Osleys Iglesias è troppo forte per Canelo Alvarez e, allo stesso tempo, non abbastanza popolare da attirare l’interesse del campione messicano. È questa l’analisi di Paulie Malignaggi, che vede nel cubano un avversario particolarmente rischioso e indica invece Lester Martinez come un candidato più realistico per il prossimo incontro di Canelo, atteso nel 2027.
Secondo Malignaggi, la scelta degli avversari di Canelo segue una logica precisa: affrontare pugili credibili, ma con punti deboli che possano essere sfruttati. Martinez offre solidità e combattività, ma anche limiti tecnici che potrebbero lasciare al messicano una strada chiara verso la vittoria. Iglesias, al contrario, unisce stazza, qualità tecniche di alto livello e potenza.
«In questo momento, Iglesias è probabilmente troppo bravo e non abbastanza popolare», ha spiegato Malignaggi a Boxing King Media. L’ex campione ha accostato il caso del cubano a quello di David Morrell, che non ottenne un incontro con Canelo durante il percorso del messicano verso il titolo indiscusso. Nella stessa categoria di rischi, secondo Malignaggi, rientravano anche Morrell e David Benavidez: avversari pericolosi, ma con un richiamo commerciale insufficiente a compensare il rischio sportivo. La squadra di Canelo, tuttavia, non ha formalmente respinto Iglesias.
La distinzione tra i due possibili avversari sta nell’equilibrio tra interesse del pubblico e difficoltà sul ring. Martinez ha continuato a vincere, ma ha mostrato alcune imperfezioni. «Ha combattuto bene, ma è sembrato un po’ vulnerabile, abbastanza da farti pensare: “Sai cosa? Forse è uno che possiamo battere”», ha osservato Malignaggi.
Il pareggio combattuto contro Christian Mbilli, ottenuto dopo dieci riprese intense, ha dimostrato la resistenza di Martinez. Allo stesso tempo, secondo l’analisi riportata, il confronto ha messo in evidenza alcuni suoi limiti: contro Canelo potrebbe costringerlo a lavorare duramente, ma un contrattaccante d’élite troverebbe occasioni per colpire. Malignaggi ha inoltre sottolineato l’assenza di un jab costante, una carenza che potrebbe consentire al messicano di controllare il ritmo e la distanza.
Iglesias presenta invece un problema tecnico diverso. Il suo jab potente può tenere l’avversario lontano e la sua struttura fisica gli offre un vantaggio di portata. La formazione maturata nel pugilato dilettantistico cubano gli permette di gestire la distanza e colpire prima che Canelo entri nel raggio d’azione. Anche accorciare le distanze comporterebbe dei rischi: Iglesias dispone di un gancio destro insidioso, lanciato con una traiettoria insolita, che può sorprendere chi avanza. La guardia mancina e la potenza in entrambe le mani rendono il suo stile un incastro complicato per il messicano.
Martinez potrebbe attirare l’attenzione degli appassionati più esperti e, pur rappresentando un avversario competitivo, offre caratteristiche che Canelo potrebbe sfruttare. Iglesias, invece, è un avversario stilisticamente molto scomodo ma con meno notorietà presso il grande pubblico. È questa combinazione, secondo Malignaggi, a rendere più difficile immaginare che il cubano venga scelto: la sua abilità potrebbe lasciarlo fuori dai piani, anche senza un rifiuto ufficiale da parte del campione o del suo team.




