Ne avevo parlato diversi mesi fa. Ora mancano poche ore al match e torno a scriverne in questo giorno così particolare, insolito per una riunione pugilistica. Ad Amsterdam, tra poche ore, Angelo Morejon salirà sul ring per affrontare Willy Kyakonye, in una sfida per il titolo WBC Silver dei pesi Bridgerweight.
Eppure, proprio mentre si avvicina il momento di salire sul ring, mi attraversa una riflessione che va oltre il pugilato.
Non ci sarà una diretta. Non avremo immagini per seguire Angelo, non potremo vederlo combattere e condividere, istante dopo istante, le emozioni della sua battaglia. Ci sarà lui, insieme al suo team, immerso nella bolgia olandese, con un avversario davanti e un obiettivo da conquistare.
E in questo scenario mi sembra di scorgere uno strano scherzo del destino, una sorta di parallelismo con la sua stessa vita.
Quando Angelo è arrivato in Italia, era uno sconosciuto. Un ragazzo con una storia da raccontare, sogni da inseguire e un futuro tutto da costruire. Poi ha trovato una porta aperta, una famiglia pronta ad accoglierlo: quella dell’Irp. Ha incontrato Lele Orlando, che lo ha plasmato come pugile, e Leonardo Bizzo, insieme ai compagni di palestra che, giorno dopo giorno, sono diventati la sua famiglia pugilistica.
Sono loro ad aver condiviso il percorso, la fatica, gli allenamenti, i sacrifici e tutte quelle giornate in cui si lavora lontano dai riflettori, quando nessuno applaude e nessuno racconta. Sono loro che lo hanno visto crescere e che, anche oggi, saranno al suo fianco in uno dei momenti più importanti della sua carriera.
Ma questa volta c’è qualcosa di diverso.
Perché, se quando è arrivato in Italia Angelo poteva contare soprattutto sulle persone che lo avevano accolto e avevano creduto in lui, oggi il suo mondo è diventato più grande. Oggi, accanto a quella famiglia che non lo ha mai abbandonato, c’è anche un’Italia pugilistica che lo conosce, che ha imparato a riconoscere il suo nome e che vuole vederlo vincere. Oggi Angelo non porterà con sé soltanto le persone che gli sono sempre state accanto. Porterà anche una comunità intera, un movimento che, pur senza poterlo vedere combattere, ha scelto di esserci.
Ed è questo il pensiero che mi emoziona di più.
Non potremo seguire i suoi colpi, trattenere il fiato a ogni scambio o esultare per ogni momento favorevole. Non potremo condividere attraverso uno schermo la tensione di quei minuti in cui tutto può cambiare. Eppure, questa volta, la distanza non cancellerà la nostra presenza.Perché esiste un sostegno che non ha bisogno di telecamere, un affetto che non ha bisogno di essere mostrato e una vicinanza che non si misura in chilometri.
A volte il pugilato ti mette davanti a un avversario. Altre volte ti mette davanti alla possibilità di raccogliere tutto ciò per cui hai lavorato. Ma ci sono momenti in cui ti restituisce qualcosa di ancora più grande: la consapevolezza di non essere più soltanto quel ragazzo che cercava il proprio posto nel mondo, ma qualcuno che, attraverso la propria storia, è riuscito a entrare nel cuore di tante persone.
Forza, Angelo Morejon! ❤️ L’Italia pugilistica è con te! 🇮🇹🥊
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Amsterdam, Morejon all'assalto del WBC Silver Bridgerweight contro Kyakonye
Nessuna diretta per il match, ma l'italo-cubano dell'Irp sale sul ring con il sostegno di tutta l'Italia pugilistica dopo un lungo percorso di sacrifici
Redazione··3 min di lettura

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