Muhammad Ali resiste all’assalto di Earnie Shavers e conserva il titolo mondiale indiscusso dei pesi massimi al Madison Square Garden il 29 settembre 1977, al termine di un match durissimo segnato da potenti destri, momenti di grande sofferenza e da un impressionante finale del campione nell’ultimo round.
A 35 anni, Ali trovò ancora il coraggio di affrontare uno sfidante estremamente pericoloso. Ma i colpi incassati quella sera riaccesero con forza una domanda sempre più pressante: per quanto tempo avrebbe potuto continuare a combattere a quei livelli?
Una difesa durissima del titolo mondiale
Quella contro Shavers fu la decima difesa vittoriosa di Ali da quando aveva battuto George Foreman nel 1974. In palio c’era il suo regno da campione mondiale indiscusso dei pesi massimi, la categoria simbolo del pugilato, e lo sfidante arrivava con numeri che incutevano timore: 52 knockout in 54 vittorie.
La reputazione di Shavers era chiara a tutti. La sua potenza rendeva pericoloso ogni minimo errore difensivo, e Ali non aveva più le gambe e i riflessi che in passato gli avevano permesso di neutralizzare avversari di questo tipo con maggiore continuità. Il contesto del match, quindi, era semplice da leggere: da una parte l’esperienza, il tempismo e l’intelligenza tattica del campione; dall’altra la forza esplosiva di un picchiatore capace di cambiare il combattimento con un solo colpo.
Il secondo round e il primo grande allarme
Il pericolo si manifestò già nella seconda ripresa, quando Shavers centrò Ali con un pesante destro. Il campione accusò il colpo, ma reagì anche con il suo abituale teatro sul ring: barcollamenti accentuati, gesti e movimenti studiati per confondere l’avversario e rendere difficile distinguere il danno reale dalla recita.
Shavers esitò, e quell’attimo fu decisivo. Ali riuscì a sopravvivere al momento più critico, evitando che lo sfidante potesse trasformare quella fase in una chiusura anticipata del match. Fu uno snodo importante, perché da lì in avanti il campione poté riorganizzarsi e tornare a gestire il combattimento con maggiore lucidità.
Il piano tattico di Ali e la pressione costante di Shavers
Ali lavorò soprattutto dietro il jab, dosò gli spostamenti e scelse con attenzione i momenti in cui lanciare combinazioni. A tratti riuscì ancora a mostrare lampi della sua grandezza di un tempo, ma mantenere quel ritmo per tutta la durata dell’incontro era ormai un’altra storia.
L’esperienza gli permise comunque di accumulare round, mentre Shavers continuava a cercare il colpo singolo capace di porre fine al regno del campione. Il duello ebbe così un andamento molto netto anche dal punto di vista tecnico: Ali costruiva e amministrava, Shavers inseguiva la soluzione definitiva con la sua potenza.
Le riprese finali e la scelta di Angelo Dundee
Il crollo che lo sfidante si aspettava non arrivò mai. Shavers aumentò ulteriormente la pressione nel 13° e nel 14° round, mettendo a segno destri che lasciarono Ali in evidente difficoltà. Furono probabilmente i momenti in cui il campione apparve più vulnerabile.
Eppure Angelo Dundee, grazie al punteggio televisivo diffuso da NBC, sapeva che il suo pugile aveva già un vantaggio incolmabile sui cartellini, a condizione di restare in piedi fino al termine. Decise però di non dirlo ad Ali, per evitare qualsiasi rilassamento.
"Non ho mai detto ad Ali che era avanti. Non volevo che si rilassasse", dichiarò Dundee all’Associated Press dopo l’incontro.
Il 15° round che ha lasciato il segno
L’immagine più duratura del match arrivò proprio nell’ultima ripresa. Shavers partì all’attacco, ma Ali trovò ancora abbastanza energie per rispondere con una rapida e violenta raffica finale che sfiorò il knockdown dello sfidante. Dopo aver assorbito così tanti colpi, il campione chiuse il combattimento attaccando, un dettaglio che contribuì a rendere ancora più memorabile la sua prestazione di resistenza.
Fu una conclusione dal forte valore simbolico: Ali non si limitò a sopravvivere, ma riuscì anche a terminare il match lanciando i colpi più spettacolari dell’ultimo round, ribadendo il suo controllo sull’incontro davanti al pubblico del Madison Square Garden.
I cartellini e il verdetto
L’arbitro Johnny LoBianco assegnò il match ad Ali per 9-5-1. I giudici Tony Castellano ed Eva Shain presentarono entrambi un 9-6. Anche l’Associated Press vide vincitore Ali, con un 10-5 che offrì un ulteriore sostegno contemporaneo al verdetto, nonostante il dibattito che circondò il risultato.
Dal punto di vista ufficiale, dunque, Ali conservò senza discussioni il titolo mondiale indiscusso dei pesi massimi. Ma il verdetto non bastò a cancellare le preoccupazioni per le condizioni del campione e per il logoramento ormai evidente del suo stile di combattimento.
Un successo importante, ma pieno di interrogativi
La vittoria fece poco per placare i dubbi sul declino di Ali. Il suo storico medico, Ferdie Pacheco, gli consigliò il ritiro e lasciò il team quando il campione decise di andare avanti. Il match con Shavers aveva infatti mostrato in modo netto quanto Ali fosse diventato vulnerabile.
Per la sua carriera, quel successo rappresentò allo stesso tempo una prova straordinaria di tenuta e un campanello d’allarme. La sua capacità di assorbire punizioni continuava a prolungarne il percorso, ma il prezzo da pagare appariva sempre più pesante.
Cosa accadde dopo
Ali perse il combattimento successivo contro Leon Spinks, prima di riconquistare un titolo nel match di rivincita. Anche per questo la sfida con Shavers resta una tappa centrale nella fase finale della sua carriera: una dimostrazione eccezionale di resistenza, accompagnata però da un costo sempre più evidente.
Ancora oggi, quel confronto viene ricordato come una delle prove più dure sostenute da Ali da campione dei pesi massimi: una notte in cui esperienza, coraggio e orgoglio gli permisero di restare sul trono, pur lasciando aperti interrogativi che il tempo avrebbe reso inevitabili.
Modifiche apportate: testo tradotto e completamente riscritto in italiano naturale; struttura riorganizzata con sottotitoli più chiari; aggiunto contesto su categoria, titolo in palio, significato del risultato e sviluppi successivi, senza alterare fatti, numeri o citazioni presenti nell’originale.




