Bob Arum ritiene che il prezzo di Shakur Stevenson, fissato in 15 milioni di dollari per incontro, non sia sostenibile dal punto di vista finanziario senza finanziamenti esterni capaci di coprire le perdite dell’evento. La sua spiegazione della separazione tra Stevenson e Zuffa concentra l’attenzione sul costo del pugile, più che sulla difficoltà di trovargli un avversario.
Secondo Arum, un promotore ha motivo di interrompere il rapporto quando la borsa richiesta da un atleta non può essere sostenuta dagli affari generati dai suoi combattimenti.
«Se puoi uscire da quel contratto, lo fai. È costato loro qualcosa? Non lo so», ha dichiarato Arum a Fight Hub TV.
Il promoter ha parlato di un accordo da 15 milioni di dollari a incontro, senza però chiarire i termini del contratto di Stevenson. Arum ha inoltre collegato la separazione a una presunta riduzione dei finanziamenti sauditi, senza fornire documenti a sostegno della sua tesi.
«Pagare Shakur 15 milioni non è finanziariamente sostenibile», ha aggiunto Arum.
La stessa logica, secondo Arum, si applicava alle trattative fallite per il match contro Devin Haney. A suo giudizio, le cifre promesse a entrambi i pugili superavano il valore economico che l’incontro avrebbe potuto generare.
«I soldi non esistevano nel combattimento che avrebbero disputato», ha detto.
Arum considera Stevenson-Haney un buon incontro, capace di attirare l’interesse dei tifosi, ma dubita che tale interesse avrebbe prodotto entrate sufficienti a coprire i costi. Il prossimo contratto di Stevenson dirà se un altro promotore sarà disposto a investire quella cifra. Le qualità tecniche possono aiutare a vendere un match, ma una garanzia da 15 milioni deve comunque essere pagata.
Nel settore MMA, Dana White mantiene sotto stretto controllo i compensi degli atleti per assicurare la redditività degli eventi. Una garanzia stimata in 15 milioni per un pugile che, storicamente, fatica a riempire le arene fuori da Newark e a spostare i pay-per-view nazionali sarebbe in contrasto con il modello operativo di Zuffa. Senza sussidi di terze parti, la società avrebbe rischiato perdite di diversi milioni di dollari per evento.
Dopo il fallimento della sfida con Haney, Zuffa avrebbe provato a orientarsi verso avversari più realistici e compatibili con il mercato. Quando furono valutate opzioni come Jose Rayo Valenzuela con un compenso ridotto e adeguato al mercato, intorno ai 7 milioni di dollari, Stevenson mantenne ferma la propria valutazione economica.
Un promotore non può mantenere attivo un pugile che pretende una borsa da superstar per incontri di livello B che il pubblico non acquisterebbe in pay-per-view. Le esibizioni difensive di Stevenson possono piacere agli appassionati più tecnici, ma gli spettatori occasionali e il pubblico sportivo generalista non hanno mai accolto pienamente quello stile.
I promoter sono più disposti ad accettare borse enormi per pugili aggressivi, spettacolari e ad alto rischio, capaci di produrre knockout virali e grandi incassi al botteghino. L’approccio prudente di Stevenson, basato sul controllo della distanza, ha reso difficile per i dirigenti di Zuffa giustificare un trattamento commerciale paragonabile a quello di Canelo Alvarez o Gervonta Davis.




