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Shakur Stevenson e il prezzo della free agency

Shakur Stevenson rischia di restare fermo: le richieste economiche e il caso Muratalla complicano il futuro del campione WBO dei superleggeri.

Redazione··3 min di lettura
Shakur Stevenson Prices Himself Out Into The Cold

Shakur Stevenson ha lasciato Zuffa per diventare free agent, ma secondo Shawn Porter questa scelta potrebbe costringerlo a cercare un nuovo promoter senza poter dettare le condizioni. La libertà contrattuale, infatti, non garantisce automaticamente a Stevenson l'accesso al prossimo grande incontro.

Per Porter, una vittoria contro Devin Haney avrebbe dato a Shakur una posizione negoziale molto più solida prima dell'addio a Zuffa. Senza quel risultato, il pugile si troverebbe ora nella situazione di dover convincere un'altra società a finanziare le sue ambizioni, mentre l'inattività continua a consumare una parte importante della sua carriera.

«Non c'è nessuno disposto ad assorbire il tuo conto per far perdere il proprio pugile. Non succederà. Il minimo è un accordo di tre combattimenti. Ovunque tu vada, vorranno recuperare il loro investimento e sanno che il loro primo pugile sta per essere battuto. Perché qualcuno dovrebbe pagarti cifre astronomiche per battere il proprio atleta e poi lasciarti andare?», ha dichiarato Porter sul suo canale parlando di Stevenson.

Il contratto minimo di tre incontri è una previsione di Porter, non un'offerta resa pubblica. Il ragionamento dell'ex campione è legato alla struttura economica dell'operazione: un promoter che paga a Shakur una borsa elevata per affrontare uno dei propri pugili vorrebbe avere la possibilità di guadagnare anche dagli incontri successivi. Lasciarlo vincere e poi permettergli di andarsene offrirebbe, secondo questa logica, un incentivo molto limitato a finanziare l'evento.

È qui che la libertà di Shakur rischia di rivelarsi meno vantaggiosa di quanto sembri. Stevenson può parlare con diverse società, ma ognuna stabilirà il proprio prezzo per garantire avversari, date e finanziamenti. La rescissione del contratto apre nuove trattative, ma non le risolve automaticamente a suo favore.

Secondo Porter, Stevenson si è messo in una posizione complicata perché le sue richieste economiche non corrispondono al suo attuale potere d'attrazione. Il problema non sarebbe soltanto la free agency, ma la richiesta di borse da otto cifre per incontri che, agli occhi del grande pubblico, non avrebbero ancora un richiamo sufficiente.

Shakur detiene il titolo WBO dei superleggeri, categoria delle 140 libbre, ma in questo momento non sembra esserci una borsa gigantesca legata alla cintura. Le cifre più importanti, secondo l'analisi riportata, richiederebbero il salto nei welter, a 147 libbre.

Quando però si è presentata l'opportunità di definire il confronto con Devin Haney, le trattative si sono trascinate per mesi a causa della richiesta di Stevenson di combattere a un catchweight di 144 libbre e con una rigida clausola di reidratazione. Alla fine, Haney ha abbandonato il negoziato.

Se Shakur continuerà a imporre limiti ai welter pretendendo allo stesso tempo una borsa da lato A, le possibilità resteranno ristrette. Anche a 135 libbre il principale richiamo economico sarebbe Gervonta Davis, ma quel confronto continua a essere irraggiungibile. Senza Davis, secondo questa ricostruzione, la categoria non produrrebbe le borse astronomiche attese da Stevenson.

Il quadro porta direttamente all'ordine della WBO: difendere la cintura dei superleggeri contro Raymond Muratalla. Il contendente è descritto come un pugile aggressivo e pericoloso, che ha lasciato il titolo dei leggeri proprio per puntare a questa opportunità mondiale.

Dal punto di vista sportivo, Muratalla rappresenta un test legittimo per il campione. Sul piano commerciale, invece, non è considerato un nome capace di vendere grandi numeri in pay-per-view. Il silenzio di Shakur sull'ordine della WBO viene quindi interpretato come un segnale: accettare l'incontro significherebbe accontentarsi della normale borsa di un campione, rinunciando a un incasso da lotteria.

Se Stevenson non vorrà accettare il valore di mercato degli incontri disponibili, le alternative diventerebbero difficili: lasciare vacante la cintura, rallentare la situazione attraverso i ricorsi oppure pagare una somma per ottenere un passo di lato e inseguire un incontro più remunerativo.

La conclusione di Porter è netta: i promoter non finanzieranno Shakur a cifre gonfiate se il pugile non porterà con sé avversari di primo piano o vendite di biglietti già dimostrate. Pretendendo borse da re e condizioni rigide sul peso, Stevenson rischierebbe di scegliere l'attesa invece del ring. Solo tornando attivo contro i contendenti potrebbe costruire il potere negoziale necessario per ottenere in futuro incontri più ricchi.

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