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Round 12: settembre di grande pugilato tra KO, addii e sfide mondiali

Settembre infiamma il pugilato: Katie Taylor saluta da regina, Pitbull Cruz stende Bravo, Garcia rilancia e Canelo prepara l’assalto a Mbilli.

Redazione··3 min di lettura
Round 12: Boxing In Its Full Glory

Settembre di grande pugilato è stato il filo conduttore di un mese esplosivo per la boxe mondiale, tra serate di altissimo profilo, arene gremite, addii da leggenda e scenari che promettono di ridisegnare i prossimi mesi del ring internazionale. Dall’Irlanda a Las Vegas, passando per San Diego e fino ai riflettori già puntati sull’Arabia Saudita, il pugilato ha mostrato tutta la sua grandezza, dentro e fuori dalle corde.

Il mese si è aperto con una notte destinata a restare nella storia: Katie Taylor si è presa la scena davanti a 83.000 spettatori a Croke Park, nella sua Irlanda, conquistando il titolo indiscusso sotto le quattro grandi sigle e salutando il pugilato nel modo più nobile possibile. La sua parabola sportiva è una di quelle che superano il ring: da ragazzina costretta a fingersi un maschio per poter entrare in palestra e allenarsi, fino a diventare un’icona capace di riempire uno stadio simbolo di Dublino. Una favola sportiva trasformata in realtà.

Il weekend successivo è stato il turno del Messico di far tremare Las Vegas, riportando alla memoria le grandi notti del passato nel fine settimana dell’Independence Day. In mezzo a concerti, atmosfera infuocata e un cartellone ricco di talento, Ryan Garcia ha rappresentato il Messico con orgoglio, entrando sulle note di El Rey accompagnato da un mariachi e dall’ovazione del pubblico. Sul ring, la risposta è stata immediata e brutale: KO al secondo round sul britannico Conor Benn. Una vittoria rumorosa, pesante, che ha rimesso Garcia al centro del dibattito nelle categorie di vertice.

Nello stesso evento non sono mancati altri segnali importanti. Diversi prospetti messicani hanno confermato di avere un futuro luminoso, mentre il co-main event ha mantenuto le promesse con il successo dell’australiano Jai Opetaia, capace di fermare l’armeno Noel Mikaelian al nono round. Un’affermazione che consolida ulteriormente la sua posizione ai vertici.

Lo scorso fine settimana, invece, la scena se l’è presa Isaac “El Pitbull” Cruz, protagonista a San Diego di un’altra notte ad alta intensità. Contro il portoricano Néstor Bravo, in un’arena completamente sold out, il messicano ha firmato un KO drammatico e di enorme impatto emotivo, riaccendendo una delle rivalità più incandescenti nella storia della boxe: quella tra Messico e Porto Rico.

Il combattimento è stato duro, sporco, fisico, con Bravo spesso intento a legare e a usare ogni espediente possibile per spezzare il ritmo dell’avversario. Il portoricano, grazie al maggiore allungo, era comunque riuscito a mettere a segno alcuni destri pesanti, rendendo il confronto più complicato del previsto. Ma nel sesto round Cruz ha trovato il colpo della serata: un gancio sinistro monumentale, esploso con violenza pura e capace di ricordare i colpi leggendari di Joe Frazier contro Muhammad Ali o quelli devastanti di Mike Tyson. Bravo è crollato al tappeto stordito, incapace di rialzarsi prima del conteggio completo dell’arbitro.

L’arena è esplosa, mentre il dopogara di Pitbull Cruz ha acceso immediatamente il dibattito sui social e tra gli addetti ai lavori. Le ipotesi sul suo futuro sono già molteplici e tutte di enorme fascino. La prima porta al vincitore della sfida del 24 ottobre tra il britannico Dalton Smith e il dominicano Alberto Puello per il titolo WBC dei superleggeri. La seconda è ancora più clamorosa: Cruz ha chiamato apertamente Ryan Garcia per un eventuale assalto al titolo WBC dei pesi welter, e la risposta dello statunitense è arrivata quasi in tempo reale sui social, con un’apertura a un incrocio nel prossimo dicembre. Sullo sfondo c’è anche il nome di William “Camarón” Zepeda, campione mondiale WBC dei pesi leggeri, possibile protagonista di un salto nei superleggeri per dare vita a un altro confronto ad altissima tensione.

Qualunque sarà la direzione scelta, una cosa appare evidente: le divisioni intermedie stanno vivendo una fase straordinaria, ricca di possibili incastri, rivalità e incontri capaci di entusiasmare pubblico e televisioni. È qui che si sta concentrando una parte importante del futuro immediato del pugilato mondiale.

Fuori dal ring, le emozioni non sono state da meno. Ha debuttato sulla piattaforma ViX la docuserie Chavez vs. Chavez, composta da cinque episodi e già indicata come una visione imprescindibile per gli appassionati. Il racconto è potente, intimo, doloroso. Julio César Chávez sceglie di mettersi a nudo davanti alle telecamere senza filtri, ripercorrendo la parabola che lo ha portato dall’essere uno dei personaggi sportivi più grandi e popolari del pianeta a sprofondare nell’abisso della dipendenza.

La serie alterna testimonianze, immagini di repertorio, scene inedite della vita privata e i momenti più iconici della sua carriera, restituendo allo spettatore tutta la vertigine della sua ascesa e della sua caduta. Colpisce il contrasto tra la gloria di un campione capace di vincere 90 incontri da imbattuto, disputare 37 match titolati mondiali e riempire lo Stadio Azteca con oltre 136.000 persone, e la devastazione personale che lo ha portato fino ai gradini più bassi dell’esistenza. Eppure, proprio lì si trova anche la sua rinascita: oggi Chávez celebra 16 anni di sobrietà, un giorno alla volta, con la stessa volontà feroce che lo rese immortale sul ring.

Intanto, guardando al futuro prossimo, Saúl “Canelo” Álvarez si trova già in Spagna per preparare il match del 31 ottobre in Arabia Saudita, dove proverà a riprendersi il titolo WBC dei supermedi attualmente detenuto da Christian Mbilli. Una scelta logistica intelligente, pensata per adattarsi in anticipo al fuso orario e arrivare nelle migliori condizioni possibili a una sfida che si annuncia durissima. Da una parte l’esperienza, il palmarès e la grandezza di Canelo; dall’altra la potenza, l’aggressività e la fame di Mbilli. Tutto lascia pensare a una vera guerra.

Settembre, insomma, ha mostrato il pugilato nel suo splendore più completo: campioni celebrati, KO memorabili, storie di redenzione e super sfide già all’orizzonte. Se questo è stato solo un assaggio, i prossimi mesi promettono spettacolo puro.

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