Christian Mbilli ha scelto la via della calma. Il rinvio di circa un mese e mezzo della sfida contro Saul «Canelo» Alvarez, inizialmente prevista per il 12 settembre e poi riprogrammata al 31 ottobre, non sembra aver scosso il campione francese dei supermedi. Il match, atteso a Riyadh, in Arabia Saudita, metterà in palio la cintura mondiale WBC detenuta da Mbilli e rappresenta uno degli appuntamenti più delicati della stagione pugilistica.
Canelo avrebbe chiesto lo slittamento dell’incontro per motivi familiari, costringendo entrambi i pugili a ricalibrare tempi di preparazione, carichi di lavoro e fase di rifinitura. In uno sport in cui la programmazione del camp può fare la differenza tra una prestazione brillante e una serata complicata, un rinvio di quasi sette settimane può diventare un’incognita. Mbilli, però, non la vive così.
Durante un allenamento pubblico, il francese ha spiegato di non essersi fatto condizionare dal cambio di data: «Non ero davvero stressato. Sono rimasto piuttosto calmo. Aspettiamo questo combattimento da così tanti anni che un mese, due mesi, tre mesi, quattro mesi o anche di più non cambiano molto. Andremo lì per prenderci la vittoria».
Le parole di Mbilli raccontano bene il significato dell’incontro. Per il campione WBC, affrontare Canelo non è soltanto una difesa titolata: è l’occasione per legittimare definitivamente il proprio status ai vertici della categoria. Il francese era stato promosso da campione ad interim a campione mondiale a pieno titolo lo scorso dicembre, dopo che Terence Crawford aveva annunciato il ritiro e lasciato vacanti le quattro principali cinture dei supermedi.
Crawford aveva conquistato lo status di campione indiscusso in tre diverse categorie battendo proprio Canelo ai punti con verdetto unanime. Per Alvarez fu una sconfitta netta, anche se non priva di segnali positivi: il messicano, pur superato dalla pulizia tecnica e dalla lettura tattica di «Bud», aveva mostrato orgoglio, esperienza e tratti della solidità che lo hanno reso per anni uno dei volti più riconoscibili del pugilato mondiale.
A 36 anni, Canelo è ora chiamato a dimostrare di avere ancora abbastanza benzina per tornare campione. La sfida con Mbilli, sotto questo profilo, è un test severo. Alvarez resta considerato il pugile più raffinato sul piano tecnico: possiede timing, difesa di busto, colpi al corpo e una gestione del ring costruita in anni di match ad altissimo livello. Ma dall’altra parte troverà un avversario dal ritmo asfissiante, capace di pressare senza pause e di aumentare il volume dei colpi round dopo round.
Il tema tattico è chiaro: Canelo cercherà di rallentare Mbilli, colpirlo d’incontro e costringerlo a pagare ogni ingresso nella media distanza; il campione, invece, dovrà evitare di diventare prevedibile, lavorare con combinazioni rapide e tenere il messicano sotto pressione costante. Se il match dovesse trasformarsi in una battaglia di ritmo e intensità, Mbilli potrebbe trovare il terreno ideale. Se invece Canelo riuscisse a spezzare l’assalto con colpi precisi e controllo degli spazi, l’esperienza dell’ex campione potrebbe pesare.
Anche l’inattività è un elemento da non sottovalutare. Quando saliranno sul ring a Riyadh, entrambi avranno accumulato oltre un anno senza combattere. Per due pugili con caratteristiche così diverse, la gestione dei primi round sarà cruciale: Mbilli dovrà capire subito se il motore risponde al massimo, mentre Canelo avrà bisogno di prendere le misure senza concedere troppo campo.
Nel mondo della boxe le opinioni restano divise. Shawn Porter e Robert Garcia vedono ancora in Canelo le qualità per riprendersi una cintura, forti della sua esperienza nei grandi eventi. Paulie Malignaggi, invece, ritiene che la pressione di Mbilli possa diventare un problema troppo grande per il messicano, soprattutto se il campione riuscirà a imporre un ritmo alto fin dalle prime riprese.
Il rinvio, dunque, aggiunge attesa ma non cambia la sostanza: Mbilli ha inseguito questa occasione per anni e ora vuole trasformarla nella vittoria più importante della carriera. Canelo, dal canto suo, cerca una risposta da campione dopo la sconfitta con Crawford. A Riyadh non sarà soltanto una cintura a essere in palio, ma anche la direzione futura della categoria dei supermedi.




