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Usyk vs Mike Tyson: Evander Holyfield non sa chi avrebbe vinto

Evander Holyfield analizza il confronto tra Oleksandr Usyk e Mike Tyson e ammette di non sapere chi avrebbe vinto tra i due grandi campioni.

Redazione··5 min di lettura
Evander Holyfield names the knockout artist who couldve beaten Oleksandr Usyk

Chi avrebbe la meglio in un ipotetico combattimento tra Oleksandr Usyk e il miglior Mike Tyson? Una domanda che appartiene alla categoria dei grandi “what if” della boxe e alla quale è estremamente difficile dare una risposta definitiva.
A complicare ulteriormente il dibattito ci ha pensato una leggenda che conosce molto bene entrambi i mondi: Evander Holyfield.
“The Real Deal” ha affrontato Mike Tyson due volte nel corso della propria straordinaria carriera, riuscendo a batterlo in entrambe le occasioni. Allo stesso tempo, Holyfield ha avuto modo di osservare l'ascesa di Usyk e di riconoscere nell'ucraino alcune caratteristiche che lo hanno portato a conquistare il vertice sia nei pesi massimi leggeri sia nei pesi massimi.
Eppure, quando gli è stato chiesto chi avrebbe vinto tra Usyk e Tyson, Holyfield non ha voluto sbilanciarsi.
«Non lo so esattamente», è stata, in sostanza, la risposta dell'ex campione.
Una risposta breve, ma che dice molto sulla difficoltà di mettere a confronto due pugili appartenenti a epoche differenti e caratterizzati da stili quasi opposti.
Usyk, dal dominio nei cruiser alla vetta dei massimi
La carriera di Oleksandr Usyk è ormai entrata nella storia della boxe.
L'ucraino ha prima conquistato il vertice assoluto dei pesi massimi leggeri, diventando il punto di riferimento della categoria, per poi affrontare la sfida più difficile: salire tra i pesi massimi.
Il problema era evidente.
Usyk non aveva la struttura fisica dei giganti della categoria. Di fronte a lui c'erano pugili nettamente più grandi e pesanti, dotati spesso di un vantaggio significativo in termini di altezza, allungo e massa corporea.
Ma l'ucraino ha trasformato quello che sembrava un limite in una caratteristica del proprio stile.
Movimento, velocità di gambe, precisione, intelligenza tattica e capacità di cambiare angolo gli hanno permesso di competere ai massimi livelli.
Prima ha sconfitto Anthony Joshua, conquistando i titoli mondiali, poi ha completato il proprio percorso ai vertici superando Tyson Fury e diventando campione indiscusso dei pesi massimi.
Due vittorie che hanno ulteriormente consolidato la sua candidatura tra i più grandi pugili della storia.
Holyfield conosce molto bene Mike Tyson
Se c'è qualcuno che può parlare con cognizione di causa di Mike Tyson, quello è proprio Evander Holyfield.
Nel 1996 i due si affrontarono in uno degli incontri più attesi dell'epoca.
Tyson era considerato uno dei pugili più pericolosi del pianeta. La sua velocità, combinata con una potenza devastante, aveva costruito la sua reputazione di autentico distruttore dei pesi massimi.
Holyfield, invece, arrivava all'appuntamento con una reputazione altrettanto importante ma con un percorso differente.
Il risultato sorprese molti osservatori.
Holyfield riuscì a fermare Tyson all'undicesimo round, realizzando una delle vittorie più significative della propria carriera.
Nel match successivo tra i due, l'americano riuscì nuovamente a imporsi, questa volta attraverso una squalifica al terzo round, in quello che sarebbe diventato uno degli episodi più controversi e famosi della storia della boxe.
Il Tyson migliore sarebbe stato un problema per chiunque
Holyfield ha sempre riconosciuto la pericolosità di Tyson.
Nonostante sia riuscito a batterlo due volte, “The Real Deal” ritiene che il suo ex rivale avrebbe avuto le qualità per mettere in difficoltà la stragrande maggioranza dei grandi pesi massimi della storia.
Il punto fondamentale riguarda lo stile.
