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World Boxing U19: 474 giovani pugili da 67 nazioni a Budva, l’Italia conquista tre bronzi

Pregi e difetti dei World U19 a Budva con 67 nazioni. Svelato il perché della presenza russa. Giudici a ruota libera. Tre bronzi azzurri. Il giudizio dei tecnici Federici e Coletta.

Redazione··10 min di lettura
World Boxing U19: 474 giovani pugili da 67 nazioni a Budva, l’Italia conquista tre bronzi

Il Montenegro con Budva, cittadina sull’Adriatico a vocazione turistica, ha ospitato la prima edizione del World Boxing U19, onorato da 67 nazioni, in rappresentanza di tutti i continenti. Confermando che la sigla riconosciuta dal CIO a rappresentare il pugilato ai Giochi non ha più la concorrenza dell’IBA. Che sopravvive solo grazie alla Gazprom, l’azienda parastatale russa quindi con Putin azionista, che versa annualmente nelle casse della società presieduta da Umar Kremlev, ben 50 milioni di dollari. Una montagna di soldi che l’IBA spende sia con riunioni riservate ai professionisti che allestendo campionati del mondo con premi stellari, ma fasulli, visto che sono fini a sé stessi, essendo riconosciuti solo quelli della World Boxing. Quest’anno l’IBA ha cancellato ogni campionato continentale, compreso quello ultracentenario europeo, nato nel 1925 e dal 1970 etichettato con l’acronimo EUBC. Tra il 2012 e il 2022 sotto la presidenza di Franco Falcinelli, l’ente ebbe il suo sviluppo migliore, con l’istituzione di vari europei delle categorie giovanile. Al nuovo presidente, il dottor Ioannis Filippatos, un vero signore, l’ingrato compito di chiudere i battenti. L’IBA nel frattempo ha diversificato l’attività, aprendo in Svizzera una società promozionale di eventi sportivi, compresa una riunione allestita a Torino lo scorso dicembre, con due pugili russi, nazionalizzati serbi sul ring. Sponsorizzando l’evento con un contributo notevole. Al momento un episodio isolato, ma ripetibile, visto che nell’occasione la FPI con uno stratagemma normativo, diede il permesso per la sponsorizzazione. L’ultimo aggancio riguarda il mondiale 2026, con premi stellari, ma fine a sé stesso, visto che solo l’IBA ne prende atto. L’evento è stato annunciato a settembre, specificando essere riservata agli iscritti con l’IBA. Sventolando il record dei premi: un milione di dollari ad ogni vincitore e vincitrice. Sottolineando il concetto con la più bella faccia tosta, altrettanto mondiale, che: “Ciò che guadagna l’IBA, appartiene alla famiglia della boxe”. Travisandone il significato. Visto che la Garzanti ne indica una ben diversa interpretazione: “ricavare utile, profitto da un lavoro. Ottenere un riconoscimento di meriti”. Un mese dopo, apre le iscrizioni a tutti, consapevole che avrebbe rischiato di ospitare solo russi, bielorussi, nord coreani, oltre a qualche nazione africana giunta a spese degli organizzatori. A novembre è ancora ignota la sede. In molti si sono chiesti perché la WB ha accolto la Russia andando oltre la raccomandazione del CIO che aveva aperto alla Bielorussia e non alla Russia che doveva indicarsi come AIN (Atleti individui neutri). Personalmente, l’ho ripetuto più volte, li avrei esclusi entrambi. Ma io faccio il giornalista e non il politico ed è in questa ottica che la World Boxing ha agito e debbo ammettere che è stata lungimirante. Facendo entrare le due nazioni nell’alveo WB, ha di fatto portato via all’IBA le due nazioni che ancora gli appartenevano. Partecipando ai vari campionati a pieno titolo hanno accettato la situazione. Nel caso si arrivasse alla fine della guerra Russia-Ucraina, l’iscrizione sarebbe automatica. Tenendo conto che le selezioni per i Giochi di Los Angeles iniziano il primo aprile 2027, con tre eventi mondiali, più i cinque campionati continentali. Infine gli ultimi tornei per la qualificazione si svolgeranno nella prima parte del 2028. Al momento l’unica nazione esclusa è la Russia. Ricordo che saranno ammessi 124 uomini e 124 donne. Sette le categorie riconosciute. Torno ai mondiali U19, conclusi con numeri importanti e una partecipazione decisamente corale. Consideriamo che riguardava la fascia di atleti tra i 18 e 19 anni. Presenti 474 atleti, mica noccioline. 17 nazioni presentati in doppia cifra: Russia, Kazakistan (20); Ucraina (19); Uzbekistan, India (18); USA (15); Algeria, Polonia (14); Italia, Turchia (13); Irlanda, Serbia, G. B. (12); Cina, Australia, KGZ (11); Canada (10). Anche se la Russia ha mantenuto la supremazia nel medagliere generale, la distanza dalla concorrenza è sempre meno evidente. Agli europei U15, sullo stesso ring, la Turchia al femminile ha preceduto la Russia, mentre nel torneo mondiale è stato l’Uzbekistan maschile che ha fatto meglio, conquistando tre ori, un argento e un bronzo, contro i due ori e due argenti dei russi. A conferma del miglioramento generale, la conquista dell’oro di ben dodici nazioni: sette maschili e altrettante femminili. La media generale è risultata notevole, molti dei pugili usciti prima della zona medaglie meritavano qualcosa di meglio. Alcuni dei quali vittime di verdetti per lo meno discutibili. Russi e uzbeki, oltre all’esperienza sul ring, superiore alle altre nazioni, hanno basi tecniche e uno sviluppo morfologico e atletico che spesso ha fatto la differenza. Come i russi Startsen (80) e Korshskov (85) che, dopo l’oro europeo, si sono confermati ai mondiali, idem gli uzbeki Rakhamatullaev (75), Sultanboev (90) e Salikhov (+90) impostisi di forza negli scambi, anche se tecnicamente alcuni dei rivali sul piano tecnico erano migliori. Nei 55 si è distinto l’indiano Aditya (55), una linea sopra la concorrenza. Il nostro Tomaso Orlando, figlio d’arte, argento europeo 2025, salito di categoria, ha