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Boxing Mailbag: Roy Jones Jr tra i pesi massimi, l’importanza dell’allenatore e altri temi

Roy Jones Jr tra i pesi massimi, il peso degli allenatori, i pugili reinventati meglio e i giudizi su Stevenson, Mbilli e Canelo.

Redazione··7 min di lettura
Boxing Mailbag: Roy Jones Jr as a heavyweight, trainer importance, more

Boxing Mailbag: Roy Jones Jr tra i pesi massimi, l’importanza dell’allenatore e altri temi

In questa edizione del Boxing Mailbag si parla di Roy Jones Jr, del peso reale che può avere un allenatore nella carriera di un pugile, dei grandi esempi di reinvenzione tecnica e di alcuni nomi attuali come Shakur Stevenson, Christian Mbilli e Canelo Alvarez. Il filo conduttore è sempre lo stesso: capire quanto contino stile, adattamento e contesto nel pugilato di alto livello.

Quanto può incidere davvero un allenatore?

Alla domanda su quanta differenza possa fare un trainer, la risposta è netta: può farne molta. Allo stesso tempo, però, spesso agli allenatori viene attribuito troppo merito quando un pugile va bene e troppa colpa quando le cose non funzionano. Ci sono eccezioni evidenti, ma in generale, alla fine, è sempre il pugile a dover mettere in pratica il piano tattico sul ring.

La distinzione fondamentale, in questi casi, è tra un piano sbagliato e una prestazione difficile da eseguire. Non sempre una sconfitta o una prova opaca dipendono dall’angolo. Molto spesso il vero nodo è l’intesa tra allenatore e atleta: il rapporto umano, la compatibilità di carattere e il modo in cui i due riescono a comunicare. È un aspetto che, secondo questa lettura, riceve ancora troppo poca attenzione.

Se si potesse scegliere liberamente nella storia del pugilato, la preferenza andrebbe a uno dei grandi maestri del passato, come Eddie Futch. Tra i tecnici di oggi, invece, il nome indicato è quello di Robert Garcia.

I pugili che si sono reinventati meglio

Un altro tema interessante riguarda quei pugili che sono riusciti a cambiare davvero nel corso della carriera, anche in età non più giovanissima. Nel pugilato si sente spesso dire che cambiare allenatore dopo i 30 anni serva a poco e che a un veterano non si possano insegnare “nuovi trucchi”. Eppure, alcuni esempi sembrano smentire questa idea.

Il primo nome che viene in mente è Manny Pacquiao. In origine era visto come un pugile travolgente, quasi una furia a una mano sola, ma nel tempo ha continuato a evolversi fino al punto che il gancio destro è diventato, forse, un’arma persino più efficace del suo diretto sinistro. Con il passare degli anni si è assestato su un profilo più da boxer-puncher, restando competitivo e vincente anche con molto meno movimento di gambe rispetto al suo periodo migliore.

Un altro caso citato è quello di Wladimir Klitschko, ricostruito da Manny Steward. Da pugile esplosivo ma vulnerabile, finito KO contro Corrie Sanders e Lamon Brewster, è diventato un campione dominante, difficile da battere, fondato su jab, controllo e gestione del clinch. Con Steward ha chiuso con un impressionante 16-0. L’idea è che quella striscia avrebbe potuto proseguire ancora e che forse avrebbe battuto anche Tyson Fury, se Steward non fosse scomparso troppo presto, a 68 anni.

Il tema della reinvenzione tecnica è centrale nel pugilato perché spesso separa i campioni duraturi da quelli soltanto spettacolari. Sapersi adattare, cambiare ritmo, trovare nuove soluzioni offensive o diventare più efficienti sul piano tattico può allungare una carriera e alzare il livello di competitività contro avversari diversi.

Roy Jones Jr tra i massimi: quale campione avrebbe potuto battere?

Il passaggio di Roy Jones Jr dai medi ai pesi massimi resta una delle imprese più notevoli della boxe moderna. Diventare campione mondiale a livello di peso medio e poi conquistare una cintura anche tra gli heavyweight è un risultato fuori dal comune. È vero, però, che John Ruiz viene considerato uno dei campioni dei massimi meno forti della storia recente.

Da qui nasce la domanda: qual è il miglior campione dei pesi massimi che Roy Jones Jr sarebbe stato abbastanza forte da battere, a prescindere dall’epoca?

Se si escludono le versioni secondarie o “regular” dei titoli WBA e si guardano soltanto ai campioni pienamente riconosciuti, la lista si accorcia parecchio. Un nome che può creare dibattito è Joe Frazier, anche perché per gli standard moderni non era un massimo enorme: 5’11’’ di altezza e tra circa 200 e 215 libbre negli anni migliori. Però il dubbio principale riguarda la potenza di Frazier: colpiva troppo duro, e l’impressione è che Jones non sarebbe riuscito a scuoterlo davvero.

