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Canelo Alvarez trasformò il Mexican Style contro Golovkin

Il 15 settembre 2018 Canelo Alvarez tolse le cinture a Golovkin con una rivincita feroce, tattica e ancora oggi discussa.

Redazione··4 min di lettura
Canelo Alvarez Turns Mexican Style Against Gennadiy Golovkin

Canelo Alvarez conquistò il trono dei pesi medi il 15 settembre 2018, battendo Gennadiy Golovkin per decisione a maggioranza alla T-Mobile Arena di Las Vegas. Fu una rivincita durissima, carica di tensioni e destinata a dividere ancora oggi appassionati e addetti ai lavori: non solo per il verdetto, ma per il modo in cui il messicano riuscì a ribaltare contro Golovkin proprio l’idea di Mexican Style.

I giudici Dave Moretti e Steve Weisfeld assegnarono il match ad Alvarez con un identico 115-113, mentre Glenn Feldman vide un pareggio 114-114. Con quella vittoria, il ventottenne Canelo strappò a Golovkin le cinture WBA Super, WBC e IBO dei medi, aggiungendo anche il titolo vacante The Ring e il riconoscimento lineare della categoria.

Il primo confronto, disputato un anno prima, si era chiuso con un controverso pari non unanime. Il cartellino 118-110 di Adalaide Byrd in favore di Canelo aveva oscurato gran parte del dibattito tecnico, alimentando la convinzione, nel clan di Golovkin, di essere stati privati di una vittoria netta. La rivincita, inizialmente fissata per il 5 maggio 2018, saltò poi dopo la doppia positività di Alvarez al clenbuterolo. Canelo parlò di carne messicana contaminata, ma la Nevada Athletic Commission lo sospese per sei mesi. Golovkin e il suo allenatore Abel Sanchez non accettarono la spiegazione, trasformando la rivalità sportiva in autentica ostilità.

Durante la promozione, Sanchez insistette su un concetto preciso: Mexican Style. Accusò Canelo di aver combattuto troppo sulle corde nel primo match e lo sfidò a restare al centro del ring, a scambiare, a non sottrarsi alla pressione. Alvarez raccolse la provocazione, ma lo fece alle proprie condizioni. Invece di arretrare e aspettare il momento per il contrattacco, avanzò, occupò il centro e costrinse Golovkin a boxare spesso in retromarcia.

Fu una svolta tattica enorme. Golovkin, che aveva costruito il suo regno nei pesi medi sulla pressione costante e sulla capacità di tagliare il ring, si ritrovò più reattivo che dominante. Senza un avversario in fuga laterale, il kazako non poté imporre con la stessa efficacia il suo classico pressing. Il suo lavoro si concentrò soprattutto su jab e destro, mentre Canelo cercava combinazioni più pesanti e investiva con decisione al corpo.

Il dato dei colpi al bersaglio racconta bene la differenza di approccio. Secondo CompuBox, Golovkin mise a segno appena sei colpi al corpo in trentasei minuti. Canelo ne portò 46. Questa assenza di lavoro sotto la linea delle spalle rese l’attacco di GGG più leggibile: Alvarez poteva preoccuparsi soprattutto di schivare il jab e rispondere con serie brevi, senza il rischio costante di essere punito alle costole o al fegato.

Questo non significa che Golovkin fu messo fuori dal match. Anzi, il suo jab restò una delle armi più efficaci della serata. CompuBox gli attribuì 234 colpi a segno su 879 tentati, contro i 202 su 622 di Canelo. Golovkin colpì di più in otto riprese e dominò il conto dei jab, 118 a 59. Nei round centrali e soprattutto tra la nona e l’undicesima ripresa, quando Alvarez iniziò a calare fisicamente, il kazako trovò ritmo e continuità.

Dall’altra parte, però, Canelo fu più selettivo e più incisivo. Mise a segno 143 colpi potenti contro i 116 di Golovkin e con una percentuale superiore. La sua boxe fu meno voluminosa, ma più pesante: ganci al corpo, combinazioni strette, colpi singoli capaci di spostare l’inerzia visiva degli scambi. Ed è qui che nacque la spaccatura: chi premiava attività, jab e controllo a distanza tendeva verso Golovkin; chi valorizzava potenza, aggressività, colpi al corpo e presidio del centro ring vedeva vincitore Alvarez.

Molti cartellini della stampa specializzata furono favorevoli a Golovkin o al pareggio. I giudici ufficiali premiarono invece la maggiore efficacia dei colpi di Canelo e la sua scelta di accettare la battaglia nel pocket. La dodicesima ripresa fu decisiva. Moretti e Weisfeld la assegnarono entrambi ad Alvarez: senza quel round, sarebbe arrivato un secondo pareggio consecutivo. Con quel round, Canelo divenne campione.

Per Golovkin fu la prima sconfitta da professionista e la fine del suo lungo dominio nei pesi medi, decisa dal margine più sottile possibile. Avrebbe potuto conservare le cinture, mantenere l’imbattibilità e chiudere la rivalità in posizione di forza. Invece uscì dal ring senza titoli e con la sensazione, condivisa da una parte del pubblico, di aver fatto abbastanza per non perdere.

Per Canelo, invece, quella notte aprì la fase più vincente della carriera. Tre mesi più tardi salì nei supermedi e fermò Rocky Fielding, poi tornò a 160 libbre per battere Daniel Jacobs. In seguito avrebbe imposto il proprio dominio a 168 libbre, diventando il volto più riconoscibile della boxe mondiale.

Golovkin riuscì più avanti a riconquistare una cintura IBF dei medi contro Sergiy Derevyanchenko, ma la seconda sfida con Canelo resta probabilmente l’ultima grande prestazione al vertice assoluto delle sue capacità atletiche. Quelle ventiquattro riprese complessive contro un Alvarez più giovane gli presentarono un conto fisico altissimo.

Il terzo capitolo arrivò nel settembre 2022, nei supermedi, con una vittoria più chiara di Canelo ai punti. Golovkin aveva ormai 40 anni e non possedeva più la stessa rapidità né la stessa continuità offensiva che avevano reso i primi due incontri così difficili da giudicare.

La rivincita del 2018 resta quindi il combattimento simbolo della loro rivalità: dodici round durissimi, nessun atterramento, due filosofie di giudizio contrapposte e un’ultima ripresa capace di cambiare il destino di entrambi.

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