pagato lo scotto, pur disputando un’ottima prova nei quarti proprio contro l’indiano. Il russo Magomedov ripete l’argento europeo anche al mondiale. Emblematica la storia del talento romano Daniele Fabi (60) oro europeo U17 2025 e U19 2026, che esce subito di scena, dato sconfitto ingiustamente (3-2) contro il brasiliano Cardoso. Mentre l’irlandese Walshe, che due mesi prima agli europei in Serbia, Fabi lo aveva dominato, arrivare all’argento mondiale. Una beffa che non meritava. Molto meglio è andata allo scozzese Sarwar (50) che passa dal bronzo europeo all’oro iridato. Complimenti! L’inglese Flemming (65), dopo l’oro europeo, conquista anche quello mondiale, contenendo nettamente la furia offensiva dell’iberico Souto, giunto in finale con un 3-2 sull’irlandese Maher, argento continentale, poco convincente. Donohue (70) salva l’onore irlandese. Beffato il Kazakistan, con due finalisti, rimasto all’asciutto. Spagna, Cina, Ucraina e Iraq hanno dovuto accontentarsi dell’argento. Addirittura assenti in finale gli USA, salvati dalle ragazze, con due ori, un argento e un bronzo, alle spalle delle russe, giunte in finale con sei atlete, ma solo la metà vincente. La Antipova (75) che in Serbia era stata battuta dalla locale Vuksic, subito fuori a Budva, stavolta ha dominato la scena. Golunova (7) e Frolova (80) hanno mantenuto la superiorità continentale anche a Budva. La seconda disputando due match, nella categoria con 6 iscritte. Nei +80, la kazaka Tolbay evita lo zero della nazione. Sempre tra le ragazze, la brasiliana Santos (48) una furia agonistica, ha dominato i quattro incontri disputati. L’Italia ha dovuto accontentarsi di tre bronzi, in apparenza bilancio minimo, nella realtà dei fatti il massimo, vista la situazione, con giudici non all’altezza e non solo con l’Italia. Intanto Kesia Reale (54) e Amelia Zamana (65) classe 2009, quindi ancora U19 nel 2027, hanno fatto esperienza e non solo. La Reale ha battuto la lituana Jakimova, argento europeo, cedendo all’ucraina Makohonenko che ha vinto il mondiale. La ligure Amelia Zamana ha compiuto una vera impresa, vista l’esigua esperienza, battendo la polacca, l’inglese e la cinese aspiranti al titolo. Cedendo solo alla russa Zueva, campionessa europea e argento mondiale. Lo stesso vale per Tiberio Nocadello (80), argento agli europei, dietro il pluritolato russo Startsev. Sottoposto in Montenegro ad una maratona, unico dei 33 iscritti a partire dai 32°, disputando ben cinque match per arrivare in semifinale, battendo il turco, il venezuelano, l’azero e il brasiliano. Contro il cinese Ashan ha pagato la stanchezza. Diversamente, sarebbe andato in finale. Un vero e proprio furto lo ha subito il bolognese Casarza (85) contro Roganovic, che giocava in casa e tre giudici ne hanno tenuto conto, assegnando la vittoria al meno bravo. Giuseppe Cavallo (65) non è mai entrato nel match contro l’indiano Suhag, arrivato ai quarti. De Micco (70) ha tentato di far meglio dell’ucraino Krawchenko, senza riuscirci, ma battendosi fino all’ultimo. Il toscano Bramerini (75) dopo il netto successo sul messicano Barcenas, subiva la tattica dell’irlandese Whelan. Il rodigino Alessio Ballarin, classe 2009, si trovava a disagio contro il cubano Hernandez, targato Germania, troppo inesperto per replicare con successo. Alla vigilia si sperava in qualcosa di meglio, ma quando i giudici ti escludono il più quotato e ti rubano almeno due vittorie, c’è poco da fare. Lascio la parola ai due tecnici. “Globalmente ci siamo comportati bene in questo campionato mondiale dove hanno preso parte tutti i continenti con il loro meglio degli U19. – commenta Franco Federici responsabile maschile - Sono molto soddisfatto di come i ragazzi hanno affrontato questa kermesse di altissimo livello. Siamo arrivati undicesimi nel medagliere, in un torneo con la partecipazione di quasi 70 nazioni. Paesi come Francia, Bulgaria, Australia Serbia, Tunisia, Taipei, Romania, Portorico, Polonia, Olanda non hanno raccolto neppure un bronzo, mentre Azerbajan, Turchia, Ungheria, Venezuela, Grecia, Germania, Georgia, Cuba, Canada e Armenia hanno chiuso con un bilancio inferiore al nostro. Rimane l’amaro in bocca per qualche verdetto non corretto, soprattutto quelli riguardanti Fabi e Casarsa. Probabilmente con un pizzico di fortuna in più avremmo portato a casa altre medaglie, salendo e non poco in classifica. Comunque posso ritenermi soddisfatto visto la difficoltà del torneo e dell’atteggiamento che hanno avuto i pugili.” Giulio Coletta, responsabile femminile: “Le nostre 5 atlete sono salite sul ring con il giusto piglio e senza timori reverenziali, necessari per affrontare una competizione di così alto livello. Anche se uscite già agli ottavi, Sara Scorrano (70) e Rachele Perna (60) hanno disputato degli ottimi match contro due atlete statunitensi rispondendo colpo su colpo, ma mancando di lucidità nei momenti decisivi. Questo è il palcoscenico dove si cresce e si impara a vincere in futuro. Dall’altro lato abbiamo visto prestazioni di valore assoluto. Penso all’esordio dominante di Amelia Zamana (65) contro la titolata atleta inglese e alla straordinaria cavalcata di Kesia Reale (54). Due ragazze al primo anno nella categoria U19 ma che già dimostrano la necessaria maturità per raggiungere altri traguardi. Per quanto riguarda Kesia, siamo molto dispiaciuti per il verdetto in semifinale contro l’atleta ucraina, per noi abbastanza dubbio. Purtroppo la qualità dei giudici e degli arbitri è risultata, per noi, scadente, mentre l’organizzazione dell’evento si è rilevata all’altezza. Ci tengo a ringraziare i due validissimi tecnici Daniele Valeri e Simone Fiori che mi hanno supportato e sostenuto in questa competizione.”

