Guido Vianello non vuole più perdere tempo. A 32 anni, il peso massimo romano è consapevole che la sua carriera internazionale entra ora nella fase decisiva e il debutto nel Regno Unito contro l’imbattuto gallese Moses Jolly rappresenta per lui molto più di un semplice incontro. «Quando sono partito dall’Italia avevo 24 anni e non sapevo nulla del business della boxe o di come costruire una carriera professionistica. Ho imparato combattendo», racconta Vianello, indicando le cicatrici che porta sul volto. Quattordici vittorie, tre sconfitte e un pareggio, con 12 successi prima del limite, raccontano una carriera costruita anche attraverso le difficoltà. Le sconfitte contro Efe Ajagba, Jonathan Rice e Richard Torrez gli hanno lasciato esperienza e consapevolezza. «Ho fatto dieci round con Ajagba. Penso che avrei dovuto vincere, ma ho perso per split decision. Quella sera ho imparato cosa significa combattere dieci round ad alta intensità. Ogni incontro del passato mi ha insegnato qualcosa». Oggi Vianello sa perfettamente che nel pugilato una sconfitta può farti arretrare di dieci passi, mentre una vittoria può spalancare le porte della classifica. Per questo ha scelto di ripartire con Queensberry e non intende sprecare questa nuova occasione. «Ora ho 32 anni, ho questo nuovo inizio con il mio nuovo promoter e so che non posso perdere tempo. Voglio fare il mio debutto nel Regno Unito e poi entrare direttamente nella top 10 dei pesi massimi, affrontando grandi nomi». Sabato sera, alla O2 Arena di Londra, sulla sua strada troverà Moses Jolly, imbattuto con 12 vittorie. «Sono davvero felice. Penso che questo incontro sia perfetto per me. È giovane, è imbattuto e vuole combattere. Io non cerco cose facili, cerco le cose giuste». Vianello guarda già oltre il debutto britannico e, grazie alla posizione di Queensberry nel panorama dei pesi massimi, sogna una scalata rapida verso un titolo mondiale. «Dopo questo incontro voglio un grande nome. Poi possiamo affrontare un pugile con una cintura. Perché no?». Ma il sogno più grande ha i colori dell’Italia. Vianello vuole tornare a combattere nel suo Paese e immagina una serata capace di riportare il grande pugilato italiano sotto i riflettori internazionali. «L’Italia è pronta a vedere la boxe di livello mondiale. Possiamo farlo con me, Queensberry e il mio Paese e regalare a tutti una grande notte di boxe». Poi arriva il desiderio più suggestivo: «Il mio luogo dei sogni è combattere davanti al Colosseo. Non è mai successo prima. Possiamo farlo e dobbiamo farlo». E Vianello non si limita a immaginare: guarda già a un possibile confronto con il campione WBC Agit Kabayel. «Mi piacerebbe affrontarlo in Germania, andare lì, vincere e poi tornare nel mio Paese per difendere la cintura». Intanto, sabato, sarà anche spettatore interessato del grande evento tra Moses Itauma e Filip Hrgovic per il titolo IBF dei pesi massimi. Vianello conosce entrambi. Con Itauma ha condiviso un allenamento quando il britannico aveva appena 17 anni. «Era fortissimo già allora. Aveva una potenza incredibile nel gancio sinistro, una grande difesa, in tutto. Non avevo mai visto un diciassettenne così forte. È stato uno sparring duro». Con Hrgovic, invece, il rapporto risale ai tempi del dilettantismo: «Eravamo insieme da dilettanti 15 anni fa. Filip è forte e sa combattere sulla lunga distanza». Dopo il suo incontro, Vianello vuole sedersi e guardare il main event con i popcorn, curioso di capire come Itauma reagirà finalmente a un test sulle lunghe distanze. E quando gli viene chiesto chi sia stato il pugile più difficile affrontato in sparring, la risposta racconta molto della sua esperienza. «Il più duro è stato Murat Gassiev. Ero molto giovane, ero appena arrivato in America ed ero con Abel Sanchez a Big Bear Lake. C'erano anche Gennadiy Golovkin e Gassiev. Ricordo che era davvero pericoloso». Poi un altro nome, questa volta legato alla genialità: Tyson Fury. «Fury è il peso massimo più intelligente che abbia mai visto. Può fare tutto sul ring, controlla ogni cosa ed è fortissimo mentalmente. Ma per la pericolosità dei pugni ricordo soprattutto Gassiev». Oggi Guido Vianello non vuole più essere semplicemente un peso massimo italiano che combatte all’estero. Vuole diventare protagonista, entrare nella top 10 mondiale, conquistare una cintura e riportarla a casa. E magari, un giorno, combattere davanti al Colosseo. Perché il sogno che lo aveva spinto a lasciare l’Italia a 24 anni oggi ha finalmente una direzione precisa: arrivare in cima e riportare il grande pugilato mondiale nel cuore di Roma.
Guido Vianello: «Voglio la top 10 e il titolo mondiale»
Guido Vianello debutta in UK contro Moses Jolly e punta alla top 10 dei pesi massimi. Il sogno? Un titolo mondiale davanti al Colosseo.
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