ROMA, UN PALAZZETTO DEL PUGILATO PER I NOSTRI RAGAZZI — LETTERA APERTA AL SINDACO DI ROMA ROBERTO GUALTIERI, ALL’ASSESSORE ALLO SPORT ALESSANDRO ONORATO, AL MINISTRO PER LO SPORT ANDREA ABODI E ALLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIORGIA MELONI. C’è una domanda che, prima o poi, qualcuno dovrà avere il coraggio di fare: com’è possibile che Roma, capitale d’Italia e una delle città sportive più importanti del Paese, non abbia un vero palazzetto del pugilato, una struttura pubblica accessibile alle centinaia di società e palestre che ogni giorno fanno vivere questo sport sul territorio? Sono Alberto Frati e questa non vuole essere semplicemente una lettera. Vuole essere un appello. Un appello che nasce dal mondo della boxe, ma che riguarda molto più della boxe. Riguarda i nostri ragazzi. Riguarda i maestri che ogni giorno aprono le porte delle loro palestre, soprattutto nei quartieri più difficili, e accolgono giovani che hanno bisogno di trovare un luogo nel quale sentirsi parte di qualcosa. Perché una palestra non è soltanto quattro mura. È una comunità. È disciplina. È sacrificio. È rispetto. È educazione. È il luogo nel quale un ragazzo impara che perdere non significa essere un perdente e che cadere significa avere ancora la possibilità di rialzarsi. Prima ancora di diventare campioni, in quelle palestre si diventa uomini. Eppure, quando arriva il momento di trasformare mesi e anni di lavoro in una manifestazione, tutto diventa terribilmente complicato. Le strutture private hanno costi spesso elevati. Le problematiche legate alla sicurezza limitano ulteriormente le possibilità. Organizzare una manifestazione diventa un’impresa economica e organizzativa che ricade quasi interamente sulle società, sui maestri e su persone che spesso portano avanti tutto questo con una passione che va ben oltre qualsiasi interesse economico. E allora la domanda torna: perché non può esistere a Roma un vero Palazzetto del Pugilato pubblico? Un luogo nel quale le società possano organizzare manifestazioni a costi sostenibili. Un luogo nel quale centinaia di palestre possano portare i propri ragazzi a vivere l’esperienza agonistica. Un luogo nel quale le famiglie possano assistere ai propri figli. Un luogo nel quale lo sport possa tornare ad essere, prima di tutto, un servizio alla comunità. E vorrei aggiungere una proposta, forse ancora più ambiziosa: perché non dedicare questo palazzetto a un uomo che rappresenta una parte straordinaria della storia della boxe italiana? Perché non chiamarlo “Palazzetto del Pugilato Nino Benvenuti”? Nino Benvenuti lo abbiamo celebrato in vita e lo abbiamo celebrato dopo la sua morte. Lo abbiamo ricordato come campione, come simbolo, come uomo capace di portare il nome dell’Italia nel mondo. Ma forse il modo più bello per continuare a ricordarlo sarebbe fare in modo che il suo nome tornasse a vivere ogni giorno dentro una palestra, dentro un palazzetto, accanto ai ragazzi che inseguono il proprio sogno. Non sarebbe soltanto un monumento alla memoria. Sarebbe un luogo vivo. Un luogo nel quale il nome di Benvenuti potrebbe accompagnare generazioni di giovani, campioni e non campioni, ragazzi che magari entreranno per la prima volta in una palestra senza sapere ancora dove quella strada li porterà. Non chiediamo un privilegio. Chiediamo una possibilità. E non chiediamo che il pugilato venga messo davanti agli altri sport. Chiediamo che venga riconosciuto anche quello sport che spesso non compare nelle grandi vetrine, quello che magari produce meno interesse economico, ma che lavora ogni giorno sul territorio. Perché esiste uno sport che riempie gli stadi ed esiste uno sport che riempie le palestre. Entrambi meritano dignità. Nel 2026 viviamo in una società nella quale sempre