Shakur Stevenson frena la corsa di Zuffa Boxing proprio nel momento in cui la sua carriera sembrava pronta a decollare verso una nuova dimensione. A quasi otto mesi dalla vittoria di prestigio contro Teofimo Lopez, il campione continua a promettere annunci imminenti, ma senza ancora mettere nero su bianco data, avversario e categoria. E nel pugilato, dopo un’attesa così lunga, contano molto più i fatti delle anticipazioni social.
Nei giorni scorsi Stevenson ha scritto su X che un annuncio sul prossimo incontro sarebbe in arrivo. Un messaggio che ha riacceso l’attenzione dei tifosi, ma anche le perplessità. Dopo aver battuto Lopez in quello che resta il momento più importante della sua carriera, l’americano aveva tutto dalla sua parte: slancio mediatico, credibilità tecnica e l’occasione di trasformare una prestazione dominante in una serie di grandi match.
Il successo su Teofimo Lopez, ottenuto sotto i riflettori del Madison Square Garden, aveva infatti dato a Stevenson una spinta enorme. Non solo per la qualità della prestazione, ma anche per quanto accaduto subito dopo il match, quando fece salire sul ring Conor Benn lanciando apertamente la sfida. In quel momento, il duello con Benn sembrava una possibilità concreta e immediata. Invece, la trattativa non ha portato a nulla.
Successivamente, Stevenson ha parlato a lungo di un possibile confronto con Devin Haney, campione WBO dei pesi welter, ipotizzando un accordo a 144 libbre. Anche in quel caso, però, tutto si è fermato alle discussioni. Dal lato di Haney era arrivata la disponibilità sul peso proposto, ma l’incontro non è mai stato ufficializzato. La situazione ha sollevato un interrogativo legittimo tra appassionati e addetti ai lavori: in quale divisione intende davvero combattere Stevenson?
Il quadro è reso ancora più confuso dal fatto che il pugile detiene un titolo WBO a 140 libbre, ma ha cercato una sfida con un campione dei welter a sole tre libbre sotto il limite di quella categoria, mentre gli sfidanti naturali della sua divisione sono rimasti in attesa. Un campione ha certamente il diritto di inseguire un grande incasso, ma non può lasciare un’intera categoria sospesa a tempo indeterminato.
Nel frattempo è arrivata la firma con Zuffa Boxing, mossa che avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di una nuova fase. Dana White ha investito su un pugile il cui valore era cresciuto enormemente dopo la vittoria su Lopez, immaginando probabilmente di costruire attorno a lui uno dei nomi di punta della nuova struttura. Eppure, a oggi, Zuffa non lo ha ancora portato in uno dei suoi ring per un match di rilievo.
Un’opportunità interna, peraltro, c’era stata. Jose “Rayo” Valenzuela, anche lui legato a Zuffa Boxing, aveva chiesto apertamente di affrontare Stevenson. Sarebbe stato un incrocio interessante: da una parte l’aggressività e la potenza di Valenzuela, dall’altra la pulizia tecnica e il controllo tattico di Stevenson. Ma il campione ha respinto l’ipotesi. Una scelta che rischia di pesare, soprattutto se il ritorno dovesse poi concretizzarsi contro un avversario meno pericoloso e meno appetibile per il pubblico.
Otto mesi di inattività non cancellano ciò che Stevenson ha fatto vedere contro Lopez. Tuttavia, rendono molto più difficile capitalizzare su quella prestazione. Nel pugilato moderno, dove la percezione pubblica cambia rapidamente, l’assenza prolungata finisce per raffreddare anche il ricordo di una grande vittoria. Oggi i fan vedono più i suoi post sui futuri incontri che immagini recenti della sua miglior boxe.
Anche sul piano regolamentare iniziano ad arrivare pressioni. La WBO ha già lasciato intendere che una difesa obbligatoria del titolo è dovuta. Se il prossimo match di Stevenson non dovesse soddisfare questo impegno, l’ente potrebbe intervenire con un ordine formale e con tempi precisi. Sarebbe una mossa logica, perché la divisione dei superleggeri non può restare bloccata mentre il suo campione cerca altrove l’occasione economicamente più vantaggiosa.
Il punto centrale, per Stevenson, non è più soltanto annunciare un rientro. Deve presentare un progetto credibile: una data certa, un avversario all’altezza e una risposta chiara sul destino della cintura che possiede. Il talento non è in discussione, così come non lo è il diritto di puntare a sfide di alto profilo. Ma il tempo sta consumando il capitale costruito con la notte di gloria contro Teofimo Lopez.
Dal punto di vista di Zuffa Boxing, la situazione è ancora più delicata. La compagnia pensava di aver messo sotto contratto uno dei migliori talenti americani pound-for-pound subito dopo una masterclass destinata a rilanciarne l’immagine. Invece si ritrova, per ora, con mesi di silenzio operativo, schermaglie sui social e un pugile che perde centralità mediatica settimana dopo settimana.
Per Dana White il nodo potrebbe essere soprattutto gestionale. Nel modello UFC, gli incroci interni sono una parte essenziale del business e della costruzione degli eventi. Il rifiuto di un matchup come quello con Valenzuela, unito alla ricerca di soluzioni percepite come più comode o meno rischiose, può essere letto come un segnale di scarsa collaborazione con la strategia della compagnia.
È proprio questo il punto che rischia di irritare maggiormente i vertici di Zuffa: aver investito su un nome forte senza riuscire ancora a trasformarlo in un protagonista attivo del proprio roster. Se il rientro di Stevenson non dovesse arrivare a breve e con un avversario credibile, la sensazione sarebbe quella di un’occasione sprecata. E nel pugilato, quando l’interesse del pubblico cala, recuperarlo diventa ogni settimana più difficile.
Stevenson resta un pugile di altissimo livello, uno dei tecnici più raffinati della scena americana. Ma adesso serve molto più di un teaser sui social: serve un combattimento vero. Per lui, per Zuffa Boxing e per una divisione che non può più aspettare all’infinito.




