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Boxe Story

Jaalen Best entra nel mondo di Muhammad Ali con The Greatest

Jaalen Best racconta la preparazione per interpretare Muhammad Ali in The Greatest: allenamento, studio dei filmati e il legame con il cast.

Redazione··3 min di lettura
How Jaalen Best and the cast of 'The Greatest' stepped into Muhammad Ali's world

Jaalen Best interpreta Muhammad Ali nella serie The Greatest e, per avvicinarsi al campione, ha lavorato non soltanto sulla somiglianza fisica, ma anche sui movimenti, sul ritmo e sul modo di stare sul ring. A 28 anni, l’attore affronta così il suo primo ruolo da protagonista in una produzione che racconta la vita di Ali dentro e fuori dalla boxe.

Un provino deciso anche sul ring

La serie, composta da otto episodi e disponibile su Prime Video, è stata creata da Ben Watkins. Tra i produttori esecutivi figurano Michael B. Jordan e Lonnie Ali, vedova del pugile. The Greatest è la prima serie sceneggiata autorizzata sulla vita di Muhammad Ali: oltre alla sua carriera sportiva, esplora il mondo personale del campione e il forte legame con la famiglia.

Per Best, entrare nel ruolo è cominciato già durante le audizioni. Secondo Teen Vogue, Watkins aveva ristretto la scelta a quattro attori e li ha messi alla prova con un allenamento di boxe. Il regista non è rimasto per tutta la sessione: un membro della troupe, fingendosi addetto alla reception, ha osservato i candidati mentre credevano di non essere valutati.

Quella sera, ai quattro finalisti è stato chiesto di studiare e memorizzare il terzo round dell’incontro in cui Ali vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960. A distinguere Best contribuiva anche una corporatura che ricordava quella del pugile. Ma la somiglianza, da sola, non bastava: per rendere credibile l’interpretazione serviva ricostruire il modo in cui Ali si muoveva e combatteva.

Allenamento, filmati e ritmo

Prima di ottenere la parte, Best si è allenato con il coach di boxe Rob Sally per tre ore al giorno, sei giorni alla settimana. Fuori dalla palestra, Sally gli assegnava filmati di Ali mentre combatteva, faceva shadowboxing o si preparava: l’attore doveva guardarli e tornare agli allenamenti con osservazioni precise sui suoi gesti.

«Mi chiedevo: le sue spalle sono davvero così rilassate? Il jab è senza sforzo, fluido? E quando ruota per tirare il montante, il movimento parte dalla spalla, come una specie di scatto?», ha raccontato Best a ESPN. Rallentava anche le riprese per studiare i passi, il rimbalzo sulle gambe e il ritmo con cui Ali si spostava.

L’attore aveva già una formazione atletica: in passato era stato un giocatore di basket walk-on alla East Carolina University. Trasferire quell’esperienza alla velocità e alla precisione della boxe di Ali, però, ha richiesto aggiustamenti continui. «Il mio allenatore mi diceva sempre: “Troppo lento, non abbastanza veloce, non abbastanza preciso”. Dovevo distendere completamente il braccio e diventare più rapido con i piedi», ha spiegato.

Best ha studiato anche il contesto culturale dell’epoca e ha usato la musica per trovare una cadenza che lo aiutasse a sentirsi a proprio agio sul ring. Durante le sessioni, i brani soul di James Brown e Sam Cooke si alternavano alla musica di artisti contemporanei come Leon Bridges. Per l’attore, quei suoni hanno contribuito a rendere i movimenti più naturali.

«A un certo punto ho capito che era come la poesia, o come il blues e il jazz: la musica suona e tu le danzi intorno», ha detto. «Con quel tipo di musica riuscivo a lasciarmi andare, a fluttuare e a muovermi con grazia.»

Il padre di Ali e il rapporto con il cast

Omari Hardwick interpreta Cassius Clay Sr., il padre di Ali. Per lui il legame con il pugile era anche personale: entrambi, ha osservato, avevano una particolare inclinazione per la poesia. Hardwick aveva incontrato Ali dopo aver conosciuto sua figlia Maryum ai NAACP Image Awards del 2015. Maryum gli aveva raccontato che il padre apprezzava il suo lavoro nella serie Power, aprendo la strada a un incontro con la famiglia.

In seguito Hardwick ha dedicato ad Ali una poesia inclusa nel suo album never ghost: season 7. Ripensando a quell’incontro, ha detto di averlo vissuto come una sorta di investitura per il ruolo: «Voglio credere che fosse Muhammad Ali a chiedermelo. Anzi, più che chiedermelo, a dirmi: “Interpreterai mio padre, trova il modo di farlo”.»

Il personaggio richiede di rappresentare una relazione complessa. La serie mostra l’orgoglio di Cassius Clay Sr. per il figlio, ma anche la gelosia e la violenza domestica contro la madre di Ali, Odessa Grady Clay. Racconta inoltre le difficoltà di un padre che cerca di sostenere la famiglia sotto le leggi segregazioniste di Jim Crow, mentre il figlio acquista sempre più notorietà.

Hardwick ha richiamato l’attenzione sul diverso riconoscimento riservato al lavoro: «Chi lavora con i guantoni viene celebrato. Chi usa le mani senza guanti, con la vernice addosso, senza fare del male a nessuno, senza salire sul ring e combattere, non riceve necessariamente lo stesso riconoscimento.»

Fuori dal set, la vicinanza tra Hardwick e Best ha contribuito a costruire un rapporto di fiducia. I due abitavano nei pressi l’uno dell’altro a Toronto e Hardwick, padre di due figli, ha voluto coinvolgere Best anche nella vita della sua famiglia. Quando ha scoperto che l’attore abitava dietro l’angolo, lo ha invitato a parlare al telefono con il figlio Brave.

«Li ho ascoltati parlare e ho pensato: la mia vita da padre sta incontrando il fatto che sul set sto diventando padre», ha raccontato Hardwick a ESPN. «A quel punto non sentivo più Omari: Jaalen mi chiamava “Pops”.» Quel legame ha reso più spontaneo il rapporto padre-figlio anche durante le riprese.

Il primo incontro con Malcolm X

Michael Ealy, scelto per interpretare Malcolm X, ha preferito un approccio diverso. Ha chiesto a Watkins di tenerlo separato da Best fino alle riprese della loro prima scena, così da non togliere autenticità all’incontro tra Malcolm e il giovane Cassius Clay.

«Non c’era nulla di personale. Volevo soltanto che il primo incontro tra Malcolm e Cassius fosse autentico e spontaneo», ha spiegato Ealy a ESPN. Immaginava l’attesa di un giovane Cassius desideroso di incontrare Malcolm X, conoscerne le idee e parlare con lui della possibilità di aderire alla Nation of Islam. Per questo non voleva farsi un’idea di Best prima del momento in cui i personaggi si sarebbero incontrati.

Le interpretazioni sono state arricchite anche dai racconti delle persone vicine ai protagonisti storici. Ealy ha parlato con Attallah Shabazz, figlia di Malcolm X, della vita del padre come marito e genitore. Best e Hardwick si sono invece rivolti a Lonnie Ali per comprendere meglio la dimensione privata di Muhammad, lontano dal ring.

Per Best, capire Ali ha significato confrontarsi anche con la determinazione racchiusa nella sua dichiarazione più celebre: «Io sono il più grande». Non soltanto una frase legata alla supremazia sportiva, ma, nelle parole dell’attore, l’ambizione di dimostrare il proprio valore e di lasciare un segno nel mondo ben oltre la boxe.

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