In termini realistici, la miglior chance per Roy Jones Jr potrebbe essere stata contro alcuni campioni dei primi tempi della categoria, veri campioni ma non molto più grandi di lui. In quegli incroci, la velocità, il tempismo e il talento naturale di Jones avrebbero potuto creare grossi problemi. Per avere possibilità, però, il suo jab avrebbe dovuto funzionare alla perfezione contro chiunque.

Sulla carta qualcuno potrebbe pensare anche a Oleksandr Usyk, ma la valutazione è negativa: contro Usyk, probabilmente, Roy Jones Jr non se la sarebbe cavata bene. Il contesto conta molto anche dal punto di vista stilistico, e tra i pesi massimi il margine di errore è sempre ridottissimo, soprattutto per chi arriva da categorie molto più leggere.

Shakur Stevenson è noioso? Dipende dall’incontro

Nel pugilato si dice da sempre che l’obiettivo sia colpire senza essere colpiti. Per questo Shakur Stevenson, tecnicamente, rappresenta alla perfezione un certo ideale della boxe. Eppure viene spesso definito noioso.

La risposta è pragmatica: Shakur Stevenson può risultare noioso quando il suo match è noioso, e questo a volte succede davvero. In altre occasioni, invece, c’è chi apprezza il suo lavoro più di quanto faccia il pubblico medio. Non è un problema nuovo: i pugili con quello stile hanno sempre avuto difficoltà a convincere tanti spettatori a pagare per vederli, soprattutto fuori dal proprio territorio.

Non si tratta necessariamente di una mancanza di rispetto verso la boxe. Il pugilato è anche uno sport-spettacolo, e chi spende tempo e denaro vuole sentirsi intrattenuto. In un’epoca in cui la boxe è sempre più chiusa dietro paywall e abbonamenti, questo aspetto pesa ancora di più. Lo stile di Stevenson, per quanto efficace, non è quello che in genere conquista il tifoso occasionale.

Mbilli contro Canelo: quante possibilità avrebbe?

Alla domanda sulle chance di Christian Mbilli contro Canelo Alvarez, la risposta parte da un presupposto chiaro: tutto dipende da quanto Canelo abbia ancora a disposizione in questa fase della sua carriera. Ma la sensazione è che, rispetto a molte altre sfide affrontate dal messicano a questo livello o poco sotto, questa sia una delle occasioni più realistiche per vederlo perdere.

Il confronto viene collocato in una fascia di rischio superiore a tanti incontri disputati da Canelo, fatta eccezione per le sconfitte già subite o per i match contro GGG. È quindi una valutazione che non sbilancia sul favorito, ma che segnala un margine di pericolo più concreto del solito per il campione messicano.

Gli orari del pugilato cambiano con la geografia degli eventi

C’è spazio anche per una riflessione sulla routine di lavoro legata agli orari dei match. Un tempo, con tanti incontri fissati nella tarda serata di venerdì e sabato, seguire la boxe significava vivere con orari piuttosto particolari. Oggi, con sempre più eventi organizzati in Gran Bretagna e in Arabia Saudita, anche i ritmi sono cambiati.

La risposta è che gli orari restano in parte insoliti, ma più vicini alla normalità rispetto al passato, anche per una semplice questione anagrafica. Il cambiamento geografico della boxe ha avuto sicuramente un ruolo. Resta comunque il fascino delle nottate passate a seguire riunioni dal Giappone o dall’Australia, così come il ricordo delle sessioni olimpiche di pugilato di Londra, Tokyo e Parigi, particolarmente amate per quell’atmosfera da appuntamento mattutino fisso.

I film di boxe preferiti

Tra i film sul pugilato, Fat City resta un titolo molto apprezzato. Nella lista dei preferiti c’è anche il primo Rocky, considerato un grande film al di là del genere, mentre i sequel vengono definiti divertente “junk”, con una menzione positiva anche per Rocky Balboa per aver recuperato il tono dell’originale.

Piacciono inoltre Cinderella Man, Gladiator con Brian Dennehy, Cuba Gooding Jr. e James Marshall, e Diggstown, visti e rivisti fin da bambini sui canali via cavo. Raging Bull viene giudicato un grande film, così come Girlfight, scoperto solo pochi anni fa ma molto apprezzato. Un giudizio positivo anche per Creed, mentre i sequel hanno convinto meno.

The Harder They Fall con Bogart viene descritto come un buon film, forse più ancora che un grande film di boxe, ma comunque immerso in un contesto pugilistico e noir particolarmente amato. Infine viene citato anche It’s Always Fair Weather: non è propriamente un film di boxe, ma è vicino a quell’universo e, per chi accetta il formato musical, rappresenta un’opera più cinica e amara della media del genere, rivalutata col passare dei decenni.

Modifiche apportate

Ho tradotto e riscritto integralmente il testo in italiano naturale, riorganizzando domande e risposte in sezioni più leggibili. Ho ampliato i passaggi su Roy Jones Jr, sull’importanza degli allenatori, sulla reinvenzione tecnica dei pugili e sul contesto stilistico dei match, senza alterare fatti, nomi, numeri o significato dell’originale.

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