’ultima procedura risale al 2009, quindi ben prima della sua vittoria alle elezioni presidenziali del 2016.
Tyson ha poi aggiunto: "Tutti quei casi di abusi sessuali e tutto quello che ha attraversato... normalmente le persone non reggono così bene. Di solito hanno un esaurimento nervoso. Lui ha retto. Ed è per questo che tutti devono rispettarlo. Solo per il modo in cui ha affrontato le procedure giudiziarie. Non mi importa se lo odiate, dovete rispettarlo. A prescindere."
Il contesto giudiziario citato nell’intervista
Trump non è mai stato condannato penalmente per cattiva condotta sessuale. Tuttavia, nel maggio 2023 una giuria federale lo ha ritenuto civilmente responsabile per abuso sessuale e diffamazione nei confronti della scrittrice E. Jean Carroll. In un procedimento successivo, un’altra giuria federale ha stabilito che Trump dovesse pagare ulteriori 83,3 milioni di dollari, oltre ai 5 milioni di dollari già fissati in precedenza a favore di Carroll.
Questo passaggio è centrale per comprendere il ragionamento di Tyson: il pugile non entra nel merito legale dei casi, ma sottolinea la capacità di Trump di reggere la pressione pubblica e giudiziaria senza crollare.
Il precedente del 1992: quando Trump difese Tyson
Il rapporto tra i due ha anche un precedente molto noto. Nel 1992, quando Tyson fu condannato per stupro in Indiana, Trump prese pubblicamente posizione in sua difesa. Intervistato da NBC, il futuro presidente dichiarò che il pugile era stato "incastrato" e mise in dubbio il racconto della vittima.
Trump arrivò anche a suggerire pubblicamente che Tyson avrebbe potuto evitare il carcere pagando "milioni e milioni" di dollari alla vittima. Al New York Post, nel 1992, disse: "Quello che gli è successo, la condanna, è già di per sé punitivo. La vittima ha avuto la soddisfazione di umiliarlo e di essere rivendicata."
Nell’intervista con Morgan, Tyson non ha affrontato direttamente il sostegno ricevuto da Trump in quel periodo, ma il precedente aiuta a spiegare la solidità del loro rapporto.
Il commento sull’attentato del 2024
Tyson ha parlato anche del tentato assassinio subito da Trump in Pennsylvania durante la campagna elettorale del 2024. Nel farlo, ha ribadito la propria visione del presidente, sostenendo che non sia "un presidente debole".
Il passaggio conferma come Tyson continui a leggere la figura di Trump soprattutto attraverso la lente della resistenza personale nei momenti di massima esposizione pubblica.
Il momento attuale di Tyson nel pugilato
Dal punto di vista sportivo, Tyson resta una delle icone assolute dei pesi massimi, categoria regina del pugilato professionistico. Anche se il suo nome oggi è legato più a eventi-esibizione che all’attività agonistica di alto livello, ogni sua apparizione pubblica continua ad attirare grande attenzione mediatica.
Per il suo futuro immediato, l’esibizione programmata con Floyd Mayweather Jr. è attualmente in pausa dopo che Tyson si è rotto una mano a maggio. A complicare ulteriormente la situazione c’è anche una causa legale che coinvolge Mayweather e il promoter CSI Sports.
Nel suo precedente ritorno sul ring nel 2024, Tyson è stato nettamente sconfitto da Jake Paul, peso cruiser, che ha vinto per decisione unanime in un incontro seguito da circa 60 milioni di famiglie su Netflix.
Cosa significa questa uscita pubblica
Le dichiarazioni di Tyson non cambiano nulla sul piano sportivo, ma rafforzano l’immagine di un ex campione che continua a far parlare di sé anche fuori dal ring. Il suo intervento su Trump si inserisce nel solco di un’amicizia costruita in decenni di frequentazione e sostegno reciproco, tra vicende giudiziarie, crisi personali e grandi ribalte mediatiche.
In questo senso, l’intervista a Piers Morgan Uncensored mostra ancora una volta quanto il nome di Tyson resti capace di spostare l’attenzione ben oltre il pugilato, toccando temi politici, giudiziari e culturali con la stessa forza con cui, un tempo, dominava la scena dei pesi massimi.




