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Shakur Stevenson fa aspettare Zuffa: salta anche l’ipotesi Haney

Shakur Stevenson e Devin Haney si accusano sul peso e sulle clausole. La trattativa salta e Zuffa Boxing ora valuta il da farsi.

Redazione··3 min di lettura
Shakur Stevenson Leaves Zuffa Waiting as Haney Talks Fall Apart

Shakur Stevenson continua a tenere Zuffa Boxing nel limbo: tanti mesi di trattative, ma ancora nessun incontro fissato e, soprattutto, pochissimo ring time. L’ultima pista, quella che portava a Devin Haney, sembra ormai essersi arenata definitivamente dopo un nuovo scontro pubblico sui termini dell’accordo.

Haney ha accusato Stevenson sui social di aver provato a inserire una clausola di reidratazione dopo che le parti avevano già trovato un’intesa su un catchweight a 145 libbre. Secondo Haney, il negoziato si sarebbe trascinato inutilmente per mesi senza arrivare a una chiusura concreta.

“Youre cap.. I agreed to 145 u went missing for days. Tried to put a rehydration clause on me. I wasted 6 months negotiating with you,” ha scritto Haney su X. E ancora: “I been negotiating with u since i was gonna sign to Zuffa. Yall did every thing for this fight not to happen even tried to throw Keyshawn in my way.”

Stevenson ha replicato respingendo le accuse e attribuendo invece a Haney la responsabilità del fallimento. Secondo la sua versione, l’accordo sarebbe prima passato da 144 a 145 libbre, salvo poi cambiare ancora all’ultimo momento.

“At the 11th hour, after agreeing to 144 and then 145, DeeHoe had his lawyer email and say that he would only fight at 147. Big waste of everybodys time.”

Trattativa bloccata e stanchezza dei tifosi

Dopo mesi di botta e risposta, il possibile match appare sempre più vicino al definitivo naufragio. E il problema non riguarda solo i due pugili: anche i tifosi sembrano ormai esausti davanti a discussioni infinite su peso, clausole e condizioni contrattuali che non portano mai a un combattimento vero.

Se la ricostruzione di Haney fosse corretta, lasciare il tavolo avrebbe una logica chiara. Accettare di scendere a 145 libbre rappresenterebbe già una concessione importante, e una clausola che limiti ulteriormente il peso nella notte del match finirebbe per creare uno svantaggio ulteriore. Dall’altra parte, Stevenson sostiene invece che sia stato Haney a cambiare le carte in tavola chiedendo alla fine di combattere a 147.

Cosa significa per Zuffa Boxing

Per Zuffa Boxing, il nodo non è soltanto tecnico ma anche strategico. Una nuova realtà promozionale ha bisogno di pugili che firmino gli incontri, completino il training camp e garantiscano eventi da mettere sul mercato. Il lungo stop di Stevenson, sommato a un’altra trattativa finita in stallo, offre ben poco da promuovere.

Nel modello costruito da Dana White, il valore di un atleta passa anche dalla disponibilità ad accettare nomi, occasioni e tempi stretti. Per questo una situazione fatta di sei mesi di negoziati senza un esito concreto rischia di pesare molto nella valutazione del reale ritorno dell’investimento.

Il riferimento è chiaro: quando ci sono milioni sul tavolo, rifiutare avversari o impantanarsi su limiti aggiuntivi come le restrizioni sul peso del giorno del match può diventare un problema serio. Per una sigla che vuole entrare con forza nel pugilato, ritrovarsi con uno dei nomi di punta fermo mentre il dossier si riempie di rinvii e discussioni non è lo scenario ideale.

Il contesto tecnico: 140 libbre e condizioni standard

Nel testo emerge anche una direzione precisa per il futuro immediato di Stevenson: Zuffa dovrebbe proporgli un avversario vero a 140 libbre, con condizioni standard e senza eccezioni legate a catchweight particolari. È una linea che avrebbe il vantaggio di semplificare il quadro e di riportare l’attenzione esclusivamente sul ring.

Tra i nomi citati ci sono Richardson Hitchins, eventualmente in una card interna, Ernesto Mercado oppure un altro contender di alto livello. L’idea di fondo è semplice: basta trattative interminabili, serve un match concreto da organizzare, vendere e trasmettere.

Le prossime mosse possibili

Secondo questa impostazione, Zuffa ha ormai una sola vera leva: mettere davanti a Stevenson un contratto per il prossimo incontro e costringerlo a scegliere. Se firma, la compagnia ottiene finalmente un evento live da promuovere. Se rifiuta, può invece lasciarlo fermo.

Il testo sottolinea infatti che, in genere, i contratti promozionali prevedono clausole per cui l’offerta di match ufficiali soddisfa gli obblighi del promoter. In caso di rifiuti ripetuti, la società può congelare l’accordo o estenderne la durata senza corrispondere borse.

In altre parole, per Zuffa il momento delle discussioni sembra finito: o Stevenson accetta il prossimo avversario che gli verrà proposto, oppure rischia di restare ai margini mentre il resto del pugilato va avanti.

Modifiche apportate: testo tradotto e riscritto in italiano giornalistico; struttura riorganizzata in paragrafi e sottotitoli; eliminati passaggi ripetitivi; ampliato il contesto su pesi, catchweight, ruolo di Zuffa e possibili sviluppi futuri senza aggiungere fatti non presenti nell’originale.

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