Shakur Stevenson potrebbe avere una via d’uscita dal combattimento obbligatorio contro Raymond Muratalla. A indicarla è Tim Bradley, secondo cui il pugile avrebbe l’opportunità di tornare nei pesi leggeri, a 135 libbre, per inseguire l’unificazione della categoria invece di affrontare un avversario molto pericoloso per un compenso lontano dai 15 milioni di dollari.
Il confronto con Muratalla rappresenta infatti un rischio elevato e, sul piano economico, non sembra offrire a Stevenson una ricompensa proporzionata. Il pugile potrebbe essere messo in difficoltà dalla potenza dell’avversario, rischiare persino una sconfitta prima del limite oppure vincere con una prestazione prudente, alimentando comunque i fischi del pubblico.
Il piano di Tim Bradley per Stevenson
Bradley ha tracciato una strada precisa: abbandonare la categoria dei superleggeri e rientrare nei pesi leggeri, con l’obiettivo di conquistare i titoli necessari per diventare campione indiscusso. L’analista ha sostenuto questa possibilità sul proprio canale:
“Se dice: ‘Non lo affronterò, scenderò di categoria e combatterò contro Zepeda per una cintura’, per me va bene. Per me va bene. Resta a 135 libbre e ripulisci la divisione. È quello che dovresti fare”.
Il riferimento è a William Zepeda, nome indicato da Bradley come possibile obiettivo per il ritorno nella categoria dei 135 pound. In questo modo Stevenson potrebbe presentare la scelta come una nuova corsa alla gloria iridata, invece che come un passo indietro rispetto al mandato della WBO contro Muratalla.
Un avversario difficile da gestire
Raymond Muratalla presenta un problema tattico complesso. È un pugile fisicamente imponente, capace di avanzare con continuità e di colpire con intensità. Contro un avversario di questo tipo, Stevenson dovrebbe scegliere tra due rischi: restare a distanza, offrendo comunque a Muratalla occasioni per accorciare, oppure muoversi costantemente per proteggere il proprio record, con il pericolo di essere giudicato ancora una volta troppo difensivo.
Una sconfitta per ko sarebbe una possibilità concreta, mentre una vittoria ai punti non garantirebbe necessariamente un rilancio mediatico. Bradley si aspetta che Stevenson possa prevalere, ma la sua previsione non cancella la minaccia fisica rappresentata da Muratalla e non assicura che il match produca entusiasmo per il futuro.
Il nodo economico
Secondo Bradley, anche l’aspetto finanziario spinge Stevenson a valutare con attenzione la situazione. Il commentatore ha spiegato che il pugile dovrà probabilmente accettare un compenso inferiore alle aspettative:
“Dovrà accettare qualcosa in meno. Non saranno 15 milioni di dollari. Saranno molti meno”.
Dal punto di vista degli affari, il ritorno a 135 libbre può quindi apparire una scelta razionale. Stevenson non avrebbe bisogno di ottenere un aumento enorme per giustificare il cambio di categoria: affrontare un avversario ritenuto più gestibile dal suo team, anche per una cifra simile, potrebbe sembrare preferibile all’ingresso nella traiettoria di Muratalla.
La corsa all’unificazione non cancellerebbe i dubbi
Scendere di peso, però, non significherebbe trovare automaticamente un percorso semplice. Il piano indicato da Bradley richiederebbe a Stevenson di affrontare i titolari delle cinture della categoria e di puntare a un’unificazione completa, con Zepeda tra i possibili rivali citati.
Il valore della scelta dipenderebbe quindi dagli avversari affrontati, non soltanto dal fatto di rientrare nei pesi leggeri. Stevenson potrebbe lasciare alle spalle i superleggeri, ma secondo Bradley dovrebbe rimanere stabilmente a 135 libbre, senza tornare subito nella categoria superiore dopo aver rinunciato al confronto con Muratalla.
Questa soluzione può funzionare per Bradley, ma sarebbe più difficile da accettare per i tifosi che chiedono di vedere Muratalla ottenere la sua opportunità. Anche la conquista di un’altra cintura non cancellerebbe le domande sulla mancata sfida con il pugile considerato il vero ostacolo del momento.
Il silenzio di Shakur Stevenson
A pesare sul dibattito è anche il silenzio di Stevenson. Il pugile è solitamente molto attivo sui social media e spesso parla di avversari che, a suo dire, non vogliono affrontarlo. Per questo, l’assenza di dichiarazioni nel momento in cui è emerso un mandato obbligatorio contro Muratalla ha attirato ulteriori critiche.
In situazioni simili, i pugili tendono a mostrare sicurezza, pubblicare immagini degli allenamenti o sostenere di essere pronti a smascherare il rivale. Nel caso di Stevenson, invece, non sono arrivate risposte pubbliche dello stesso tenore. Per i suoi detrattori, questo atteggiamento può sembrare più vicino all’esitazione che alla fiducia.
Muratalla, del resto, non è un nome scelto per costruire facilmente un momento di spettacolo o un incontro senza grandi rischi. È un pugile potente, aggressivo e disposto a combattere a ritmo elevato. Non sembra intenzionato a limitarsi a un confronto fatto di distanza e colpi rapidi: la sua pressione obbligherebbe Stevenson a lavorare nelle fasi più dure del match.
Affrontare un picchiatore dalla grande intensità, con molto da guadagnare e poco da perdere, richiede una disponibilità totale alla battaglia. Se dall’altra parte non c’è un assegno da otto cifre capace di giustificare quel livello di rischio, la scelta diventa ancora più delicata.
Il team di Stevenson potrebbe quindi valutare ogni alternativa possibile. Tornare a 135 libbre e inseguire il titolo indiscusso avrebbe un’immagine molto più ambiziosa in una comunicazione ufficiale rispetto all’ammissione di non voler affrontare un avversario estremamente pericoloso a 140 libbre. La decisione finale stabilirà se Stevenson sceglierà la strada del rischio contro Muratalla oppure quella dell’unificazione nei pesi leggeri.




