La campionessa mondiale dei pesi gallo Ebanie Bridges, australiana, ha espresso una posizione molto netta sul possibile confronto sul ring con una donna transgender. La pugile ha dichiarato che non accetterebbe mai di affrontare un’avversaria transgender, spiegando che, secondo la sua opinione, le differenze biologiche e fisiche sviluppate durante la pubertà maschile potrebbero rappresentare un fattore di rischio negli sport di combattimento.
Bridges ha sottolineato come, a suo giudizio, nel pugilato non si possa mettere in secondo piano la sicurezza delle atlete. Un punto particolarmente delicato, considerando che sul ring non si parla soltanto di prestazione sportiva, ma di colpi, potenza, resistenza e soprattutto dell’incolumità fisica di chi combatte. Durante le Olimpiadi di Parigi dell'agosto 2024, la Bridges ha aspramente criticato il CIO e l'ammissione di Imane Khelif, dichiarando in un'intervista al network talkSPORT che avrebbe boicottato i Giochi e rifiutato di salire sul ring contro di lei
La campionessa ha anche utilizzato un paragone destinato a far discutere, chiedendo provocatoriamente cosa accadrebbe se un atleta dalla straordinaria potenza fisica come Mike Tyson diventasse una donna e poi salisse sul ring contro altre pugili.
Un tema complesso, che divide profondamente il mondo dello sport e che non può essere liquidato con slogan o semplificazioni. Da una parte il diritto di ogni atleta a praticare sport e a essere rispettato; dall’altra la necessità, soprattutto negli sport da combattimento, di stabilire criteri che garantiscano competizione equilibrata e sicurezza.
Le parole di Ebanie Bridges riaprono quindi una discussione destinata a far parlare ancora a lungo: come si può trovare il giusto equilibrio tra inclusione, equità sportiva e sicurezza sul ring?
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Ebanie Bridges: “Non affronterei una pugile transgender”
Ebanie Bridges riapre il dibattito sulla partecipazione delle atlete transgender nel pugilato, tra sicurezza, equità sportiva e inclusione.
Redazione··1 min di lettura

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