Osleys Iglesias, campione IBF dei supermedi, è stato escluso dalla classifica della categoria stilata da Canelo Alvarez. In un’intervista a DAZN, il messicano si è assegnato il primo posto, ha indicato Jaime Munguia al secondo e Christian Mbilli al terzo. L’assenza di Iglesias ha alimentato le critiche alla graduatoria, accusata di privilegiare nomi noti rispetto ai risultati e alle minacce più attuali della divisione.
Una classifica che premia la familiarità
La scelta di Canelo di collocarsi in vetta appare, secondo l’analisi dell’articolo originale, legata più alla reputazione costruita negli anni che alle prestazioni recenti sul ring. Anche la presenza di Munguia al secondo posto, pugile che si allena nella stessa palestra di Alvarez, solleva interrogativi sui criteri adottati. Il dato più evidente resta però l’esclusione del campione IBF Osleys Iglesias.
Nel 2021 Canelo conquistò quattro cinture, battendo Rocky Fielding, Callum Smith, Billy Joe Saunders e Caleb Plant. In quel percorso unificò i titoli contro campioni le cui caratteristiche si adattavano al suo stile da contrattaccante. David Benavidez, per anni sfidante obbligatorio, non ottenne invece l’occasione di affrontarlo. Anche David Morrell, forte di un notevole passato dilettantistico, potenza e mobilità, rimase fuori dai piani.
Le alternative e le sfide rimaste aperte
L’assenza di confronti con avversari fisici e pericolosi come Benavidez e Morrell ha lasciato senza una risposta definitiva la domanda su chi fosse il vero riferimento dei supermedi in quel periodo. Quando la categoria ha cominciato a cambiare, Canelo ha scelto Terence Crawford, pugile con una carriera prevalentemente da welter e vicino ai quarant’anni. Nel loro incontro, secondo il testo originale, Alvarez è stato superato nettamente nell’arco di dodici riprese.
Dopo tredici mesi lontano dal ring, Canelo si è proclamato re della categoria. L’articolo contesta questa rivendicazione e descrive le sue uscite più recenti come quelle di un pugile in fase calante: gambe meno mobili e volume di colpi ridotto. Alvarez farebbe sempre più affidamento su singoli colpi potenti, invece di sostenere combinazioni prolungate. Contro avversari capaci di imporre ritmo e pressione, questo approccio potrebbe diventare un limite.
Iglesias e Mbilli, profili scomodi
Iglesias rappresenta uno dei pugili più pericolosi tra quelli esclusi dalla graduatoria. È un mancino di grande struttura, dotato di combinazioni rapide, potenza esplosiva e angoli d’attacco efficaci: qualità che, nella lettura proposta dall’articolo, potrebbero mettere Canelo sotto pressione.
Anche Christian Mbilli presenta caratteristiche impegnative. Il francese è descritto come un pugile dal ritmo incessante, capace di portare tra gli ottanta e i cento colpi per ripresa e di accompagnare il lavoro con una forte pressione fisica. Se costretto a lavorare senza pause per ogni minuto del round, Canelo potrebbe avere difficoltà a mantenere il passo. La classifica di DAZN, dunque, non chiude il dibattito sui valori dei supermedi: lascia aperto il confronto tra reputazione, titoli e rendimento sul ring.




