Conor Benn arriva al primo assalto iridato della sua carriera dopo un percorso tutt’altro che lineare: pressione familiare, polemiche, stop forzati, rinascita sportiva e una separazione rumorosa da Eddie Hearn. Sabato, alla T-Mobile Arena di Las Vegas, il pugile inglese torna nei pesi welter per affrontare Ryan Garcia e provare a conquistare il titolo mondiale WBC.
Per Benn, 29 anni, record di 25 vittorie, una sconfitta e 14 successi prima del limite, l’appuntamento con Garcia rappresenta molto più di un semplice match di cartello. È il punto d’arrivo di una carriera costruita sotto i riflettori, spesso più duri del ring, e rilanciata dopo una controversia che avrebbe potuto comprometterla definitivamente.
Dopo due incontri disputati nei pesi medi e un altro a 150 libbre, Benn rientra nella categoria in cui aveva costruito la propria ascesa. Lo fa da sfidante, lontano dal pubblico britannico e con il peso simbolico di una cintura, la WBC, che nella sua famiglia ha un significato speciale.
Il peso del cognome Benn
Essere il figlio di Nigel Benn, una delle figure più amate e feroci della boxe britannica degli anni Novanta, non è mai stato un dettaglio. Nigel fu campione del mondo in due categorie e protagonista di rivalità entrate nella storia, in particolare quella con Chris Eubank Sr. Conor, fin dal debutto, ha dovuto convivere con paragoni inevitabili e aspettative altissime.
La sua base tecnica, all’inizio, era limitata. Cresciuto tra Spagna e Australia, Benn passò professionista nell’aprile 2016, a 19 anni, con appena 22 incontri dilettantistici alle spalle. Nonostante un’infanzia agiata grazie ai guadagni del padre, i primi anni da professionista a Ilford, nella zona est di Londra, furono tutt’altro che comodi.
Ogni errore veniva analizzato, ogni prestazione sezionata. Benn ha raccontato più volte quanto la critica lo abbia segnato: non tanto per la paura di combattere, quanto per il rumore costante intorno alla sua crescita. La svolta arrivò attraverso l’esperienza, anche quella più dura: nel dicembre 2017 finì due volte al tappeto contro Cedrick Peynaud, ma vinse ai punti e trasformò quella serata in una lezione.
Da lì iniziò a costruire credibilità. Le vittorie prima del limite contro Chris Algieri nel 2021 e Chris van Heerden nel 2022 diedero sostanza alla sua reputazione: Benn non era più soltanto il figlio di Nigel, ma un pugile aggressivo, televisivo, capace di attirare pubblico e interesse.
Il caso doping e gli anni nel limbo
Quando sembrava pronto al salto definitivo, la carriera di Benn precipitò. Nel 2022 risultò positivo in due test VADA al clomifene, sostanza vietata legata all’aumento dei livelli di testosterone. La notizia fece saltare, nella settimana del combattimento, l’attesissima sfida con Chris Eubank Jr, erede dell’altra grande dinastia della boxe britannica.
Benn ha sempre negato di aver assunto volontariamente sostanze proibite e sostenne che il risultato potesse essere collegato al consumo di uova. La vicenda portò a una sospensione nel Regno Unito, con il coinvolgimento del National Anti-Doping Panel e del British Boxing Board of Control. Per il pugile fu il periodo più buio, non solo professionalmente: in interviste successive ha ammesso di aver vissuto momenti di grave fragilità psicologica.
Pur non potendo combattere in patria, Benn tornò sul ring negli Stati Uniti. Nel settembre 2023 superò Rodolfo Orozco ai punti in dieci riprese, poi nel febbraio 2024 batté Peter Dobson in dodici round. Due vittorie utili, ma lontane dal clamore che aveva accompagnato la sua ascesa.
La svolta arrivò dopo due anni di battaglie legali, quando UK Anti-Doping e BBB of C decisero di non impugnare la decisione del NADP di revocare lo stop. Per Benn si riaprì così la porta del ring britannico e, soprattutto, quella dei grandi eventi.
La saga con Eubank Jr e la rottura con Hearn
Nel 2025 Benn è tornato al centro della scena con la doppia sfida contro Chris Eubank Jr al Tottenham Hotspur Stadium. La rivalità, già carica per motivi familiari, esplose mediaticamente quando Eubank Jr ruppe un uovo sul volto di Benn durante un faccia a faccia promozionale, richiamando in modo provocatorio le polemiche legate al caso doping.
Nel primo incontro, disputato nei pesi medi e senza titolo in palio, Benn pagò anche il salto di categoria e la lunga inattività, ma fu competitivo davanti a 62.000 spettatori. Eubank Jr vinse con tre cartellini identici di 116-112, infliggendo a Benn la prima sconfitta da professionista.
La rivincita, sempre nei medi, cambiò la narrazione. Benn impose ritmo, intensità e volume di colpi, mandando Eubank Jr due volte al tappeto nell’ultima ripresa e vincendo con verdetti larghi: 119-107, 116-110 e 118-108. Fu il successo più importante della sua carriera e, nelle sue parole, la chiusura della saga Benn-Eubank.
Subito dopo arrivò un’altra svolta: l’addio a Matchroom e a Eddie Hearn, il promoter che lo aveva accompagnato dal debutto e difeso anche nei momenti più delicati. Benn firmò prima un accordo con Zuffa Boxing, poi confermò il nuovo percorso dopo la vittoria su Regis Prograis nell’aprile successivo. Un successo netto, 98-92 su tutti e tre i cartellini, che lo ha riportato in posizione per il mondiale.
Garcia, il WBC e il sogno di superare Nigel
La sfida con Ryan Garcia, annunciata a luglio, è diventata rapidamente uno degli appuntamenti più discussi del calendario. I due si sono punzecchiati sui social e in conferenza stampa è servito separarli, segnale di una tensione ormai pienamente costruita anche fuori dal ring.
Benn partirà da sfavorito, ma con un profilo ormai da protagonista globale. Il titolo WBC ha per lui un valore particolare: Nigel Benn conquistò la cintura mondiale WBC dei supermedi nel 1992, e Conor ha sempre indicato quella sigla come il suo obiettivo principale.
Vincere a Las Vegas significherebbe completare una trasformazione durata quasi un decennio: da giovane promessa giudicata per il cognome a pugile capace di generare grandi eventi, attraversare la tempesta e presentarsi al primo mondiale con notorietà, pubblico e ricchezza già da campione. Contro Garcia, però, Benn dovrà fare l’ultimo passo: trasformare la storia personale in una cintura vera.




