Dan Rafael difende Joshua e Hearn nella disputa su Fury, sostenendo che Matchroom abbia solide ragioni per non concedere a Dana White un ruolo promozionale nel possibile grande evento tra Anthony Joshua e Tyson Fury. Secondo il noto giornalista americano, Eddie Hearn non avrebbe alcun interesse ad aprire la porta a un concorrente diretto proprio nel momento di massima esposizione mediatica di uno dei suoi pugili di punta.
Il match del 11 dicembre, annunciato a Cardiff con distribuzione su Netflix, resta infatti al centro di una controversia legata agli accordi promozionali. Negli ultimi giorni alcuni osservatori hanno indicato Hearn e lo stesso Joshua come ostacoli alla realizzazione di una sfida che i tifosi attendono da anni. Rafael, però, ribalta la lettura della vicenda: se esiste un contratto firmato, quel contratto deve avere un valore concreto, anche se questo dovesse rallentare l'organizzazione di un evento di enorme richiamo.
Intervenendo ai microfoni di iFL TV, Rafael ha spiegato che Hearn starebbe semplicemente proteggendo il proprio investimento. Il promotore britannico, attraverso Matchroom, ha contribuito per anni a trasformare Anthony Joshua in una delle principali attrazioni della boxe mondiale. Per questo motivo, secondo Rafael, non avrebbe senso permettere a Dana White e a Zuffa Boxing di ottenere visibilità promozionale su un evento costruito anche grazie al valore commerciale creato attorno a Joshua.
Il nodo centrale riguarda proprio il peso strategico dell'evento. Un eventuale Joshua-Fury su Netflix rappresenterebbe una vetrina eccezionale non solo per i pugili coinvolti, ma anche per chi ne cura la promozione. Concedere credito a Zuffa Boxing in una simile occasione significherebbe, di fatto, offrire a un rivale una piattaforma prestigiosa senza che quel rivale abbia partecipato allo sviluppo della carriera di Joshua negli anni precedenti.
Rafael sottolinea inoltre un aspetto non secondario: il rapporto con Netflix. Una presenza di primo piano di Dana White in un appuntamento di tale portata potrebbe rafforzare i legami tra Zuffa Boxing e la piattaforma streaming in vista di futuri eventi pugilistici. Anche se una sola serata non basterebbe a consegnare a White un ruolo dominante nel boxing su Netflix, è comprensibile che Hearn non voglia facilitare l'ingresso di un concorrente utilizzando la sua stella più importante.
Resta però un punto fondamentale: i dettagli contrattuali non sono stati resi pubblici. L'ipotesi che l'accordo di Joshua venga violato, al momento, è legata alla ricostruzione fornita da Rafael. Tuttavia, se davvero Matchroom avesse negoziato una clausola per limitare il coinvolgimento promozionale di White, ignorarla solo perché il match è già stato annunciato finirebbe per indebolire il peso di quella clausola stessa.
Per uscire dall'impasse, Rafael ha anche suggerito una possibile soluzione: lasciare a The Ring la promozione dell'evento principale, consentendo a Dana White di essere presente su invito di Turki Alalshikh e di partecipare indirettamente attraverso pugili Zuffa inseriti nel sottoclou. In questo modo, la presenza di White all'evento verrebbe distinta da un suo coinvolgimento diretto nella promozione del main event tra Joshua e Fury.
Nel dibattito è emerso anche un altro tema sensibile, quello relativo al programma di controlli antidoping concordato. Rafael ha riferito che nel team Joshua ci sarebbe attenzione sulla posizione di Tyson Fury rispetto ai test previsti. Una questione che merita chiarimenti, ma che al momento non offre elementi sufficienti per accusare uno dei due schieramenti di utilizzare il doping testing come leva negoziale.
Alla fine, secondo Rafael, sarà soprattutto il peso economico dell'operazione a spingere tutte le parti verso un'intesa. Fino a quel momento, però, la linea dura di Hearn sul ruolo di Dana White appare, nella sua lettura, una scelta di business lineare: Joshua ha contribuito in modo decisivo a rendere questo incontro così prezioso, e Matchroom non è obbligata a consegnare a un competitor il merito promozionale di un evento di tale portata.




