Canelo Alvarez ha conquistato una vittoria ai punti con verdetto unanime contro Christian Mbilli, riprendendosi il titolo WBC dei supermedi. Tuttavia, la prestazione del pugile messicano non ha convinto Oscar De La Hoya, suo ex promotore, che ha contestato il basso volume di pugni e ha messo in discussione anche la reputazione di Canelo come leggenda della boxe messicana.
Il 36enne è tornato campione WBC lo scorso sabato, dopo aver perso nella precedente uscita il titolo indiscusso dei supermedi contro Terence Crawford, nel settembre 2025. Quella sconfitta aveva alimentato diversi interrogativi sulla possibilità per Canelo di imporsi nuovamente ai massimi livelli della boxe mondiale.
Contro Mbilli, però, Alvarez ha risposto sul ring. Il messicano ha conquistato una convincente vittoria ai punti e ha saputo contenere l'aggressività dell'avversario per gran parte del combattimento. La sua superiorità tecnica e difensiva gli ha permesso di controllare il match e di neutralizzare le iniziative del canadese, tornando così in possesso della cintura WBC nella categoria dei supermedi.
Per De La Hoya, tuttavia, il risultato non è stato sufficiente a rendere l'incontro realmente spettacolare. L'ex campione del mondo ha criticato soprattutto il numero ridotto di colpi portati da entrambi i pugili, sostenendo che il ritmo e l'azione non abbiano soddisfatto le aspettative degli appassionati.
Nel corso della sua serie semi-regolare sui social media, Clapback Thursday, il membro della Hall of Fame ha inoltre attaccato la considerazione di cui Canelo gode nella storia della boxe messicana.
«Sono fottutamente stanco di vedere 100 pugni tirati in un combattimento senza alcuna azione, e so che anche i tifosi ne hanno abbastanza. Ci mancano quei giorni di Marco Antonio Barrera, Erik Morales e Julio Cesar Chavez: è questo ciò per cui è conosciuta la boxe messicana.
Canelo, cerchi di proclamarti il più grande pugile messicano di sempre? Non potresti nemmeno reggere il sospensorio di Chavez. E posso citare altri dieci pugili messicani che sono molto più forti di te. E loro non si sono venduti per combattere davanti a 15 persone in Arabia Saudita».
Le parole di De La Hoya si concentrano quindi su due aspetti distinti: da una parte la natura poco spettacolare, a suo giudizio, della sfida con Mbilli; dall'altra il confronto tra l'eredità di Canelo e quella dei grandi campioni messicani del passato, tra cui Barrera, Morales e Chavez.
Va comunque ricordato che Canelo non ha mai dichiarato di essere il più grande pugile messicano della storia. Nonostante ciò, molti osservatori ritengono che il suo percorso gli permetta di essere inserito almeno nella top 10 dei migliori pugili messicani di sempre. La conquista del titolo WBC dopo la sconfitta contro Crawford rappresenta intanto un nuovo risultato importante nella sua carriera e gli consente di proseguire la stagione da campione dei supermedi.
Il successo contro Mbilli riapre così il dibattito sul valore storico di Alvarez, tra il riconoscimento dei risultati ottenuti e le critiche rivolte al suo stile più controllato. Le prossime decisioni sulla sua carriera dovranno chiarire quale sarà il seguito del ritorno al titolo WBC.




