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Evander Holyfield si proclama il più grande di sempre davanti a Muhammad Ali

Evander Holyfield sfida il mito di Muhammad Ali e si definisce il più grande peso massimo di sempre, riaprendo il dibattito tra record e leggenda.

Redazione··3 min di lettura
Heavyweight Icon Claims He Is The Greatest Ever Ahead Of Muhammad Ali

Evander Holyfield torna a far discutere con dichiarazioni destinate ad accendere il dibattito tra appassionati e addetti ai lavori. L’ex campione del mondo dei pesi massimi ha infatti ridimensionato l’eredità sportiva di Muhammad Ali, sostenendo senza esitazioni di meritare lui il titolo di più grande heavyweight di tutti i tempi.

Parole forti, soprattutto perché rivolte a un’icona assoluta della boxe. Ali, soprannominato “The Greatest”, ha costruito una carriera leggendaria che per molti lo rende ancora oggi il miglior pugile mai salito su un ring. Dopo l’oro olimpico conquistato ai Giochi di Roma 1960, il fuoriclasse del Kentucky passò professionista e nel 1964 conquistò il titolo mondiale dei pesi massimi battendo Sonny Liston in una delle vittorie più celebri della storia del pugilato.

La carriera di Ali subì poi una lunga interruzione a causa del suo rifiuto di arruolarsi per la guerra del Vietnam, ma il suo ritorno all’inizio degli anni Settanta fu all’altezza del mito. Nel 1974 riconquistò la corona mondiale superando George Foreman nel leggendario “Rumble in the Jungle”, altro capitolo che ha contribuito a renderlo un simbolo senza tempo dello sport mondiale.

Eppure, nonostante un palmarès di tale portata, Holyfield è convinto che il suo percorso meriti una considerazione ancora più alta. Intervistato da Seconds Out, l’ex campione statunitense non ha usato mezzi termini per rivendicare la sua posizione al vertice della storia dei pesi massimi.

“Sono l’unico quattro volte campione del mondo dei pesi massimi, eppure continuano a parlare di Ali anche dopo che ho battuto il suo record. Sono stato l’unico quattro volte campione del mondo dei pesi massimi per 24 anni. Non puoi parlare davvero di grandezza finché non superi il record di qualcuno, ma di me non si dice abbastanza. Come si fa a cancellare qualcuno dalla storia?” ha dichiarato Holyfield.

L’ex iridato ha poi aggiunto un altro argomento a sostegno della sua candidatura: “Non sapevo nemmeno di essere stato il primo pugile a diventare campione indiscusso in due categorie di peso, finché non c’è riuscito Usyk. Continuano a dire che Ali è il migliore, no, io lo sono. Lui è stato campione tre volte, io quattro”.

In effetti Holyfield occupa un posto speciale nella storia della boxe. Nel corso della sua carriera ha unificato completamente i titoli sia nei cruiser sia nei pesi massimi, impresa eccezionale che lo ha reso uno dei riferimenti assoluti dell’era moderna. Solo Oleksandr Usyk è riuscito a replicare un traguardo di questo livello in due divisioni di peso.

Resta però aperta la questione più affascinante: come si misura davvero la grandezza nel pugilato? Con il numero di titoli conquistati, con i record battuti, con la qualità degli avversari affrontati o con l’impatto culturale lasciato fuori dal ring? Su questo terreno Ali continua ad avere un vantaggio enorme, perché il suo nome ha travalicato i confini dello sport, diventando sinonimo stesso di eccellenza, carisma e rivoluzione.

Le parole di Holyfield, dunque, riaprono un confronto eterno tra cifre, imprese e leggenda. Dal punto di vista statistico, l’argomento dell’ex campione non è privo di fondamento. Ma quando si entra nel territorio dell’eredità storica e simbolica, il dibattito resta apertissimo. Ed è proprio questo a rendere la boxe uno sport unico: i record si possono contare, la grandezza assoluta molto meno.

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