Facciamola finita di raccontare fenomeni che, al momento, esistono soltanto nella fantasia di chi ha bisogno di costruirli. Buffoni di corte, giullari e trapezisti del consenso, pronti a trasformare un ragazzino in un campione prima ancora che abbia avuto il tempo di dimostrare chi è e cosa può diventare.
Lasciate stare questo ragazzo! Non è un fenomeno, non è un campione: è un ragazzino che pratica pugilato con passione e che, come tutti i ragazzi che salgono sul ring, ha il diritto di crescere, sbagliare, vincere, perdere e soprattutto divertirsi. E merita rispetto, non di essere trascinato dentro un circo mediatico alimentato da chi confonde la servilismo con l’informazione.
Qui il problema non è lui. Il problema è il fottuto lecchinismo di chi, pur di ingraziarsi qualcuno, sacrifica la credibilità sull’altare della convenienza. Servi e schiavi di un sistema in cui basta una fotografia, qualche vittoria e un po’ di entusiasmo costruito a tavolino per gridare al fenomeno. Ma fenomeno di cosa? Sulla base di quali risultati? Con quale criterio?
Mi avete mandato migliaia di immagini simili. Quattro match, qualche vittoria, ma fossero anche tutte sconfitte: non è questo il punto. Il punto è che si parla già di Olimpiadi quando questo ragazzo non ha ancora indossato la maglia della Nazionale, non ha vinto un titolo regionale e non ha conquistato risultati che possano giustificare certe etichette.
E allora fermiamoci un momento e facciamoci una domanda scomoda: a chi giova trasformare un ragazzino in un campione prima che lo diventi davvero?
Perché mentre qualcuno distribuisce investiture e costruisce miti, ci sono ragazzi che si fanno il culo ogni giorno in palestra, affrontano sacrifici, tornei, sconfitte e delusioni senza che nessuno li celebri. Ragazzi che meritano la stessa attenzione, lo stesso rispetto e, soprattutto, la stessa onestà.
E chi alimenta questa narrazione senza alcun fondamento, dentro e fuori dal nostro movimento, non è un semplice spettatore innocente. È parte del problema.È COMPLICE!
Non si aiuta un giovane pugile raccontandogli che è già arrivato. Lo si aiuta mettendolo nelle condizioni di crescere, senza caricarlo di aspettative che potrebbe non essere ancora pronto a sostenere.
Il talento si riconosce, ma il campione lo certificano i risultati. Il resto è rumore, propaganda e lecchinismo.
Basta con i fenomeni costruiti a parole. Rispetto per il ragazzo, verità per il pugilato e dignità per tutti quelli che ogni giorno si fanno il culo per conquistarsi davvero un posto nel nostro sport.
#Pugilato #BoxeItaliana#lorenzobelusconi #berlusconi
Il pugile giovane e il mito costruito: quando la fama supera i risultati
Critica al clamore mediatico che premia un ragazzo prima di aver dimostrato il talento, chiedendo rispetto e onestà nello sport
Redazione··2 min di lettura

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