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Canelo Mbilli: Bradley prevede una vittoria netta

Bradley pronostica un dominio di Canelo su Mbilli, ma la pressione del camerunense e i dubbi sulla tenuta del messicano rendono incerto il copione.

Redazione··4 min di lettura
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La previsione di Tim Bradley per Canelo Mbilli è categorica: secondo l’ex campione, Saul “Canelo” Alvarez potrebbe dominare Christian Mbilli e persino fermarlo. Un pronostico che si fonda sulla precisione nei contrattacchi e sulla capacità del messicano di sfruttare le lacune difensive dell’avversario. Resta però da capire se il Canelo di oggi abbia ancora il ritmo e la mobilità necessari per imporre questo tipo di piano.

Il pronostico di Bradley: precisione contro pressione

Bradley ritiene che l’esperienza e il tempismo di Canelo possano fare la differenza contro un avversario aggressivo. La chiave, nella sua lettura, sarà evitare di restare con la schiena alle corde e guidare l’incontro al centro del ring, dove il messicano avrebbe più spazio per scegliere quando colpire.

«Canelo per massacro. Canelo per massacro. È quello che penso. Potrebbe anche fermarlo», ha detto Bradley nel programma Into the Storm. «Canelo non lancerà più pugni di Mbilli, ma i suoi saranno molto più precisi, più puliti e portati meglio».

L’analisi si concentra anche su un’abitudine difensiva di Mbilli. Quando abbocca alle finte, tende ad abbassare la testa e a guardare il pavimento, lasciando spazio a ganci e montanti. Bradley si aspetta che Canelo sappia leggere questi movimenti e inserire i propri colpi mentre il rivale avanza, fino a costruire un possibile arresto nelle riprese finali.

La storia recente invita alla cautela

Il pronostico di un dominio totale, tuttavia, non è facile da conciliare con il rendimento recente di Canelo. Anche nelle fasi migliori della carriera, il messicano non ha sempre travolto avversari di alto livello. Shane Mosley e Miguel Cotto, ormai veterani quando lo affrontarono, arrivarono entrambi alla dodicesima ripresa. Gennady Golovkin disputò con lui 36 riprese complessive in tre incontri, compreso l’ultimo capitolo della trilogia, quando aveva 40 anni.

Stili e momenti della carriera sono diversi, ma questi precedenti ricordano che individuare una falla nella guardia non significa automaticamente trasformarla in una vittoria per ko. Bradley ha combattuto nella stessa epoca di Canelo e la sua valutazione tecnica merita attenzione; resta però possibile che il pronostico risenta dell’immagine di un Alvarez più giovane, esplosivo e capace di controllare con continuità il ring.

Il nodo è la tenuta sulle corde

Vedere il contrattacco giusto è una cosa; riuscire a ripeterlo per dodici riprese ad alto ritmo è un’altra. Canelo potrebbe trovare il momento per piazzare un colpo netto, ma un singolo attacco non basta necessariamente a spegnere la pressione successiva. Per far valere la propria precisione dovrebbe anche riuscire a gestire le distanze e a non lasciare che Mbilli gli occupi il centro del ring.

Negli ultimi anni, secondo l’analisi proposta nell’articolo, le gambe di Canelo hanno perso progressivamente brillantezza, soprattutto dopo il combattimento con Jermell Charlo. La gestione del ring, un tempo basata su spostamenti ragionati, avrebbe lasciato spazio a un pugile più incline a cercare appoggio alle corde. Dal sesto round in poi, la tendenza descritta è quella di arretrare in linea retta, chiudersi dietro la guardia alta e usare le corde per sostenersi.

Lo stesso schema sarebbe emerso contro Jaime Munguia, Edgar Berlanga, William Scull e Terence Crawford. In questa lettura, Canelo non avrebbe più il movimento necessario per scegliere con continuità dove combattere, né la condizione per mantenere un volume di colpi sufficiente a tenere lontano un avversario insistente. Il suo rendimento dipenderebbe così da brevi accelerazioni, seguite da fasi più lunghe in cui attende l’occasione per un contrattacco pesante.

Mbilli è un avversario di pressione

Una strategia simile può funzionare contro pugili che si bloccano sotto pressione o che non hanno volume e abilità nel combattimento ravvicinato per punire le pause. L’articolo cita Munguia, Berlanga e Scull come avversari con caratteristiche diverse, ma considera ciascuno meno adatto di Mbilli a sfruttare quelle fasi di attesa: Munguia aveva volume, ma poca attenzione difensiva e potenza limitata; Berlanga è descritto come esitante e con opzioni limitate; Scull, invece, non avrebbe avuto potenza e qualità offensiva sufficienti per capitalizzare.

Mbilli rappresenta uno stile opposto. Non sembra scoraggiato dalla possibilità di essere colpito e continua ad attaccare, cercando proprio la corta distanza in cui Canelo tende oggi a fermarsi. Avanzando petto contro petto, può lavorare su costole e braccia e mettere alla prova la capacità del messicano di proteggersi senza concedere terreno.

Se Canelo dovesse limitarsi a ripiegare sulle corde e cercare montanti isolati mentre Mbilli attacca senza sosta, affidarsi ai giudici per premiare pochi colpi potenti sarebbe una scelta rischiosa. Per trasformare la previsione di Bradley in realtà, il messicano dovrà dimostrare di saper uscire dalla pressione, conservare energie e imporre il proprio ritmo.

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