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Keith Thurman non può cancellare la sconfitta contro Fundora

Thurman definisce «medi» i colpi di Fundora, ma ammette di non aver trovato il ritmo offensivo contro altezza, allungo e volume del campione.

Redazione··3 min di lettura
Keith Thurman Cant Talk Away The Fundora Loss

Keith Thurman non può ridimensionare la sconfitta contro Sebastian Fundora limitandosi a definire «medi» i colpi dell’avversario. Se la potenza del campione non era eccezionale, resta da spiegare perché Thurman non sia riuscito a produrre abbastanza attacchi per impedire all’arbitro di fermare il combattimento.

«Medi. Medi, fratello», ha detto Thurman a Brian Custer. «Dai, non mi ha mai mandato al tappeto». La sua difesa della prestazione si concentra su questa distinzione: Fundora ha vinto per interruzione, ma non è riuscito a farlo cadere.

L’ex campione ha respinto anche l’idea, riferita da Custer, che l’arbitro lo avesse salvato da ulteriori punizioni. A suo dire, il contrattacco del secondo round lo aveva spinto verso il basso per via della statura di Fundora, senza fargli cedere le gambe. Thurman ha insistito di poter assorbire quei colpi.

«Sono stato sul ring con tanti pugili potenti, sapete? Nei welter, Manny Pacquiao e Danny Garcia», ha ricordato. «Erano colpi medi. Avrei potuto prenderli tutto il giorno».

Il paragone richiama il passato da campione di Thurman, ma affrontare altri picchiatori non chiarisce se contro Fundora stesse riuscendo a difendersi in modo efficace. Sono piuttosto le sue stesse parole a offrire una spiegazione più concreta delle difficoltà incontrate.

Thurman ha ammesso che altezza e allungo di Fundora si sono rivelati più complicati del previsto. Gli allenamenti con sparring partner di statura elevata non lo avevano preparato del tutto alla distanza imposta dall’avversario, e lui stava ancora cercando le misure quando l’arbitro è intervenuto. Fundora non doveva necessariamente mandarlo al tappeto con ogni colpo: il suo raggio d’azione e il volume di attacchi bastavano a costringere Thurman a concentrarsi sulla difesa.

Thurman avrebbe voluto più tempo. Ha raccontato di essersi spostato verso il centro del ring e di aver cominciato a sentirsi più a suo agio in difesa. Per questo ritiene che la decisione dovesse restare a lui e al suo angolo.

«Avrei voluto che l’arbitro osservasse meglio e lasciasse decidere a me e alla mia squadra», ha dichiarato. «Se arriviamo all’ottavo round e le cose non migliorano, pazienza. Ma ero determinato a incassare i colpi del ragazzo. Semplicemente, non era la mia serata. Le mani non partivano».

Quest’ultima ammissione rende meno convincente la sua contestazione: riuscire a reggere i colpi di Fundora non era sufficiente, perché Thurman doveva anche rispondere. L’arbitro, inoltre, non era obbligato ad aspettare un atterramento prima di fermare il match.

Thurman ha attribuito parte delle difficoltà anche a un taglio del peso complicato e ha riconosciuto di aver disputato una brutta prova. Sono elementi che possono contribuire a spiegare la prestazione, ma non chiariscono perché altri round avrebbero cambiato l’andamento dell’incontro. Lo stesso pugile ha ammesso di non essere riuscito a trovare il ritmo contro statura, allungo e volume di Fundora.

Definire «medi» i colpi dell’avversario, quindi, non risolve la questione centrale: Thurman non è riuscito a superare i suoi vantaggi fisici e a mettere a segno i propri attacchi. È un aspetto che pesa anche in vista del confronto con Ortiz evocato nel testo: la mano destra di un veterano resta una minaccia, ma occorre capire come Thurman possa portarla a bersaglio dopo aver ammesso di non essere riuscito a sviluppare la propria offensiva contro Fundora.

La versione di Thurman offre a Golden Boy e DAZN una possibile chiave narrativa: era ancora in fase di adattamento, il suo mento aveva retto e l’intervento arbitrale gli avrebbe tolto la possibilità di rientrare nel match. La difficoltà, però, è sostenere questa lettura davanti alla sua stessa ammissione di non essere riuscito a far partire i colpi.

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