Gervonta Davis è ancora davvero innamorato della boxe? Ryan Garcia ha riacceso la rivalità con Tank mettendo in dubbio non solo il suo momento sportivo, ma anche la sua motivazione profonda. Secondo Garcia, la lunga assenza dal ring e la prestazione non brillante contro Lamont Roach potrebbero aver lasciato più di una scoria nella mente del campione di Baltimora.
Intervenuto a Club Shay Shay, Garcia ha suggerito che dietro lo stop di Davis possa esserci qualcosa di più complesso rispetto ai problemi fuori dal ring. «Deve esserci qualcosa di mentale», ha dichiarato. «Stare lontano dallo sport per tanto tempo e poi rientrare non è facile. È per questo che mi piace restare attivo ed è per questo che oggi mi sento al meglio. Lui è stato fuori a lungo e l’ultima uscita non è stata così buona. Potrebbe pesargli un po’ nella testa. Non sembra uno che ami davvero questo sport. C’è una grande differenza tra amare la boxe e amare soltanto i soldi».
Il riferimento è al match con Lamont Roach, nel quale Davis ha mostrato alcuni limiti della sua consueta strategia: concedere round iniziali per studiare l’avversario e poi cercare il colpo risolutivo. Roach, però, è rimasto disciplinato, ha mantenuto un buon volume di colpi e non ha offerto a Tank l’assalto scomposto che spesso apre la porta ai suoi micidiali contrattacchi.
Garcia potrebbe aver visto in quella prova una traccia tattica per l’eventuale rivincita: usare il jab, accumulare round, limitare gli scambi e costringere Davis a inseguire. È una ricetta semplice solo sulla carta, perché Tank resta uno dei pugili più pericolosi del panorama mondiale quando riesce a leggere tempi e traiettorie dell’avversario.
Il possibile secondo capitolo tra Garcia e Davis sarebbe molto diverso dal primo, soprattutto sul piano del peso. Si parla infatti di un match nei pesi welter, a 147 libbre, senza clausole di reidratazione. Per Davis, che ha costruito gran parte della carriera tra le 130 e le 135 libbre, si tratterebbe di una concessione importante. Per Garcia, invece, significherebbe salire sul ring più pieno, più forte fisicamente e con un vantaggio naturale in termini di altezza, allungo e potenza del gancio sinistro.
Tuttavia, i chili in più non cancellano automaticamente gli errori tecnici. Nel primo incontro Davis trovò il colpo al fegato perché Garcia, mentre attaccava, alzò il gomito destro e lasciò scoperta la linea del corpo. Una maggiore struttura fisica può aiutare ad assorbire, ma non sostituisce la corretta protezione difensiva. Contro un mancino con il tempismo di Tank, ogni apertura può diventare decisiva.
Il problema tattico resta evidente: Garcia tende a portare bassa la mano avanzata e si affida molto al gancio sinistro. Davis può attirare quel colpo, uscire dalla linea e infilare il sinistro nello spazio lasciato libero. Per vincere, Garcia avrebbe bisogno di un piano più maturo: attacco guidato dal jab, disciplina nelle distanze e meno situazioni in cui offrire a Tank il contrattacco preferito.
Anche il peso negoziale tra i due è cambiato rispetto al 2023. Allora Davis dettò molte condizioni, compresi peso e limiti di reidratazione, perché controllava l’evento. Oggi Garcia, nonostante le controversie recenti, resta una delle figure più seguite della boxe mondiale e uno dei pochi avversari in grado di garantire a Tank un altro incasso da grande evento. La richiesta delle 147 libbre nasce anche da questa nuova forza commerciale.
Davis, dal canto suo, potrebbe accusare Garcia di voler costruire una rivincita su condizioni favorevoli e poco equilibrate. E non manca una certa ironia nelle parole di Ryan, considerando che lui stesso ha attraversato sospensioni, problemi di peso, periodi di depressione e difficoltà fuori dal ring. La sua critica alla fame agonistica di Tank potrebbe essere anche una proiezione delle proprie battaglie personali.
Resta però un dato sportivo: Lamont Roach ha incrinato l’aura di inevitabilità che accompagnava Gervonta Davis. E Ryan Garcia, almeno a parole, non sembra più avvicinarsi a Tank con lo stesso timore reverenziale del primo incontro. Se la rivincita dovesse davvero prendere forma nei welter, non sarebbe soltanto una questione di peso: sarebbe un test sulla fame, sulla disciplina e sulla capacità di entrambi di dimostrare di essere ancora al centro della scena.




