Fury Joshua a Wembley: per Prince Naseem Hamed non dovrebbe esserci nemmeno discussione. L’ex campione del mondo, una delle figure più iconiche della boxe britannica, ha criticato l’idea di portare negli Stati Uniti il tanto atteso derby dei pesi massimi tra Tyson Fury e Anthony Joshua, sostenendo che un evento di questo peso appartenga prima di tutto al pubblico del Regno Unito.
Il confronto tra Fury e Joshua è inseguito da anni e, secondo le ultime indiscrezioni, sarebbe finalmente entrato in una fase concreta. I due campioni britannici avrebbero accettato accordi separati in vista di un possibile incontro nel 2026, dopo aver affrontato rispettivi match di preparazione nel mese di luglio: Fury contro Mariusz Wach e Joshua contro Kristian Prenga.
Fury ha fermato Wach in sette riprese, confermando condizione e mestiere, mentre Joshua ha vissuto una serata più movimentata: finito due volte al tappeto, è comunque riuscito a ribaltare il match e a chiudere il conto al secondo round. Risultati che hanno mantenuto vivo l’interesse per una sfida che, nonostante arrivi con grande ritardo rispetto al picco mediatico dei due protagonisti, resta una delle più grandi attrazioni possibili nel panorama dei pesi massimi.
La data circolata con maggiore insistenza è quella del 20 novembre, ma il nodo principale resta la sede. Eddie Hearn, promoter di Joshua e volto di Matchroom Boxing, ha affermato che AJ avrebbe dato disponibilità a combattere in Gran Bretagna. La posizione contrattuale di Fury appare invece meno chiara, anche se il britannico non avrebbe escluso l’ipotesi di affrontare Joshua al Madison Square Garden di New York.
Proprio New York è stata indicata nelle ultime settimane come una delle destinazioni più probabili, anche per l’interesse di Netflix e di Turki Alalshikh a massimizzare la visibilità internazionale dell’evento, sfruttando il mercato statunitense e una platea globale. Una scelta economicamente comprensibile, ma che secondo Hamed rischierebbe di tradire la natura stessa del match.
Intervenuto ai microfoni di IFL TV, Hamed è stato netto: «Quel combattimento dovrebbe essere a Wembley e dovrebbe essere goduto prima di tutto da tutto il Regno Unito. Prima cosa: quel match arriva con sei o sette anni di ritardo. Seconda cosa: è un combattimento britannico. Andare in America, al Madison Square Garden o ovunque sia, ai miei occhi non ha senso».
Le parole di Hamed intercettano un sentimento diffuso tra molti appassionati britannici. Fury-Joshua non è soltanto una sfida tra due ex campioni mondiali dei massimi: è una rivalità nazionale, costruita su anni di discussioni, trattative mancate, accuse incrociate e aspettative mai pienamente soddisfatte. Wembley, con la sua capacità e il suo valore simbolico, rappresenterebbe la cornice più naturale per trasformare l’incontro in una notte storica per la boxe del Regno Unito.
Al momento non c’è ancora un annuncio ufficiale. Tuttavia, Hearn ha recentemente confermato che i colloqui per riportare la trattativa verso Wembley sono stati riaperti. La sensazione è che la decisione finale dipenderà dall’equilibrio tra prestigio sportivo, ricavi televisivi, accordi commerciali e pressione del pubblico. Per Hamed, però, la risposta è già scritta: Fury contro Joshua deve svolgersi davanti ai tifosi britannici.




