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Shakur Stevenson “noioso”: James Toney lo sfida a cercare i veri match

James Toney definisce Shakur Stevenson “noioso”: elogia le doti del campione, ma gli chiede di smettere di parlare e affrontare i grandi match.

Redazione··2 min di lettura
American Hall of Famer says Shakur Stevenson is boring and tells him to fight the real fights

Shakur Stevenson continua a dividere il mondo della boxe. Considerato da molti uno dei pugili più raffinati della sua generazione, il fuoriclasse statunitense è stato definito “noioso” da James Toney, leggenda inserita nella Hall of Fame e campione del mondo in tre categorie di peso.

Stevenson, mancino elegante e difensore di altissimo livello, viene spesso indicato come uno dei migliori interpreti della boxe tecnica contemporanea. La sua capacità di controllare distanza, ritmo e tempi dell’azione gli ha permesso di costruire una carriera quasi impeccabile, culminata in prestazioni dominanti contro avversari di grande richiamo come Teofimo Lopez, William Zepeda e Oscar Valdez.

Nonostante il suo status nelle classifiche pound-for-pound, Stevenson non ha convinto Toney. “Lights Out”, uno dei maestri moderni dello shoulder roll e della difesa di vecchia scuola, ritiene che il talento americano debba ancora dimostrare di appartenere davvero all’élite storica del pugilato.

Intervenendo ai microfoni di Fight Hub TV, Toney ha usato parole dirette: “Mi piace Shakur, ma è noioso. Ha buone abilità pugilistiche, ma non so se sappia applicare lo shoulder roll come facevamo io e gli altri pugili della vecchia scuola”.

Il riferimento non è casuale. Toney ha costruito una carriera straordinaria proprio sulla capacità di evitare i colpi restando nella corta distanza, rispondendo con precisione e freddezza. Nel suo percorso ha battuto nomi come Michael Nunn e Mike McCallum, prima della sconfitta ai punti contro Roy Jones Jr nel 1994.

L’ex campione ha poi tirato in ballo anche Sugar Ray Robinson, considerato da molti il più grande pugile di sempre: “Sugar Robinson era un tecnico: boxava e fermava gli avversari. È così che diventi un tecnico. Non lo diventi correndo per il ring. Shakur è un buon pugile, ma deve dimostrare di più: smetta di parlare e faccia i veri combattimenti”.

Le critiche di Toney toccano un tema ricorrente nella carriera di Stevenson: l’equilibrio tra efficacia e spettacolo. Il campione americano è quasi sempre apparso in controllo, raramente in difficoltà, ma il suo stile prudente e chirurgico non sempre accende il pubblico come quello dei grandi attaccanti.

Resta però difficile ignorare il suo rendimento. Stevenson non è mai sembrato vicino alla sconfitta da professionista e continua a essere considerato uno dei nomi più solidi della top five pound-for-pound. La sfida, ora, sarà trasformare la superiorità tecnica in grandi notti capaci di convincere anche i critici più severi.

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