Tyson non aveva bisogno di essere il più alto o il più pesante per dominare.
La sua arma principale era la velocità con cui riusciva ad avvicinarsi all'avversario, unita alla capacità di esplodere con combinazioni devastanti.
Il movimento del tronco, gli ingressi sulla corta distanza e i colpi al corpo e alla testa rappresentavano un problema enorme per qualsiasi avversario.
Nei primi 19 incontri della sua carriera professionistica, Tyson riuscì a vincere per KO, costruendo rapidamente la reputazione di uno dei più grandi picchiatori mai apparsi sul ring.
Alla fine degli anni Ottanta arrivò anche la conquista del titolo mondiale e il dominio della categoria.
Usyk avrebbe avuto una sola possibilità: essere quasi perfetto
Il confronto con Usyk, però, introduce una variabile completamente differente.
L'ucraino non combatte come Tyson.
Non cerca necessariamente di distruggere l'avversario nei primi round. Preferisce costruire il combattimento, studiare le reazioni del rivale, lavorare sugli angoli e accumulare vantaggi attraverso precisione e continuità.
Contro Tyson, però, tutto questo avrebbe dovuto funzionare alla perfezione.
Un errore di distanza avrebbe potuto essere sufficiente per permettere a “Iron Mike” di entrare nella guardia.
E una volta arrivato sulla corta distanza, Tyson avrebbe potuto trasformare immediatamente il combattimento.
Per questo motivo, il compito di Usyk sarebbe stato estremamente complesso.
L'ucraino avrebbe dovuto utilizzare al massimo il proprio gioco di gambe, impedire a Tyson di accorciare la distanza e mantenere costantemente il controllo del ritmo.
La velocità contro la tecnica
Il fascino di questo confronto nasce proprio dalla contrapposizione tra due scuole pugilistiche.
Mike Tyson rappresenterebbe l'esplosività, la pressione e la potenza.
Oleksandr Usyk rappresenterebbe la tecnica, il movimento e l'intelligenza tattica.
Da una parte un pugile capace di trasformare una frazione di secondo in un momento decisivo.
Dall'altra un campione capace di costruire il combattimento attraverso piccoli dettagli, variazioni di ritmo e continui cambi di posizione.
Non sarebbe quindi semplicemente una sfida tra due grandi campioni.
Sarebbe una sfida tra due filosofie della boxe.
Il peso della differenza generazionale
Come sempre accade nei confronti tra campioni di epoche diverse, bisogna considerare il contesto.
Tyson ha combattuto in un'epoca nella quale i pesi massimi avevano caratteristiche fisiche e tattiche differenti rispetto a quelle attuali.
Usyk, invece, ha affrontato una generazione di giganti come Joshua e Fury, riuscendo a superare avversari molto più grandi di lui.
Questo elemento rende il confronto ancora più interessante.
Tyson era abituato ad affrontare pugili più grandi e aveva sviluppato uno stile pensato proprio per annullare il vantaggio fisico degli avversari.
Usyk, dal canto suo, ha dimostrato di possedere una capacità straordinaria di adattamento.
E Holyfield non sceglie
Alla fine, proprio Evander Holyfield, uno degli uomini che meglio conosce la potenza di Mike Tyson, preferisce non dare un verdetto.
E forse è proprio questa la risposta più onesta.
Perché confrontare Usyk e Tyson significa mettere sullo stesso ring due campioni straordinari, separati da epoche, stili e contesti completamente differenti.
Tyson avrebbe avuto la capacità di chiudere il combattimento in qualsiasi momento.
Usyk avrebbe avuto la tecnica e il movimento per rendere estremamente complicato il compito dell'americano.
Una cosa, però, è certa.
Se questo incontro fosse mai stato possibile, avrebbe rappresentato uno dei più grandi appuntamenti nella storia dei pesi massimi.
Iron Mike contro Usyk. Potenza contro tecnica. Esplosività contro intelligenza.
Un combattimento che resterà per sempre nel territorio della fantasia, ma che continuerà a far discutere generazioni di appassionati.

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