Poteva mancare il proclama del Presidente? Non sia mai. Dopo aver elogiato tecnici e atleti italiani, si autoelogia così: “Oggi la governance federale sta esprimendo con il movimento pugilistico italiano una crescita impetuosa (?)”. Si complimenta anche con Morejon, che ha compiuto un’impresa, vincendo all’estero. Ma c’è un piccolo particolare: il pugile in questione è cubano a tutti gli effetti. Dopo questa scivolata, anticipa i risultati dei mondiali U19, affermando: “…Tre titoli continentali con El Moety (U15), Barone (U17) e Fabi (U19), probabilmente ne avremo altri, mi riferisco ai Mondiali U19 ancora in corso”. Purtroppo previsione errata. I tre gli azzurri si sono fermati al bronzo. Se fosse stato zitto, magari poteva andare meglio. Dalle mie parti dicono porti sfiga. Escludendo tassativamente il “number one”. Concludo ricordando che la nazionale maggiore non vince un torneo dal 2025. Ma si consola trionfando col "Trofeo Shardana", kermesse svoltasi a Sassari dal 23 al 26 ottobre. Battendo con un clamoroso "en plein" le squadre del Belgio e della Svizzera, notoriamente tra le più forti al mondo! L’Italia era guidata da Roberto Cammarelle e Giuseppe Perugino era composta da Crucilla’ Francesco (60), Smedile Fabio 65¸ Verdani Luciano RyaE 80, Dantes Cesare Ernesto 90, Meliho Dorsen Mateo +90. Calvani Sara 51; Grabucea Madalina 54, Muzzi Ginevra 57, Stella Tosadori 65. I nomi delle avversarie non sono noti, come i risultati. Nel segno della continuità di un sito in lizza per l’Oscar degli “sgangherati”.

Giuliano Orlando

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