O'Shaquie Foster è convinto che Shakur Stevenson rappresenterebbe un ostacolo meno impegnativo rispetto a Raymond Ford. Una valutazione netta, costruita soprattutto su una sessione di sparring risalente a diversi anni fa e su una rivalità personale mai del tutto esaurita.
Foster ha raccontato di aver dominato Stevenson in palestra durante uno degli ultimi allenamenti condivisi. Secondo la sua versione, quell'episodio avrebbe incrinato la loro amicizia: in seguito, gli sarebbe arrivata voce che Stevenson avesse chiesto ad alcuni sparring partner comuni se fossero mai riusciti a metterlo in difficoltà.
«Penso sinceramente che per lui fosse una giornata terribile, mentre io stavo benissimo», ha dichiarato Foster ad Andre Berto nel programma Square Up. «In una delle ultime sessioni le cose si sono messe male per lui. Lo sa lui e lo sa anche il suo team. Io ho iniziato a colpirlo con continuità e alla fine se n'è andato. Dopo quella giornata ho cominciato a sentire che chiedeva informazioni su di me».
Trasportare però le gerarchie della palestra sul ring dei campioni è un esercizio rischioso. Uno sparring privato, per di più avvenuto durante la pandemia, dice poco su come potrebbero svilupparsi oggi dodici riprese sotto le luci di un'arena. Stevenson è diventato uno dei bersagli più elusivi della boxe e concede raramente agli avversari occasioni pulite per colpirlo.
Foster considera Ford più pericoloso per il suo equilibrio offensivo e per la qualità del diretto destro. Un'osservazione che ha una precisa logica tecnica. Stevenson è un destrorso naturale che combatte da mancino e usa la mano anteriore per controllare la distanza, spezzare il ritmo e impedire all'avversario di impostare il proprio lavoro. Non ha bisogno di una potenza devastante nel sinistro per vincere i round: gli basta gestire gli spazi con precisione millimetrica, arretrando di pochi centimetri per lasciar scivolare i colpi a vuoto e poi raccogliere punti.
Foster potrebbe riuscire a rallentare il suo jab, ma trascinare Stevenson in uno scambio ravvicinato è tutta un'altra storia. La velocità di lettura, il tempismo e la capacità di neutralizzare l'iniziativa avversaria sono qualità che uno sparring, per quanto intenso, non può fotografare completamente.
La prospettiva di Foster è inoltre condizionata dal risentimento. Il rapporto tra i due si sarebbe spezzato definitivamente quando Ford rivelò che Stevenson lo aveva scelto come principale sparring partner in vista di un possibile incontro con Foster. Quest'ultimo interpretò la decisione come un tradimento, nonostante i messaggi privati con cui Stevenson avrebbe provato a mantenere toni concilianti.
Convinto che il rivale porti ancora con sé il ricordo di quella sessione, Foster continua a considerare quell'antico allenamento una sorta di prova decisiva. La realtà di un combattimento ufficiale, distribuito su trentasei minuti e con pressione, tattica e gestione delle energie completamente diverse, potrebbe però raccontare una storia opposta.
Foster resta disponibile a un confronto nei pesi leggeri o nei superleggeri, ma le differenti alleanze commerciali hanno finora frenato ogni sviluppo concreto. Senza un finanziatore disposto a sostenere l'operazione, la rivalità tra i due rischia di restare confinata alle dichiarazioni, invece di trasformarsi in un vero incontro di boxe.




