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Francesco Paparo: quando il dolore non diventa odio

Francesco Paparo racconta le sue ferite, l'assenza e il dolore. Una storia di pugilato, forza e coraggio per spezzare il ciclo della sofferenza.

Redazione··3 min di lettura
Francesco Paparo: quando il dolore non diventa odio

Quando il dolore non diventa odio: la storia di Francesco Paparo.
Viviamo in un mondo social dove troppo spesso la notizia è diventata il trash.Promesse, maleducazione, gesti inconsulti, minacce, provocazioni. Un copione che si ripete ogni giorno, alimentato da chi urla più forte, da chi cerca un nemico, da chi trasforma qualsiasi cosa in uno spettacolo.Poi, improvvisamente, appare qualcosa di diverso.Ho letto e visto quello che, personalmente, considero uno dei post più belli pubblicati dalla TAF.Il protagonista è Francesco Paparo.Non più un prospect. Ormai un campione.Ma questa volta non ci sono cinture, classifiche o avversari da affrontare.Questa volta Francesco ha affrontato qualcosa di molto più difficile: se stesso.Mettersi a nudo non è semplice. Raccontare le proprie fragilità, le proprie mancanze, le ferite che la vita ha lasciato dentro di noi, può essere infinitamente più difficile che salire su un ring e combattere dodici riprese.Francesco lo fa con l'innocenza di un bambino e, allo stesso tempo, con la forza di un uomo.Racconta la sua infanzia. Racconta l'assenza di un padre e di una madre. Racconta quella necessità fisica di sentirsi figlio, prima ancora di diventare uomo.Perché ci sono mancanze che non passano. Puoi crescere. Puoi diventare forte. Puoi costruirti una carriera. Puoi conquistare titoli e imparare a non avere paura davanti a nessuno.Ma alcune ferite rimangono.E forse è proprio qui che comincia la parte più importante della storia.Perché davanti al dolore abbiamo due possibilità: ripeterlo oppure interromperlo.Possiamo diventare ciò che ci ha fatto soffrire oppure possiamo decidere che quella sofferenza finirà con noi.È il terribile e pericoloso meccanismo del “a me hanno fatto questo”, e ripeterlo di riflesso. Una ruota che gira da generazioni, passando il dolore da una persona all'altra.Ma quella ruota si può fermare.Servono intelligenza, coraggio e soprattutto la volontà di evolvere.Significa guardare le proprie ferite senza vergognarsene e decidere di non trasformarle in ferite per qualcun altro.Ed è per questo che sono convinto che Francesco, un giorno, sarà un bravo padre.Perché chi ha conosciuto l'assenza può scegliere di esserci.Chi ha conosciuto la solitudine può imparare a non lasciare solo chi ama.Chi ha conosciuto il dolore può decidere di non consegnarlo ai propri figli.Questo è ciò che fa la differenza tra un uomo e un altro: non il fatto di non aver sofferto, ma ciò che decide di fare con la propria sofferenza.E poi, nella notte più buia, quando il cammino sembra non avere più luce, per Francesco quella luce ha un nome: Francis.Un amico.Uno zio.Una figura paterna.Un uomo che ama quel ragazzo come un figlio.E non lo dico per sentito dire. L'ho visto.Ho visto negli occhi di Francis quella forma di amore che non ha bisogno di essere spiegata. L'amore che protegge. Che comprende. Che accompagna. Che resta.Quello che non pretende nulla in cambio. E forse è proprio questo il messaggio più bello di tutta questa storia.Non importa soltanto da dove vieni.Non importa quante volte la vita ti abbia fatto cadere.Non importa quante persone siano mancate quando avevi bisogno di loro.Puoi ancora scegliere chi diventare.Questa non è soltanto una storia di pugilato.Non è una storia di cinture, titoli o vittorie.È una storia che appartiene a tutti quei ragazzi che crescono con un'assenza. A chi vive un abbandono fisico, ma anche a chi vive un abbandono emotivo, pur avendo qualcuno accanto.È una storia per chi pensa di essere solo.Perché a volte basta una persona.Una persona che rimanga.Una persona che sappia vedere oltre la corazza.Una persona capace di dire, senza nemmeno pronunciarlo: “Io ci sono.”E forse la vera vittoria di Francesco Paparo non sarà una cintura.Sarà riuscire a spezzare quella ruota.Prendere tutto il dolore ricevuto, trasformarlo in forza e fare in modo che non venga mai consegnato a chi verrà dopo di lui.Perché alla fine, nella vita come sul ring, è come affronti il tuo percorso dopo un ko.

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