più relazioni passano attraverso uno smartphone. I ragazzi comunicano attraverso uno schermo, si incontrano attraverso una piattaforma, vivono una parte enorme della propria vita nel mondo digitale. E proprio per questo dobbiamo difendere i luoghi nei quali un ragazzo può ancora entrare, lasciare il telefono nello zaino, stringere la mano a un compagno, ascoltare un maestro e imparare il valore della fatica. La palestra è uno di questi luoghi. E forse è arrivato il momento che le istituzioni se ne accorgano. Caro Sindaco, caro Assessore, caro Ministro, non vi sto chiedendo soltanto un palazzetto. Vi sto chiedendo di immaginare un progetto. Una struttura pubblica che possa diventare una casa del pugilato e dello sport di base, un punto di riferimento per le società, per le associazioni, per i maestri e soprattutto per i ragazzi. E se questa casa potesse portare il nome di Nino Benvenuti, avrebbe anche un significato ancora più profondo: trasformare la memoria di un grande campione in un'opportunità concreta per le nuove generazioni. Perché oggi troppo spesso tutto viene lasciato all’inventiva dei singoli. Alla buona volontà. Al sacrificio. Alla capacità di trovare soluzioni dove le soluzioni non ci sono. Ma non può essere sempre così. Non possiamo chiedere ai maestri di fare miracoli per permettere ai ragazzi di vivere un sogno che dovrebbe essere semplicemente normale. Un ragazzo che vuole salire su un ring dovrebbe preoccuparsi di allenarsi. Un maestro dovrebbe preoccuparsi di insegnargli. Una società dovrebbe preoccuparsi di far crescere i propri atleti. Non dovrebbe essere costretta a chiedersi ogni volta dove trovare una struttura, quanto costerà, come sostenere le spese e se riuscirà a permettersi di organizzare una manifestazione. Questa è una lettera aperta perché vorrei che questa domanda uscisse dalle palestre e arrivasse nelle stanze dove si prendono le decisioni. Vorrei che ne parlassero i giornalisti. Vorrei che ne discutessero i politici. Vorrei soprattutto che qualcuno dicesse: “Proviamo a farlo”. Perché Roma non ha bisogno soltanto di grandi eventi. Roma ha bisogno di costruire futuro. E il futuro passa anche da una palestra, da un maestro, da un paio di guantoni e da un ragazzo che, invece di stare per strada, sceglie di entrare da quella porta. Questa lettera nasce dalla mia passione per il pugilato, ma non è una battaglia soltanto per il pugilato. È una battaglia per il diritto allo sport. Per lo sport accessibile. Per lo sport sociale. Per i quartieri. Per i ragazzi. Per quei maestri che ogni giorno fanno un lavoro straordinario senza chiedere applausi. Roma può fare qualcosa. Può aprire una discussione. Può studiare un progetto. Può individuare una struttura. Può creare il Palazzetto del Pugilato Nino Benvenuti: un luogo nel quale il ring non sia soltanto un luogo dove si combatte, ma un luogo dove si costruiscono persone. Un luogo nel quale il nome di un grande campione italiano possa continuare a parlare ai giovani. Io non so se questa lettera arriverà alle persone giuste. Ma so che vale la pena provarci. Perché a volte i cambiamenti cominciano proprio così: con qualcuno che decide di porre una domanda che per troppo tempo nessuno ha voluto fare. Roma, diamo una casa al pugilato. E diamole un nome che appartiene alla storia dello sport italiano. Nino Benvenuti. Non chiediamo di far sognare i nostri ragazzi. Chiediamo semplicemente di dare loro un luogo dove poterlo fare. Alberto Frati — Cittadino, giornalista e appassionato di pugilato.
Roma, l’appello per un Palazzetto del Pugilato
Una richiesta alle istituzioni per una struttura pubblica accessibile per società, maestri e giovani, a sostegno della boxe di base nella Capitale.

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