Imane Khelif debutto da professionista a dicembre. La pugile algerina affronterà a Parigi Clarida Sarabia, atleta statunitense di 21 anni, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a conquistare un titolo mondiale. L’incontro segnerà il ritorno sul ring di Khelif a più di due anni dalla sua ultima apparizione.
La sfida arriva nella stessa città che, durante i Giochi di Parigi 2024, l’aveva vista conquistare la medaglia d’oro nei pesi welter. In quell’occasione la pugile algerina era stata al centro di una controversia sui requisiti di partecipazione nella categoria femminile, una vicenda che ha continuato a influenzare la sua carriera anche dopo la fine delle Olimpiadi.
Il debutto e l’obiettivo mondiale
Khelif ha confermato di aver atteso a lungo questo momento. «Sono passati più di due anni dall’ultima volta in cui ho combattuto e mi è mancato davvero stare sul ring», ha dichiarato. «Gli ultimi due anni sono stati piuttosto difficili. È arrivato il momento di diventare professionista e darò tutto quello che ho».
La pugile algerina ha poi descritto il periodo lontano dalle competizioni con parole molto personali: «I giorni sono diventati settimane, le settimane mesi. Ho aspettato, ho dubitato. Ma dentro di me il fuoco non si è mai spento. A porte chiuse ho continuato a combattere».
Il passaggio al professionismo rappresenta quindi una nuova fase per una campionessa olimpica che vuole trasformare il successo ottenuto nei pesi welter in una carriera ai vertici del pugilato professionistico. Il primo ostacolo sarà Sarabia, 21 anni, scelta per il match in programma a Parigi nel mese di dicembre.
La previsione del tecnico
Kamel Abdesselam, allenatore di Khelif, ritiene che la sua atleta possa arrivare a disputare un incontro per il titolo mondiale dopo tre-cinque match da professionista. Il debutto sarà dunque il punto di partenza di un percorso che, nelle intenzioni del suo team, dovrebbe condurla rapidamente verso una cintura iridata.
Nel testo non vengono indicati né la federazione titolare del possibile titolo né una data per un eventuale incontro mondiale. La prossima tappa certa resta quindi il confronto di dicembre con Sarabia, mentre il numero di combattimenti necessari per arrivare alla sfida iridata dipenderà dal percorso professionistico della pugile algerina.
Il ritorno alle Olimpiadi di Los Angeles
Khelif ha inoltre espresso l’intenzione di partecipare ai Giochi olimpici di Los Angeles 2028. Per competere nella categoria femminile dovrà però sottoporsi a un test sul sesso, dopo che il Comitato Olimpico Internazionale ha reso questa procedura obbligatoria.
La pugile non combatte dall’introduzione dei test sul sesso da parte di World Boxing nel 2025. Khelif ha contestato l’obbligo davanti al Tribunale Arbitrale dello Sport, nel tentativo di poter partecipare alle competizioni senza sottoporsi al test. Al momento, il testo precisa che l’udienza non si è ancora svolta.
Nonostante il ricorso, Khelif ha detto di essere pronta ad accettare il test in vista della prossima Olimpiade. In un’intervista rilasciata alla CNN a febbraio ha affermato: «Naturalmente, accetterei di fare tutto ciò che mi viene richiesto per partecipare alle competizioni».
La pugile ha aggiunto: «Devono proteggere le donne, ma devono fare attenzione a non ferire altre donne mentre le proteggono».
La controversia sui requisiti di partecipazione
La vicenda è iniziata dopo che Khelif non aveva superato, nel 2023, un test di idoneità di genere dell’International Boxing Association. Secondo il testo, la pugile presenta naturalmente un livello elevato di testosterone e assume farmaci per ridurlo. La questione è poi riemersa con forza durante i Giochi di Parigi, dove Khelif ha vinto l’oro nei pesi welter.
Un caso analogo ha riguardato Lin Yu-ting, vincitrice della medaglia d’oro nei pesi piuma a Parigi. La pugile taiwanese è stata autorizzata all’inizio di quest’anno a tornare negli eventi di World Boxing dopo un test sul sesso, un passaggio che ha riacceso i dubbi sull’equità della controversia che aveva coinvolto entrambe le atlete.
Nel frattempo, l’ex presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo intitolato «Keeping Men Out of Women’s Sports». Nel provvedimento e in successive dichiarazioni pubbliche, Trump ha definito Khelif un «pugile uomo» che avrebbe effettuato una transizione e «rubato la medaglia d’oro femminile» gareggiando a Parigi. In seguito ha ribadito la definizione di «uomo» anche durante un discorso rivolto ai parlamentari repubblicani a gennaio.
Il testo originale precisa tuttavia che l’affermazione secondo cui Khelif sarebbe transgender non corrisponde alle informazioni disponibili: la pugile, per quanto noto, è nata femmina, ma si ritiene che possieda il gene SRY, associato ai cromosomi sessuali maschili.
Interpellata da L’Équipe, Khelif ha risposto: «Rispetto tutti e rispetto Trump perché è il presidente degli Stati Uniti. Trump non può distorcere la verità. Non sono trans, sono una ragazza».
Ha quindi concluso: «Sono stata cresciuta come una ragazza, sono cresciuta come una ragazza e le persone del mio villaggio mi hanno sempre conosciuta come una ragazza».




