Nestor Bravo è stato fermato da Isaac Cruz, eppure ha lasciato la Pechanga Arena tutt'altro che convinto che Pitbull possieda la forza necessaria per affrontare Ryan Garcia nella categoria dei pesi welter. Un giudizio quantomeno singolare, se si considera che a esprimerlo è un pugile appena messo al tappeto, ma proviene dall'unico uomo che sabato sera ha davvero incassato i colpi del messicano.
Secondo Bravo, a creare più problemi non è stata la potenza pura di Cruz, quanto piuttosto la sua imprevedibilità nell'esecuzione. La statura ridotta, gli affondi improvvisi e gli angoli di colpo insoliti hanno impedito al portoricano di vedere arrivare diversi pugni andati a segno.
«Non è il picchiatore più duro. È semplicemente scomodo per via della sua altezza», ha dichiarato Bravo nel corso della conferenza stampa post-incontro. «Ci sono un paio di colpi che davvero non ho visto arrivare. Non è che le sue mani siano pesanti: sono i colpi che non vedi arrivare quelli che ti fanno male. Non credo che la sua forza fisica sia così rilevante ai 147 libbre. È solo molto scomodo, ma resta un grande campione».
Cruz ha mandato al tappeto Bravo e lo ha fermato alla sesta ripresa, quindi non è stata affatto una serata innocua per il portoricano. La sua tesi è che a penalizzarlo siano stati più il tempismo e la visibilità che una forza devastante. Ha inoltre sostenuto di essere stato condizionato da uno scontro di teste accidentale sin dalla prima ripresa, pur riconoscendo a più riprese la superiorità dell'avversario.
La distinzione diventa cruciale nell'eventualità che Cruz salga dai pesi superleggeri per sfidare Ryan Garcia. Cruz genera potenza abbassandosi e risalendo di scatto con ganci e destri a mezza distanza. Gli avversari abbassano lo sguardo per localizzarlo, per poi perdere di vista i colpi che arrivano da sotto la loro normale linea visiva.
La guardia eretta di Ryan crea pericoli in entrambe le direzioni. La sua abitudine di arretrare di netto lascia il mento esposto al destro in salto di Cruz. Al tempo stesso, però, quell'altezza offre a Garcia una visuale pulita su Cruz che si abbassa prima di attaccare. Ryan può scaricare il gancio sinistro mentre Cruz si lancia in avanti, oppure coglierlo con un montante mentre risale.
A Bravo mancava la velocità di mano per punire con costanza quelle entrate. Ryan non ne è privo. Cruz non può lanciarsi dalla lunga distanza senza prima impegnare Garcia con il jab o con delle finte. Caricare dentro uno dei contrattacchi di Ryan moltiplicherebbe l'impatto, perché il peso del corpo dello stesso Cruz si muoverebbe verso il colpo.
Anche gli scambi fisici potrebbero rivelarsi decisivi. Cruz sfrutta il baricentro basso per sbilanciare i superleggeri e creare spazio per i colpi al corpo. Ryan è più alto, più largo e abituato a portare più peso. Può appoggiarsi a Cruz nel corpo a corpo, esercitare pressione sul collo e rendere sempre più faticosi quei continui affondi.
Cruz, inoltre, tende a inseguire gli avversari in linea retta anziché intrappolarli con un gioco di gambe laterale. Un approccio che concede a Ryan la distanza che predilige per piazzare i piedi e liberare il gancio sinistro. Se Cruz si limitasse a inseguirlo, il match si trasformerebbe in un tiro al bersaglio.
La via migliore per Pitbull è sopravvivere ai contrattacchi iniziali, soffocare le braccia di Ryan e spingerlo alle corde. Garcia detesta gli scambi ravvicinati prolungati e spesso si aggrappa in attesa dell'arbitro. Cruz deve trasformare l'incontro in una battaglia ruvida di colpi al corpo prima che Ryan trovi il proprio ritmo.
Ma passare dai 135 ai 140 e poi ai 147 libbre chiede al mento e alla potenza di Cruz di superare esami sempre nuovi. Se Bravo non ha percepito una vera forza da peso welter, Ryan potrebbe lasciare andare le mani senza temere le risposte. Quella sicurezza renderebbe un confronto stilistico già pericoloso ancora più insidioso per Cruz.




