Prince Naseem Hamed non è stato soltanto uno dei pugili più spettacolari e carismatici della sua epoca. Tra il 1995 e il 2001, con 36 vittorie complessive e 16 successi in match validi per uno o più titoli mondiali dei pesi piuma, l’inglese di origini yemenite ha costruito una carriera capace di lasciare un segno profondo nel pugilato britannico. Eppure, nel pieno della sua popolarità, il "Principe" provò anche a inseguire un sogno molto diverso: una fugace incursione nel mondo dell’hip-hop.
Non si trattò di una vera seconda carriera, ma di un episodio curioso e oggi quasi dimenticato. Nel 1996 Hamed prese infatti parte al singolo Walk Like A Champion, realizzato dal gruppo rap britannico Kaliphz. L’operazione aveva un obiettivo chiaro e conveniente per entrambe le parti: la band avrebbe guadagnato visibilità grazie al nome di una star sportiva in ascesa, mentre Hamed avrebbe potuto togliersi lo sfizio di incidere un brano e persino esibirlo in televisione, fino ad arrivare a Top Of The Pops.
I Kaliphz erano un collettivo indipendente di Rochdale, formato da artisti britannico-asiatici che si erano conosciuti negli ambienti della breakdance negli anni Ottanta. Soltanto nel 1995 riuscirono a pubblicare un album, Seven Deadly Sins, un lavoro credibile e in linea con le sonorità hip-hop indipendenti del periodo, tra bassi pesanti e produzioni secche di cassa e rullante. Ma il contesto non era favorevole: all’epoca l’hip-hop britannico non aveva ancora il peso commerciale che avrebbe avuto negli anni successivi.
In più, il nome stesso del gruppo, ispirato a un termine arabo legato alla leadership islamica, e i testi spesso politicizzati, con riferimenti alla discriminazione razziale e toni talvolta duri, rendevano ancora più complicata la strada verso il successo popolare. Fu così che i Kaliphz iniziarono a spostarsi verso una proposta più accessibile al grande pubblico, e l’incontro con Prince Naseem Hamed rappresentò il momento decisivo di questa svolta.
Nell’album Seven Deadly Sins era già presente un brano a tema pugilistico, Knockout Position, che secondo quanto raccontato sarebbe stato ispirato proprio a Hamed. Del resto, l’impatto di Naseem sulla comunità britannico-asiatica della metà degli anni Novanta era enorme: non era solo un campione del ring, ma anche un simbolo culturale, capace di incarnare orgoglio, stile e ribellione. Quel pezzo, però, aveva toni cupi e una produzione firmata da DJ Muggs, nome celebre per il suo lavoro con i Cypress Hill e per il suo approccio oscuro e introspettivo all’hip-hop.
Quando il brano arrivò all’attenzione di Hamed, la scelta fu quella di trasformarlo in qualcosa di più radiofonico. Knockout Position venne così rielaborata e divenne Walk Like A Champion, pubblicata come singolo dei Kaliphz featuring Prince Naseem. Anche la copertina lasciava poco spazio ai dubbi: il pugile era messo in primo piano, segno evidente di quanto il suo nome fosse centrale nell’operazione commerciale.
Dal punto di vista musicale, il pezzo fu completamente ripensato in chiave più festosa e immediata, senza però rinunciare alle strofe originali del gruppo. Il contributo di Hamed, in termini strettamente artistici, fu piuttosto limitato ma perfettamente in linea con il suo personaggio: qualche slogan gridato, un’attitudine da showman e la solita dose di esuberanza. Più che rappare davvero, il campione prestò al brano la sua immagine, il suo carisma e quella presenza scenica che sul ring aveva già conquistato il pubblico.
I testi dei Kaliphz restavano legati al linguaggio della battle-rap, con numerosi richiami alla boxe, tra colpi, guardie mancine e mascelle spezzate. Non mancavano passaggi più originali, anche sul piano identitario, in una miscela di sport, appartenenza culturale e ricerca di riconoscibilità mediatica. Proprio questa combinazione rese il singolo un prodotto singolare per l’epoca.
Walk Like A Champion ebbe un impatto modesto ma significativo. Il brano riuscì a entrare nella Top 40 britannica, anche se soltanto per una settimana, e regalò ai Kaliphz la loro prima vera visibilità a livello nazionale. Soprattutto, aprì loro la porta di un contratto con una major, la Jive Records. Da lì partì però una trasformazione radicale: il gruppo venne rilanciato con il nome Kaleef e affidato al produttore pop Pete Waterman, noto per aver lavorato con artisti come Kylie Minogue, Jason Donovan e Rick Astley.
Il risultato fu una svolta commerciale ancora più marcata, con singoli dai titoli spiccatamente pop e una perdita progressiva dell’identità originaria. L’esperimento, tuttavia, durò poco: nel giro di un anno il progetto si dissolse. In altre parole, la parentesi musicale legata a Prince Naseem Hamed fu tanto curiosa quanto effimera, proprio come il tentativo dei Kaliphz di reinventarsi per il grande pubblico.
Per Hamed, invece, la boxe rimase il terreno naturale. La sua avventura ai massimi livelli durò molto più a lungo del contratto discografico dei suoi compagni di singolo. Resta però questo episodio quasi surreale, che racconta bene l’impatto culturale del "Principe" negli anni Novanta: non solo campione del mondo dei pesi piuma, ma icona pop capace di attraversare sport, televisione e musica con la stessa sicurezza con cui entrava sul ring.
Un capitolo minore, certo, ma affascinante, perché mostra quanto Prince Naseem Hamed fosse molto più di un pugile. Era un personaggio totale, uno che riusciva ad attirare l’attenzione ovunque andasse. Anche dietro a un microfono, per una sola volta, riuscì a far parlare di sé.




