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Nico Ali Walsh definisce Zuffa Boxing una “benedizione sotto mentite spoglie”

Nico Ali Walsh sorprende: ora definisce Zuffa Boxing una benedizione. Ma la sua lettura sull’unità del pugilato divide e fa discutere.

Redazione··3 min di lettura
Nico Ali Walsh Calls Zuffa Boxing a Blessing in Disguise

Nico Ali Walsh torna al centro del dibattito sul futuro della boxe e sul ruolo di Zuffa Boxing, definendola addirittura una “benedizione sotto mentite spoglie”. Una presa di posizione che sorprende, soprattutto perché arriva dopo le sue precedenti critiche al progetto di legge legato al nome di suo nonno, Muhammad Ali, e dopo le polemiche nate attorno al suo cambio di rotta.

In un’intervista concessa a Fight Hub TV, Walsh ha sostenuto che l’ingresso di Zuffa Boxing nel pugilato abbia creato un “nemico comune” capace di compattare un ambiente storicamente frammentato. Secondo il nipote della leggenda, promotori che un tempo mantenevano le distanze avrebbero iniziato a collaborare proprio in reazione all’arrivo della struttura guidata da Dana White.

“L’ingresso di Zuffa nella boxe è stata la più grande benedizione sotto mentite spoglie, perché quando sono arrivati tutti li odiavano, giusto? Probabilmente molti li odiano ancora. Sono diventati i cattivi, e a quel punto il mondo della boxe si è in qualche modo unito contro un nemico comune”, ha spiegato Walsh.

Una dichiarazione forte, efficace sul piano mediatico, ma che presenta più di una crepa se letta alla luce dei fatti. La cronologia, infatti, racconta una storia diversa. Matchroom e Queensberry avevano già iniziato a collaborare negli eventi della Riyadh Season prima che Zuffa Boxing diventasse un soggetto realmente percepito come antagonista nel settore. Il celebre format 5 vs 5 si è svolto nel giugno 2024, spinto soprattutto dagli investimenti di Turki Alalshikh, vero motore dell’avvicinamento tra promoter rivali.

Per questo motivo, attribuire a Zuffa il merito di aver unito la boxe appare una lettura quantomeno forzata. Più realistico dire che i grandi interessi economici e la regia saudita abbiano convinto i principali attori del pugilato a sedersi allo stesso tavolo.

Walsh ha inoltre indicato nella condivisione della piattaforma DAZN un ulteriore segnale di maggiore unità nel mondo della boxe. Da un punto di vista del tifoso, l’argomento ha una sua logica: vedere più eventi nello stesso ecosistema facilita la fruizione e rende più semplice seguire gli incontri. Tuttavia, questo non significa automaticamente che i promoter siano pronti a trovare accordi su borse, ordini di comparizione, percentuali o sulla scelta degli avversari più rischiosi.

In sostanza, mettere gli show sulla stessa piattaforma è molto più facile che organizzare i match che il pubblico attende da anni. La vera unità del pugilato si misura quando bisogna chiudere trattative complesse, non semplicemente distribuire contenuti sotto lo stesso marchio streaming.

Le parole di Walsh assumono ancora più peso se inserite nel contesto politico e normativo. In passato, Nico si era opposto alla proposta originale del Muhammad Ali American Boxing Revival Act, sostenendo che il nome del nonno fosse stato utilizzato in modo improprio. Oggi, invece, appoggia la versione rivista del provvedimento.

Lo stesso pugile ha spiegato di aver lavorato con i senatori Jacky Rosen e Ted Cruz a un testo modificato, e di aver incontrato anche il dirigente TKO Nick Khan insieme al suo manager. Walsh ha motivato il suo sostegno facendo riferimento ai cambiamenti introdotti nei contratti UBO, nella trasparenza finanziaria e nel sistema delle classifiche. Il disegno di legge è già passato dalla Senate Commerce Committee, ma non è ancora diventato legge.

Secondo Walsh, molti osservatori lo hanno accusato di aver cambiato bandiera troppo in fretta non appena ha espresso il suo appoggio alla nuova versione del testo. Lui respinge questa lettura e insiste sul fatto che siano state proprio le modifiche a convincerlo. Resta però un problema di percezione pubblica difficile da ignorare: il nipote di Muhammad Ali ha prima testimoniato contro una proposta che riteneva inappropriata, poi ha avuto un incontro privato con un dirigente TKO, per infine diventare uno dei sostenitori della versione approvata in Senato.

Il suo endorsement offre inevitabilmente una copertura mediatica importante al progetto. Ma, al di là dei nomi pesanti coinvolti, il vero giudizio arriverà sul testo finale e sulla sua efficacia concreta: i pugili avranno davvero maggiori tutele nel lasciare una UBO, contestare una classifica o conoscere nel dettaglio i ricavi generati dai propri incontri?

Walsh era consapevole che la frase sulla “benedizione sotto mentite spoglie” sarebbe stata rilanciata e isolata sui social. Il ragionamento completo chiarisce il suo punto di vista, ma ne mette anche in evidenza il limite principale: i grandi promoter della boxe avevano già iniziato a oltrepassare le rispettive linee di confine quando la Riyadh Season aveva reso economicamente conveniente farlo.

Per questo, sostenere che sia stata Zuffa Boxing a unire il pugilato rischia di attribuire a Dana White il merito di un processo che altri avevano già avviato e finanziato. Una narrazione suggestiva, senza dubbio, ma che non coincide del tutto con la realtà dei fatti.

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