Il duello Fury Joshua resta avvolto dall’incertezza e Tyson Fury, spazientito dall’impasse, ha scelto di alzare nuovamente la voce. Il britannico ha accusato Anthony Joshua di non voler davvero arrivare allo scontro tra pesi massimi previsto entro la fine dell’anno e, nel frattempo, ha rilanciato pubblicamente la sfida a Oleksandr Usyk.
Il nodo principale, da mesi, riguarda i contratti e soprattutto la sede dell’evento. Joshua avrebbe firmato un accordo che prevede lo svolgimento del match nel Regno Unito. Per Fury, invece, secondo quanto emerso, il vincolo geografico non sarebbe altrettanto rigido. Una differenza tutt’altro che marginale, perché il promotore e principale finanziatore dell’evento, Sela, insieme al broadcaster Netflix, spingerebbe per portare la sfida negli Stati Uniti.
L’idea americana aveva preso forma attorno al Madison Square Garden di New York, con una data indicata per il 20 novembre. La scelta sarebbe motivata anche da ragioni televisive: pur trattandosi di un derby britannico tra due ex campioni del mondo dei pesi massimi, un orario favorevole al pubblico statunitense garantirebbe, secondo gli organizzatori, una platea globale più ampia e un impatto commerciale superiore.
Dall’altra parte, Joshua ed Eddie Hearn continuano a difendere la linea originaria: un incontro di questa portata, tra due icone della boxe britannica, dovrebbe disputarsi in patria. Hearn ha riaperto con decisione la pista Wembley dopo che il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha manifestato sostegno all’ipotesi di ospitare l’evento nello stadio simbolo del calcio inglese.
Anche Wembley, però, non è una soluzione semplice. Il coprifuoco attualmente fissato alle 23 dovrebbe essere prorogato di almeno tre ore per consentire una programmazione compatibile con le esigenze televisive internazionali. Si tratterebbe di un passaggio amministrativo e logistico delicato, ma necessario per rendere sostenibile un evento di tale portata.
Fury, come spesso accade, ha scelto i social per rendere pubblica la propria frustrazione. Il Gypsy King ha lasciato intendere di non credere più alla possibilità di affrontare Joshua nei tempi previsti e ha puntato il dito contro il rivale, sostenendo che non avrebbe la forza mentale per salire sul ring con lui.
«Tutto questo mi porterà soltanto a un altro combattimento con Oleksandr Usyk», ha dichiarato Fury riferendosi alle lunghe trattative con Joshua. Poi si è rivolto direttamente all’ucraino: «Oleksandr, tu conosci Joshua, sai che è debole mentalmente e che non combatterebbe mai il Gypsy King, cosa che tu invece hai avuto il coraggio di fare due volte».
Usyk ha battuto Fury due volte ai punti nel 2024, imponendosi in due sfide di altissimo livello tecnico e psicologico. Fury ha riconosciuto il verdetto, ma ha lasciato intendere di volere una terza occasione: «Hai avuto le decisioni dalla tua parte, giusto così. Buona fortuna a te, facciamolo di nuovo. Rimettiamolo in piedi a novembre. La palla ora è nel tuo campo: vuoi affrontarmi quest’anno o chiudi qui? Fammelo sapere, perché sto cercando un nuovo avversario».
La posizione di Usyk resta a sua volta interessante. Il campione ucraino, il cui team guidato da Sergey Lapin ha avuto contatti e collaborazioni anche nell’orbita di Joshua, ha lasciato vacanti tre cinture dei pesi massimi a giugno e sarebbe vicino a definire un incontro con Deontay Wilder. Un eventuale terzo capitolo con Fury cambierebbe però immediatamente il mercato della categoria.
La situazione, dunque, resta fluida. Da un lato c’è il fascino enorme di Fury contro Joshua nel Regno Unito, forse a Wembley, davanti a un pubblico interamente britannico. Dall’altro ci sono le pressioni economiche e televisive per New York, con Netflix e Sela intenzionate a massimizzare l’esposizione internazionale. Sullo sfondo, Usyk osserva: se il grande derby britannico dovesse saltare, il Gypsy King sembra già pronto a voltare pagina.




