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Muhammad Ali chiese a George Foreman di tornare per battere Ken Norton

George Foreman rivela un retroscena sorprendente: Muhammad Ali lo pregò di tornare sul ring per battere Ken Norton, avversario che temeva più di tutti.

Redazione··3 min di lettura
Muhammad Ali Once Urged George Foreman To Return And Beat The Man He Couldnt

Muhammad Ali e George Foreman, diventati amici negli anni successivi alla loro storica rivalità, furono protagonisti anche di un curioso retroscena legato a Ken Norton. Secondo quanto raccontato dallo stesso Foreman, Muhammad Ali lo pregò di tornare sul ring per affrontare Ken Norton, l’uomo che lui riteneva di non poter battere.

Per capire il peso di quella richiesta bisogna tornare al 30 ottobre 1974, quando Ali e Foreman si affrontarono nel leggendario “Rumble in the Jungle”, andato in scena allo Stade du 20 Mai di Kinshasa. In palio c’erano i titoli mondiali dei pesi massimi WBC e WBA detenuti da Foreman, che si presentava da campione imbattuto e grande favorito della vigilia.

Foreman partì con il suo consueto ritmo travolgente, colpendo duro nelle prime riprese e provando a imporre subito la propria superiorità fisica. Ali, però, resistette alla tempesta iniziale affidandosi alla celebre tattica del “rope-a-dope”, assorbendo i colpi alle corde e aspettando il momento giusto per cambiare l’inerzia del match.

Con il passare dei round, “The Greatest” prese il controllo dell’incontro fino al clamoroso epilogo: knockout all’ottava ripresa e conquista del titolo mondiale dei pesi massimi, in quella che per molti resta la vittoria simbolo della sua carriera.

Negli anni seguenti, il rapporto tra i due si trasformò profondamente. La rivalità lasciò spazio al rispetto e poi a una sincera amicizia. Proprio in quel contesto nacque un episodio poco noto, svelato da Foreman nel corso di un’intervista a Jim Lampley.

“Mi chiamò e per circa venti minuti mi fece complimenti”, ha raccontato Foreman. “Poi mi disse: ‘George, mi faresti un favore?’. Io risposi: ‘Certamente’. E lui: ‘Per favore, torna e batti Ken Norton. Combatti con lui al posto mio. Io non riesco a batterlo. George, tu puoi farcela, lui ha paura di te. Ti lascio usare il mio training camp e tutto il resto, ma torna e battilo per me’”.

La confessione è significativa perché mostra un lato insolito di Ali: quello del campione consapevole dei propri limiti contro uno specifico avversario. Ken Norton, infatti, aveva rappresentato un ostacolo complicatissimo per lui. Nel 1973 inflisse ad Ali la seconda sconfitta in carriera, confermandosi uno degli avversari più scomodi della sua epoca per stile, fisicità e capacità di spezzare il ritmo.

Nonostante l’insistenza di Ali, Foreman rifiutò l’idea di affrontare Norton in quel momento. Poco dopo si allontanò dalla boxe per un lungo periodo, fermandosi per circa dieci anni e dedicandosi alla predicazione religiosa.

Il ritorno sul ring arrivò comunque e fu da leggenda. Nel 1994, George Foreman scrisse una delle pagine più incredibili della storia del pugilato, battendo Michael Moorer e conquistando le cinture WBA e IBF dei pesi massimi. Quel successo lo rese il più anziano campione del mondo dei massimi, consacrando definitivamente la sua eredità sportiva.

Il retroscena raccontato da Foreman aggiunge così un tassello affascinante alla storia di tre grandi nomi della boxe mondiale: Ali, Foreman e Norton. Una testimonianza che conferma quanto, anche tra giganti del ring, il rispetto per certi avversari potesse trasformarsi in autentica preoccupazione sportiva.

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